Circolo di Fagnano Olona (VA)

 
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01.05.2012
Il Lavoro prima di tutto!

Leggi le proposte del Partito Democratico in tema di LAVORO



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01.05.2012
Il buon esempio. Le proposte del Partito Democratico sul finanziamento dei partiti

In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile ridare un senso etico alla politica, far capire che solo la buona politica può far uscire il paese dalle secche e che nuove scorciatoie populiste, di qualsiasi segno, ci riporterebbero nel burrone. I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare l'esempio, tirando la cinghia e avviando un rinnovamento e un rafforzamento delle regole interne, in modo da riavviare il cammino della democrazia.

Leggi le proposte del Partito Democratico sul finanziamento dei partiti

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24.04.2012

Care iscritte, cari iscritti,

il 25 aprile noi italiani ricordiamo la liberazione dal nazifascismo e la resistenza di quanti lottarono anche a costo della vita per la libertà e la democrazia nel nostro paese. Se oggi noi viviamo in un mondo migliore lo dobbiamo anche a loro. Per queste ragioni, la celebrazione del 25 aprile per noi democratici non è un semplice rito, ma il momento in cui ciascuno rinnova l'impegno personale e collettivo per la difesa e lo sviluppo della democrazia in Italia e in Europa.

La ricorrenza del 2012 si presenta da questo punto di vista ancora più significativa. Fin dall'inizio il Partito democratico ha avuto l'ambizione di essere il partito della liberazione, della Costituzione e della ricostruzione civile e democratica dell'Italia. Abbiamo passato anni terribili. Il populismo ha governato il paese, portando l'Italia sull'orlo del burrone. Noi abbiamo lottato contro questa deriva, chiamando tutti alla riscossa civile, per riportare l'Italia nell'alveo del modello europeo. A lungo siamo stati soli. Gran parte della classe dirigente sosteneva Berlusconi e il suo populismo e chiudeva gli occhi di fronte alla realtà. Alla fine i frutti dell'impegno del Pd sono arrivati, come dimostrano i risultati delle amministrative e dei referendum del 2011, la caduta del governo Berlusconi.

A un passo da una crisi devastante abbiamo ottenuto l'uscita da palazzo Chigi di Silvio Berlusconi.Il Pd si è impegnato, per la salvezza dell'Italia, al sostegno del governo guidato da Mario Monti. Il compito di un grande partito popolare e nazionale è di pensare prima all'Italia e poi ai suoi interessi. L'eredità lasciata dal centrodestra è tuttavia pesante e il senatore Monti ha dovuto prendere provvedimenti impopolari. Non tutte le misure che sono state varate l'avremmo predisposte noi. Abbiamo avanzato le nostre proposte e ottenuto anche alcuni importanti miglioramenti (dal prelievo sugli esportatori di capitale che hanno sfruttato il condono di Tremonti alla lotta contro l'evasione, alla difesa dell'articolo 18, fino alla battaglia per il futuro degli esodati). Ma non dimentichiamo e non permettiamo che si dimentichi che Monti è venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi.

Siamo a un tornante storico. Ci troviamo a vivere insieme la crisi economica più grave dal 1929 e la crisi politica peggiore dal 1992, anno di Mani Pulite. In questo passaggio il Pd si è assunto il compito di tenere in collegamento il governo con le esigenze sociali e la sofferenza del paese. Il Pd vuole essere il motore che spinge l'Italia ad arrestare il declino, a riprendere la crescita e, nello stesso tempo, il partito che promuove una riforma profonda della politica, senza la quale non può esservi una riscossa del paese.

In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile ridare un senso etico alla politica, far capire che solo la buona politica può far uscire il paese dalle secche e che nuove scorciatoie populiste, di qualsiasi segno, ci riporterebbero nel burrone. I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare l'esempio, tirando la cinghia e avviando un rinnovamento e un rafforzamento delle regole interne, in modo da riavviare il cammino della democrazia.

Fin dall'inizio il Pd ha deciso di far certificare i propri bilanci da una società esterna di revisione (la stessa che certifica il bilancio della Banca d'Italia) ed ha proposto una legge per applicare e regolare l'articolo 49 Roma, 24 aprile 2012 della Costituzione, in modo da fissare norme precise per la vita interna e per la trasparenza dei partiti politici, fondamentali in ogni democrazia occidentale. Non erano scelte casuali, erano volute. Ma ora bisogna fare di più.

In questo ambito il Pd punta a una immediata e profonda riforma del finanziamento pubblico, perché i partiti, se devono assolvere al proprio compito democratico, non possono e non devono vivere prigionieri dell'interessato sostegno del o dei miliardari.


In particolare, il Pd propone:

a) La certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società esterne di revisione; il controllo da parte della Corte dei conti; la pubblicazione dei conti su internet.

b) Tetti drasticamente più stringenti per le spese elettorali, non riferibili solo al periodo immediatamente precedente il voto, imponendoli dove oggi non sono previsti e riducendoli dove sono già in vigore.

c) Il dimezzamento da subito, rispetto all'anno scorso, dell'ammontare complessivo del finanziamento pubblico ai partiti costruendo un sistema basato su due pilastri, secondo il modello tedesco: 1) un contributo fisso relativo al numero dei voti; 2) un'agevolazione o una compartecipazione pubblica commisurata in base all'entità del finanziamento privato raccolto da ciascun partito. In proposito vanno ricordati due temi. Il primo: il Pd ha, fin dalla nascita, raccolto parte non irrilevante dei fondi con il tesseramento e con le feste democratiche, che per scelta politica il Pd lascia ai territori, con i contributi dei parlamenti e degli amministratori. Il secondo: il Pd ha girato una parte dei finanziamenti alle strutture regionali e continuerà a farlo anche nelle nuove e più stringenti condizioni. Con questo passaggio l'Italia resterà largamente al di sotto di quanto avviene in Germania, in Francia, in Spagna.

d) Il finanziamento privato deve essere consentito solo per somme molto contenute e reso trasparente, in modo che i cittadini possano controllare.

Il Parlamento oggi ha la possibilità di varare in poche settimane sia le norme per regolare la vita interna dei partiti, sia i drastici tagli e la riforma del sistema di finanziamento pubblico. E' un contributo che la politica deve dare, oltre all'indispensabile riforma della legge elettorale per consentire ai cittadini di scegliere i parlamentari, alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori e agli altri interventi di rinnovamento istituzionale.

Il Pd prende l'impegno solenne a procedere su questa strada e a incalzare le altre forze politiche, che devono abbandonare posizioni di facciata per essere richiamate alla concretezza dei fatti e dei tempi per ottenere risultati certi prima delle vacanze estive.

Il Pd non da oggi ha ingaggiato la battaglia per la ricostruzione civile e democratica dell'Italia, per uscire dal populismo e tornare in Europa.

Oggi, 25 aprile, è il momento per rinnovare quell'impegno.
Lo prendo di fronte a voi che ogni giorno alimentate le iniziative del partito. Chiedo a tutti forza e tenacia nel sostenere le ragioni della buona politica, le stesse che hanno spinto ciascuno di noi a lavorare per la democrazia e per il nostro paese.

Pier Luigi Bersani


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14.04.2012
Caro Padellaro, il PD è un partito vero

Il PD è un partito vero. Non è un partito personale: chiama i cittadini ad eleggere il proprio segretario nazionale, fa regolari congressi, ha organismi dirigenti che si riuniscono, discutono e decidono. Non è un partito di plastica: ha oltre 600 mila iscritti, 6 mila circoli, ogni anno organizza e sostiene il costo di campagne elettorali, centinaia di dibattiti, iniziative pubbliche, feste. Le risorse che entrano nel bilancio del PD nazionale sotto forma di rimborsi elettorali ed erogazioni liberali le spendiamo fino all'ultimo euro. Noi non teniamo i soldi fermi in banca. Non compriamo case, non investiamo in Tanzania, non usiamo i contributi pubblici a fini personali. Li utilizziamo per le elezioni e l'attività politica. Per organizzare la libera partecipazione democratica di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini. Senza debiti, senza immobilizzare inutilmente le risorse che abbiamo.
I contributi pubblici, tra le nostre entrate, hanno un ruolo essenziale. Innanzitutto perché ci rendono liberi: liberi dai condizionamenti di lobbies e finanziatori privati, che in altri Paesi dettano l'agenda della politica a prescindere dalla volontà popolare. Il sistema dei rimborsi elettorali va radicalmente riformato: servono trasparenza totale, controlli rigorosi, sanzioni efficaci. Bisogna ridurre l'entità e ripensare le regole dei contributi pubblici, che pure sono stati drasticamente tagliati negli anni più recenti. Ma cancellarli sarebbe un errore drammatico, che consegnerebbe la politica definitivamente nelle mani dell'ennesimo miliardario di turno.
I costi che sosteniamo per fare politica sono alla luce del sole. I conti del PD sono su Internet: chiunque può leggerli in ogni momento, chiedendoci conto di come ci procuriamo le risorse e dove le spendiamo. I nostri bilanci sono sin dalla nascita del PD certificati da una primaria società internazionale di revisione. Da quest'anno abbiamo esteso la certificazione anche ai bilanci delle nostre strutture regionali.
Antonio Padellaro nel suo editoriale di oggi bolla tutto questo come "sperpero che grida vendetta". Peccato. Evidentemente è colpa mia: non sono riuscito a spiegare i numeri del partito di cui sono Tesoriere (con orgoglio, nonostante i tempi duri che attraversiamo). O, forse, Padellaro ha capito benissimo. Ma doveva fare passare un messaggio tanto strumentale quanto infondato. Il messaggio populista e demagogico che i partiti, in fondo, sono tutti uguali: o imboscano i soldi dei cittadini o li sperperano senza ritegno. Uguali a prescindere dal fatto che rispettino le regole o le abbiano calpestate. Uguali a prescindere dal fatto che siano un corpo vivo della società o entità assoggettate al volere di un uomo solo al comando. E tutti chiamati a fare penitenza o, meglio, a sparire del tutto.
No, caro Padellaro. Noi non ci stiamo. Perché siamo un partito vero, che fa politica ogni giorno. A testa alta.

Antonio Misiani – Tesoriere Nazionale del PD

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10.04.2012
Il romanzone padano
di MARCO ALFIERI - http://www.lastampa.it

«Lumbard tas» e «Basta! Con le rapine del fisco» credo siano del 1985. Passavo in pullman per viale Aguggiari e c’era tutta la strada tappezzata di questi strani manifesti.

Erano sgraziati, scritti con grafia elementare e colori vistosi, firmati Lega lombarda. «El tricolor che vorom minga!», con la gallina padana che cova le uova d’oro facendole planare su «Roma ladrona» dev’essere del millenovecentottantotto. Lo ricordo perché ero al primo anno di ginnasio e mio padre ci lasciava a due passi da scuola, davanti alla chiesa della Brunella, dove c’erano tre file di piccoli murales padani.

Per chi è cresciuto a Varese negli anni dell’incubazione leghista fa sorridere l’idea che quella del Carroccio possa archiviarsi come una storia da romanzone criminale tout court , Trote & Belsiti, polenta & ‘ndrangheta. Chi liquida l’avventura di Bossi and Co. ad affare di fondi neri e tribunali significa che non è mai stato a Varese. Non conosce l’odore della campagna urbanizzata del Nord, la religione della famiglia-impresa così diffusa da queste parti.

Non ho mai votato Lega in vita mia ma ci sono vissuto in mezzo per anni, impastata tra amici, oratorio, campetti da basket, paeselli di mezza collina, locali, qualche parente, i vicini di casa. Nel Varesotto è una cosa assolutamente normale, gente che lavora e si fa i fatti suoi. Nessun barbaro con l’anello al naso.

A scuola il primo gadget leghista lo intercettai in terza media sullo zainetto Invicta di un mio compagno di Brebbia, il paese delle pipe e delle botteghe artigiane: un adesivo tondo, rosso e bianco, con lo spadone di Alberto da Giussano. Un giorno arriva in classe e ne distribuisce un mazzetto. E’ stato il primo volantinaggio inconsapevole a cui abbia assistito. Poi qualche scritta sui muri della «Vidoletti», dove andava alle medie mia sorella Silvia, i cori al palazzetto dello sport quando giocava la pallacanestro Varese, e i passaparola dei genitori dei miei amici orecchiati alle feste di compleanno: «Sapete, l’insegnante di Matteo è meridionale, non parla neanche bene l’italiano. Inoltre è sempre assente, deve tornare al paese...».

Fuori da scuola il bersaglio poteva essere l’impiegato delle poste che ti fa aspettare le mezz’ore in fila «sempre al telefono», il finanziere con lo stecchino in bocca, il maresciallo dei Carabinieri con la panza o i discorsi al bar Tre Valli, dove andavo a comprare i biglietti del pullman: «Da Roma in giù nessuno lavora né paga le tasse...».

Pregiudizi bonari venati di un razzismo light, piccole istantanee quotidiane dove vero e verosimile si mischiano facendosi senso comune. Questa era l’aria che si respirava nelle ricche province produttive del Nord all’inizio degli Anni Ottanta, con noi ragazzini interessati a tutto tranne che alla politica: chi figlio di artigiani e piccoli imprenditori vessati da fisco e burocrazia, chi di valligiani spaesati delle Prealpi e orfani del fordismo, preoccupati di non farcela in un mondo diventato improvvisamente grande e globale. Li ricordo tutti con un’allergia fissa: l’impiegato statale, quasi sempre del Sud, quintessenza di «Roma ladrona».

La Lega nasce culturalmente su questi retropensieri, di extracomunitari ce n’erano ancora pochi. Mentre il patto fiscale che ha fatto l’Italia dopo la guerra non regge più e la Prima Repubblica collasserà da lì a poco. La Lega che ho visto crescere poteva esaurirsi in un refolo piccolo-borghese come tanti altri. Un movimento folcloristico lungo una stagione. L’auto di Bossi, credo fosse una Citroën, la si trovava al venerdì pomeriggio posteggiata davanti al Bar Caffettiera. Maroni lo trovavi da Blockbuster in piazza della Repubblica o alle tastiere del Distretto 51 con l’amico «comunista» Johnny Daverio, allora giovane dirigente in Comune. Mentre i figli del notaio Franca Bellorini, nel cui studio nasce la Lega autonomista lombarda, correva l’anno 1984, giocavano a pallacanestro insieme a me e i miei fratelli. Varese, la Betlemme leghista, è un grande paesone.

Per questo a chi se li è visti crescere sotto il naso sembra impossibile che il circuito dei media abbia preso il Carroccio così sul serio da demonizzarlo per 20 anni fino a farne nei giorni tetri delle dimissioni un grande romanzone criminale, roba da Goodfather e brogliacci di tribunale.

Avevo 11 anni quando Giuseppe Leoni, l’architetto amico di Bossi, nel luglio 1985, fece il suo primo discorso in Consiglio comunale in dialetto bosino («sciur president, cullega...»). E giù tutti a ridere! Una cosa mai vista prima. Nessuno pensava che dalle Prealpi stava per alzarsi un vento che avrebbe cambiato l’Italia. Il ritiro della delega politica alla vecchia Dc. Più prosaicamente, il Leoni da Mornago puntava ad essere padrone in casa sua, risorse comprese. Invece per l’insipienza dei partitoni, arrivati esausti agli ultimi tornanti del Novecento, il Carroccio si gonfierà di voti fino a diventare l’ago della bilancia della politica italiana. Senza tv, senza giornali, senza soldi (visto cos’è successo forse era meglio così), sfidando le leggi del marketing, con dirigenti scesi a Roma con il vestito della festa, le cravatte storte e le scarpe a punta. Potenza della Questione settentrionale.

Il compianto Francesco Tabladini, per due mandati presidente dei senatori padani prima di rompere con il Senatùr, lo ricordava spesso: «A quei tempi ogni titolo di giornale contro, ogni snobismo da salotto, ogni intervista tv schifata di qualche benpensante ci faceva guadagnare paccate di voti...». Nel frattempo la politica si ritira dal territorio per andare in tv da Bruno Vespa e il Nord diventa improvvisamente «il profondo Nord», dove Bossi ha buon gioco a scambiare la globalizzazione con il localismo. Terra ostile, plaga straniera, quasi ci fossero ancora gli austriaci e non la gente che fino a qualche anno prima votava Dc, Psi e Pci.

Anche i maneggi della «ditta Bossi», visti con gli occhi di chi fu ragazzino a Varese, non sono che la degenerazione di un tratto tipico della provincia padana. Nelle imprese a controllo familiare la distinzione tra ricchezza privata e patrimonio aziendale spesso si scolora. Il fondatore immagina di poterne disporre a piacimento, è roba sua. E’ su questo equivoco che dopo la malattia del Capo si è alimentata la corte dei miracoli, le scorribande dei Belsito e delle Rosi Mauro. Ma è solo la coda della storia leghista, non il suo riassunto. Anche se oggi viene facile buttarla in barzelletta: fanno ridere (e arrabbiare insieme) il Trota e le lauree comprate, l’ampolla del Monviso, la maga, i ministeri a Monza, il cerchio magico e le gite in barca a Venezia. Ma tutto questo non fa che aumentare le responsabilità di chi per vent’anni, contro the Family, ha sempre perso male...

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30.03.2012
E' APERTO IL TESSERAMENTO PER L'ANNO 2012!

E' possibile iscriversi al PD in qualsiasi momento:

presso i nostri gazebo ogni prima domenica del mese (sotto i portici in Piazza Alfredo di Dio, dalle ore 9.30 alle ore 12.00), in occasione degli incontri periodici presso la sede PD di Via Roma 65 oppure... segnala la tua richiesta all'indirizzo e-mail info@pdfagnanoolona.it e ti contatteremo.

La tessera ha tanti significati: un segno di fiducia, di appartenenza, di sostegno economico alle nostre iniziative (2/3 del ricavato rimangono alla sede locale). Ognuno scelga il suo.

Di questi tempi la fiducia nei partiti è bassa e i partiti hanno fortemente contribuito a questo malumore diffuso - noi riteniamo che la soluzione migliore non sia rinunciare ma piuttosto mettersi in prima linea e dare il proprio personale contributo, anche critico, al PD affinchè possa crescere e migliorare.

Ti aspettiamo!



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06.03.2012
3 a 0 per le opposizioni. E la maggioranza scricchiola.
La maggioranza del sindaco Roncari è stata battuta su tre diverse mozioni da parte dei gruppi di opposizione che esultano: “siete dei morti che camminano”


E’ stato forse il consiglio comunale più duro di sempre per il sindaco Marco Roncari. Una seduta che ha visto la sua maggioranza sgretolarsi davanti alle mozioni delle opposizioni. Tra le fila dei suoi sostenitori nella sala consigliare, infatti, nell’appuntamento di lunedì 5 marzo mancavano due dei suoi. Il consigliere Luca Vanetti, che ha recentemente rassegnato le sue dimissioni da assessore, era assente per alcuni esami urgenti al pronto soccorso mentre il collega Biagio Annunziata - fanno notare alcuni genitori - aveva riservato parole di fuoco verso la politica dell’amministrazione sulle mense scolastiche. E anche il suo scranno in consiglio era vuoto.

E così, dopo aver risposto ad alcune interrogazioni sullo stato di salute dell’Olona per il quale, annuncia l’assessore Broggini «dovrebbero arrivare 400mila euro dalla regione per interventi sul fiume», sullo stato dei dissuasori in via Piave angolo via Matteotti e sullo stato di avanzamento del PGT, si è arrivati al momento delle mozioni, che quindi prevedono una votazione. Una votazione molto attesa dopo che qualche settimana fa le minoranze avevano dichiarato che “la maggioranza è solo virtuale” mentre il sindaco aveva fatto loro eco confermando la buona salute della sua giunta. Ma oggi la poltrona del primo cittadino scricchiola poiché la sua maggioranza è andata sotto per ben tre volte.

Con la prima mozione tutte le opposizioni chiedevano di bloccare l’aumento dei buoni pasto per le mense cittadine fino a settembre e la discussione tra i gruppi si è accesa. Un lungo dibattito - che qualcuno tra il pubblico sospettava fosse prolungato per consentire agli assenti di arrivare nel palazzo comunale - ha preceduto la votazione tanto attesa dai genitori. Ma degli assenti non c’è stata traccia e la maggioranza è andata sotto: 10 voti a favore della mozione e 9 contro.

Stesso scenario per altre due mozioni presentate dal consigliere leghista Fausto Bossi riguardanti la sollecitazione per la creazione di “parcheggi rosa” per le donne incinta (passata all’unanimità) e la richiesta al governo romano per annullare l’obbligo di versamento alla Banca d’Italia delle liquidità del comune. Entrambe le mozioni sono passate, anche grazie a qualche voto della maggioranza per cui il capogruppo aveva lasciato libertà di voto.

Una volta portato a casa il “bottino” con un secco 3 a 0, le minoranza hanno abbandonato l’aula. «Non vogliamo fare la stampella di un’amministrazione che non riesce a garantire neanche il numero legale in consiglio» ha dichiarato il consigliere Santi di Paola della lista Progresso e Solidarietà e mentre tutta l’opposizione si preparava a tornare a casa, parafrasando il film “il miglio verde”, hanno ribattezzato la maggioranza del sindaco Roncari una «dead administration walking». E così, mentre fuori una pioggia battente e forte vento sferzavano la città, la seduta si è chiusa. Ma forse il clima all’interno del comune è ancora peggiore.

FONTE: www.varesenews.it

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21.01.2012



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21.01.2012

DIECI PROPOSTE PER USCIRE DALLA CRISI
Iniziat
iva Ecologisti Democratici - “La via italiana alla green economy. Un'idea di futuro per uscire dalla crisi”

In che modo si può uscire dalla crisi? Come si fa ripartire l’economia e si crea lavoro? C’è chi pensa che, passata la nottata, prima o poi tutto potrà ricominciare come prima. Non è così. La rotta giusta per uscire dalla crisi, in Europa e nel mondo, è nella crescita di una nuova economia ecologica per uno sviluppo sostenibile. Un new deal ecologico che cammina su due gambe: la rivoluzione industriale e tecnologica legata alla green economy, e un cambiamento culturale verso una nuova idea di benessere e diversi stili di vita.

In questa sfida, un paese come l’Italia ha la possibilità di innestare la modernizzazione ecologica del sistema industriale e manifatturiero su un patrimonio straordinario di civiltà, bellezza, creatività, e sulle vocazioni di territori ad alta qualità ambientale. Una via italiana alla green economy, che potrà tanto più svilupparsi quanto più sarà sostenuta da efficaci politiche industriali, fiscali, ambientali.

L’economia verde è dunque uno dei pilastri fondamentali per la ricostruzione dell’Italia. Le nostre proposte vogliono essere di stimolo all’attuale governo – per le misure più immediate da adottare nella cosiddetta “fase due” per il rilancio dell’economia - ed al tempo stesso obiettivi da mettere al centro di un programma di più lungo periodo per la prossima legislatura. Dieci proposte concrete che insieme fanno anche un’idea di futuro.

1. MODERNIZZAZIONE ECOLOGICA DELL’INDUSTRIA ITALIANA. E’ una scommessa decisiva per dare alla nostra industria manifatturiera (la seconda in Europa) un ruolo nella nuova rivoluzione industriale dell’economia verde.
Proponiamo di rilanciare il progetto di politica industriale intrapreso con “Industria 2015” (avviato nel 2006 per rilanciare l’innovazione industriale puntando in particolare su efficienza energetica, made in italy, mobilità sostenibile, e successivamente svuotato dal governo Berlusconi) con un nuovo programma “Industria 2020”, imperniato su politiche di sostegno alla ricerca ed alla innovazione finalizzate allo sviluppo della green economy nei principali settori manifatturieri (tecnologie e materiali per l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili; industria dell’auto e mobilità sostenibile; nuovi materiali e chimica “verde”; filiere industriali connesse al riciclo ed all’utilizzo efficiente delle materie prime; eco design, ecc.).
Si tratta di sviluppare politiche industriali che, favorendo l’innovazione sia di processo che di prodotto, orientino l’industria manifatturiera italiana verso l’innovazione ecologica, la qualità ambientale, l’uso efficiente dell’energia e delle materie.
Un esempio di attualità è quello connesso alla “rivoluzione” degli shopper: il divieto di commercializzazione e produzione di sacchetti di plastica non biodegradabili – un nostro successo che ha aperto la strada a nuovi prodotto più ecosostenibili – va ora completato con una norma che dia una corretta definizione di “biodegradabile e compostabile”, una norma promessa dal governo Monti ma misteriosamente sparita dal decreto “milleproroghe”, che ci impegniamo a ripresentare in Parlamento.
Sull’obiettivo di una modernizzazione ecologica del sistema industriale vanno concentrate le risorse disponibili, a partire da quelle del Fondo rotativo per Kyoto e da quelle che verranno dalla quota sui diritti di emissione di C02, anche riformando il sistema dei sussidi alle imprese oggi spesso erogati senza adeguati criteri selettivi.
E’ necessario anche sviluppare accordi di programma tra distretti produttivi, poli scientifici e tecnologici, Università e centri di ricerca (a partire dall’ENEA), accordi volontari con le imprese, sistemi di certificazione.

2. FISCALITA’ ECOLOGICA. Vogliamo un sistema fiscale più giusto – che promuova una maggiore equità, combatta l’evasione e favorisca il lavoro e la produzione rispetto alla rendita – ma anche al tempo stesso capace di orientare l’economia verso l’innovazione ecologica.
Per questo proponiamo una riforma in senso ecologico del sistema fiscale che, a parità di gettito, alleggerisca la pressione sul lavoro e sull’impresa spostando il carico verso i consumi di energia e di materie prime, incentivi produzioni e consumi ambientalmente virtuosi disincentivando quelli più inquinanti. La leva della fiscalità ecologica – quanto più possibile coordinata su scala europea ed in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020 - può dare un contributo importante ad un rilancio “verde” dell’economia.
Questa strategia deve ispirare anche i provvedimenti più immediati del Governo e del Parlamento, a cominciare dalla attuazione della legge delega di riforma del sistema tributario (correggendo una negativa carenza della delega).
Proponiamo inoltre in particolare:
a) l’incentivazione di produzioni che utilizzano materie prime seconde, sviluppando la filiera del riciclo; l’Italia, paese povero di materie prime, può divenire uno dei leader mondiali nell’uso efficiente delle risorse e del riciclo, sostenendo con il sostegno della leva fiscale il mercato dei prodotti riciclati;
b) una riforma della fiscalità urbanistica capace di rovesciare la logica perversa che oggi induce molti Comuni, anche a causa delle ristrettezze finanziarie, ad incrementare il consumo di suolo, premiando al contrario la riqualificazione delle città e del patrimonio edilizio esistente;
c) l’utilizzo della carbon tax, possibilmente in maniera coordinata sul piano europeo, per favorire la costruzione di una economia “low carbon”.

3. MADE IN ITALY, AGRICOLTURA, TURISMO, PARCHI: LA SFIDA DELLA QUALITA’. Lo sviluppo dell’economia verde può avere in Italia una declinazione originale e con grandi potenzialità. Se è vero che la sfida della qualità è decisiva per la competitività delle imprese e dei sistemi territoriali, la carta vincente per l’Italia – come già dimostrano esperienze di successo cresciute in questi anni - sta nella capacità di incrociare la modernizzazione ecologica del sistema manifatturiero con la valorizzazione delle vocazioni e dei tradizionali punti di forza del nostro paese, con quel saper fare “le cose belle che piacciono al mondo” che costituisce un tratto distintivo della nostra stessa identità nazionale.
Servono perciò politiche per tutelare il patrimonio ambientale, storico, paesistico; promuovere nel mondo il made in Italy, difendendolo da imitazioni e contraffazioni; sviluppare il turismo di qualità; sviluppare le produzioni agroalimentari legate al territorio e le produzioni biologiche; valorizzare il sistema dei parchi e tutelare la biodiversità.

4. CLIMA ED ENERGIA: L’ITALIA PROTAGONISTA. Dopo gli anni dei governi di centrodestra, che hanno visto l’Italia schierata su posizioni di retroguardia, ora, dopo la Conferenza di Durban, il nostro paese deve tornare ad essere in prima linea nella costruzione di un nuovo accordo globale per il clima entro il 2015 e nella attuazione del c.d. “Kyoto 2”, a cominciare dalla assunzione dell’obiettivo su scala europea di una riduzione del 30% delle emissioni entro il 2020.
L’Italia deve giocare un ruolo di protagonista anche nella rivoluzione energetica, che può rappresentare per il nostro paese un volano per l’occupazione e la green economy, ed al tempo stesso una garanzia di indipendenza e di sicurezza. Solo con un nuovo modello energetico potremo rendere il nostro sistema sicuro, competitivo, sostenibile.
Dopo il referendum che ha sancito il definitivo abbandono del nucleare è più che mai urgente dotare il nostro paese di una nuova strategia energetica. Gli scenari di lungo periodo dipendono anche da decisioni che devono essere assunte nei prossimi mesi. L’Italia, come dimostrano i risultati raggiunti nel giro di pochi anni nello sviluppo delle rinnovabili - ad esempio nel fotovoltaico - può ancora collocarsi tra i leader mondiali delle energie rinnovabili: occorre però muoversi in fretta. Per questo va convocata una Conferenza nazionale sull’energia.
L’Italia, in sintonia con gli obiettivi comunitari al 2020 e con la Roadmap 2050 della Commissione Europea, deve puntare su una strategia di efficienza energetica e sullo sviluppo delle rinnovabili, per arrivare a produrre entro il 2030 almeno il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili ed a ridurre dell’80% le emissioni di gas serra entro il 2050. A tal fine bisogna garantire un sistema certo e adeguato di incentivi fino al raggiungimento della grid parity, adeguare la rete elettrica (smart grid e sistemi di accumulo), rafforzare gli incentivi per l’energia termica da rinnovabili e per l’efficienza energetica.
Una nuova strategia energetica deve prevedere inoltre una riduzione progressiva dei consumi di petrolio e il rafforzamento al ruolo essenziale del gas, completando i processi di liberalizzazione e realizzando le infrastrutture necessarie (rigassificatori, gasdotti, stoccaggi); deve escludere un incremento dell’uso del carbone, sviluppando al contempo la sperimentazione delle tecniche di cattura della CO2.
Proponiamo di:
a) emanare rapidamente i decreti attuativi ancora mancanti per le rinnovabili (energia elettrica e termica) in modo da garantire un quadro certo di incentivazioni;
b) responsabilizzare le Regioni per il raggiungimento degli obiettivi territoriali (“burden sharing”) per le rinnovabili;
c) avviare un programma per l’efficienza ed il risparmio di energia in tutti i settori (industria, servizi, edilizia, trasporti) in grado di ridurre i costi delle bollette e le emissioni di gas serra, di migliorare la competitività delle imprese e creare nuovi posti di lavoro;
d) rendere permanenti le detrazioni fiscali (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici privati, ridefinendo se necessario le tipologie degli interventi ma mantenendo in ogni caso un livello di incentivazione più vantaggioso rispetto alla semplice ristrutturazione edilizia (36%);
e) avviare piani straordinari – nazionali e locali – per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici (scuole, ospedali, uffici) e per il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, nonchè per la messa in sicurezza antisismica, con l’istituzione di un Fondo di rotazione per l’efficienza energetica.
f) anticipare negli strumenti urbanistici dei Comuni l’attuazione degli obiettivi previsti dalla nuova direttiva europea sugli standard energetici delle nuove costruzioni (verso edifici a consumo “zero o quasi zero”)
g) semplificare le modalità autorizzative per gli impianti di energia rinnovabile, garantendo tempi certi per la loro realizzazione ed un corretto inserimento nel territorio.

5. OPERE PUBBLICHE: PRIORITA’ LA DIFESA DEL SUOLO. Nell’Italia delle frane e delle alluvioni, con oltre 5 milioni di persone in pericolo, la più grande opera pubblica oggi necessaria non può che essere l’insieme di interventi che riguarda la difesa del suolo, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la manutenzione del territorio.
Proponiamo in particolare di:
a) ripristinare quanto più possibile, dopo i drammatici tagli degli ultimi anni, i finanziamenti per la difesa del suolo, destinando comunque a tale obiettivo almeno 1/3 dei fondi Cipe, nonché di rinunciare all’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 utilizzando una parte di queste risorse per la sicurezza del territorio;
b) consentire agli enti locali la deroga al patto di stabilità per gli investimenti in questo settore;
c) adottare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici, considerando che a fronte di eventi meteorologici sempre più intensi occorre anche un aggiornamento della mappa della vulnerabilità del territorio;
d) potenziare il ruolo dell’agricoltura nelle funzioni di tutela del territorio;
e)semplificare e riordinare le competenze istituzionali, oggi farraginose e confuse;
f) intensificare la lotta all’abusivismo edilizio, frenare il consumo di suolo, delocalizzare gli insediamenti a maggior rischio.
Più in generale, se vogliamo che gli investimenti sulle opere pubbliche producano benefici rapidi per l’economia bisogna concentrarsi anzitutto su migliaia di piccole e medie opere, aprendo subito i cantieri per la manutenzione di scuole, ferrovie e strade, per la riqualificazione delle città, per completare i sistemi di depurazione delle acque e di trattamento dei rifiuti.
Per quanto riguarda le grandi infrastrutture di trasporto, dopo la stagione dei roboanti annunci sulle grandi opere ed il fallimento della legge obiettivo, a maggior ragione in una stagione di risorse pubbliche scarse, bisogna cancellare definitivamente dalla programmazione opere sbagliate come il Ponte sullo Stretto, rivedere le priorità puntando anzitutto sul trasporto su ferro e via mare, ricondurre ogni scelta infrastrutturale dentro una coerente politica di modernizzazione ecologica del sistema dei trasporti e di riequilibrio modale.

6. SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Il sistema dei servizi pubblici locali rappresenta un settore fondamentale per la green economy, considerando le attività già in essere – dall’energia ai rifiuti, dai trasporti all’acqua – e quelle che potranno essere intraprese.

Sono servizi che richiedono al tempo stesso salvaguardia dell’interesse pubblico e efficiente gestione industriale. Devono essere accompagnati – questo è un aspetto particolarmente importante in funzione del rilancio dell’economia – da investimenti per la realizzazione di impianti ed infrastrutture (dalle reti per il gas e l’elettricità agli impianti per il trattamento dei rifiuti, dagli acquedotti ai depuratori), anche con modalità innovative di finanziamento.

Il servizio idrico ha una sua specificità. L’acqua è un bene comune essenziale: questo principio, a maggior ragione dopo il referendum, non può essere messo in discussione. Al tentativo del precedente governo di imporre privatizzazioni forzate abbiamo contrapposto la necessità di una più forte capacità pubblica di programmazione, regolazione e controllo, in modo che la gestione del servizio garantisca il diritto all’acqua, la tutela delle risorse idriche, la realizzazione degli investimenti necessari per realizzare depuratori, fognature, acquedotti.

Ma anche per gli altri servizi pubblici locali, interessati da processi di liberalizzazione, è necessario - senza scordare mai peraltro la sostanziale differenza tra liberalizzazioni e privatizzazioni - garantire che la concorrenza per l’affidamento del servizio avvenga sempre in un quadro di efficace regolazione pubblica e di promozione della qualità ambientale del servizio.

Per i rifiuti, in particolare, non c’è da andare alla ricerca di bacchette magiche, o perdersi in discussioni ideologiche, c’è solo da fare, in ogni parte d’Italia, una buona ed efficace politica, la stessa indicata dalle direttive europee. Primo: ridurli, con misure di prevenzione. Secondo: riutilizzarli e riciclarli, per anticipare quanto più possibile il raggiungimento dell’obiettivo europeo di avvio al riciclo di almeno il 50% dei rifiuti urbani. Terzo: il recupero di energia. Infine, ma solo per la minima parte residua, lo smaltimento in discarica.

7. MOBILITA’ SOSTENIBILE, CITTA’ ECOLOGICHE ED INTELLIGENTI. Nel campo della mobilità c’è moltissimo da fare, e ritardi enormi da recuperare. I provvedimenti del governo Berlusconi avevano addirittura quasi azzerato i finanziamenti per il trasporto pubblico locale, abbattendoli da 1800 a 400 milioni.
Il recente accordo tra il governo Monti e le Regioni ha consentito di recuperare almeno una parte delle risorse tagliate, in particolare per il servizio ferroviario locale. Questo è già un primo risultato, che può e deve essere ancora migliorato. La situazione rimane tuttavia in ogni caso drammaticamente al di sotto delle necessità.
Investire nella realizzazione di sistemi di mobilità sostenibile - ferrovie locali, tramvie e metropolitane, treni per i pendolari, autobus a basso impatto ambientale, sostegno alla ricerca ed alla innovazione dell’industria automobilistica, passaggio delle merci dalla gomma alla ferrovia ed al cabotaggio, trasporto fluviale - è una priorità per la modernizzazione del paese. Può costituire, al tempo stesso, una scelta importante per il rilancio dell’economia.
Più in generale, la sfida dell’economia verde e della sostenibilità ambientale si gioca in modo particolare nelle città, grandi e piccole. Dall’efficienza energetica alla mobilità sostenibile, dalle smart grid alle azioni per il clima, gran parte delle azioni da sviluppare per la sostenibilità ambientale hanno il loro epicentro nelle realtà urbane e nelle comunità locali.
Lo sviluppo stesso della green economy dipende non solo dalle politiche nazionali, ma anche dalla capacità dei sistemi economici locali di sostenere la ricerca, l’innovazione, gli investimenti. Ciò assegna agli Enti Locali ed alle Regioni un ruolo essenziale.
E’ necessaria dunque una nuova stagione del riformismo urbano, che metta al centro la qualità ambientale e l’economia verde.

8. AMBIENTE E GREEN ECONOMY PER LO SVILUPPO DEL SUD. Economia verde, ambiente, turismo, agricoltura di qualità costituiscono importanti opportunità per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Le regioni meridionali sono una naturale piattaforma tra Europa e Mediterraneo con grandi potenzialità di sviluppo collegate alle energie rinnovabili, alla valorizzazione delle risorse ambientali, all’industria agroalimentare di qualità. Su questo obiettivo devono convergere politiche pubbliche e investimenti privati, in uno sforzo di rinascita del Sud.
A tal fine occorre sviluppare la filiera produttiva delle energie rinnovabili, utilizzando al meglio anche le risorse finanziarie dei POR FESR (1,3 miliardi di euro); riconvertire e innovare il tessuto manifatturiero con politiche industriali finalizzate allo sviluppo della green economy; valorizzare l’industria agroalimentare e le funzioni dell’agricoltura connesse alla difesa del suolo, alla tutela del paesaggio, alle agroenergie; sviluppare il turismo facendo leva sulla tutela del patrimonio ambientale, storico e culturale, sui parchi, sui 16 siti Unesco; investire per la manutenzione del territorio, la prevenzione del dissesto idrogeologico, il contrasto alla erosione delle coste; modernizzare le reti infrastrutturali (energia, acquedotti, impianti per il trattamento e per il riciclo dei rifiuti, banda larga, autostrade del mare e reti ferroviarie).

9. PIU’ LEGALITA’, LOTTA ALLE ECOMAFIE, MENO BUROCRAZIA. Affermare la legalità è una condizione indispensabile per la ricostruzione dell’Italia. Lotta all’abusivismo edilizio ed alle ecomafie, contrasto al lavoro nero ed all’evasione fiscale, trasparenza e onestà nella pubblica amministrazione, introduzione dei reati ambientali nel codice penale, sono al tempo stesso condizioni essenziali anche per la tutela dell’ambiente e per lo sviluppo dell’economia verde.
Altrettanto importante è procedere ad una riforma del sistema dei controlli ambientali (ISPRA ed Agenzie regionali), garantendone autorevolezza e indipendenza e promuovendo la collaborazione con le imprese per migliorare le loro performance ambientali. Un sistema di controlli adeguati è condizione essenziale per sostenere le imprese di qualità.
Occorre inoltre avviare una azione di forte semplificazione delle norme e delle procedure. Non è vero che più sono complicate le regole e meglio si tutela l’ambiente: è vero esattamente il contrario. Così come è necessario snellire il sistema di procedure autorizzative, che oggi troppo spesso rallenta o paralizza la realizzazione di un impianto di produzione di energia rinnovabile o l’avvio di una nuova attività imprenditoriale nella green economy.

10. LAVORO VERDE. Creare nuova occupazione – lavoro non precario e qualificato – è una priorità fondamentale, in un paese che ha più di 2 milioni di disoccupati e nel quale 1 giovane su 3 è senza lavoro.

Già oggi i dati dimostrano che una parte significativa dei posti di lavoro creati in questi ultimi anni è nei “green jobs”. Riteniamo che puntando sullo sviluppo della green economy sia possibile creare in Italia nei prossimi anni – considerando sia le nuove attività che la riconversione di attività esistenti – almeno un milione di nuovi posti di lavoro.

Per vincere la sfida bisogna però investire di più e meglio sul capitale umano, sulla formazione e sulla ricerca. L’offerta formativa deve corrispondere meglio alle esigenze del mondo produttivo ed agli obiettivi di sviluppo dell’economia verde.

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12.01.2012

Arresto di Cosentino, la Lega si spacca
Sfiorata la rissa alla riunione prima del voto
Maroni: «Non ho condiviso l'idea di lasciare libertà di voto»
Bossi: «L'ex ministro scontento? Non piangeremo»


MILANO - La Lega esce spaccata dal voto sull'arresto di Nicola Cosentino, respinto con 309 no alla Camera. Il leader del Carroccio Umberto Bossi non partecipa al voto, mentre l'ex ministro degli Interni Roberto Maroni ribadisce il suo sì all'arresto del deputato Pdl e si dice contrario alla linea della libertà di coscienza sostenuta dal Senatùr. Dopo ore di tensione, nel pomeriggio Bossi interviene secco: «Maroni è scontento? Non piangeremo. La Lega non è mai stata forcaiola».

MARONI - In precedenza, subito dopo il voto, l'ex ministro dell'Interno era intervenuto uscendo da Montecitorio. «Non ho condiviso la posizione di lasciare libertà di voto. Io ero favorevole all'arresto» la posizione espressa da Maroni, pur assicurando: «Non c'è nessun disaccordo con Bossi». Pochi istanti però ed è lui stesso ad ammettere le incertezze e i cambi di rotta della Lega proprio sul caso Cosentino. «Ho ricevuto molti messaggi negativi e molti altri, invece, di apprezzamento per la mia chiarezza dell'altro giorno quando ho espresso la posizione della Lega che era quella di dire sì all'arresto» dice.

RISSA SFIORATA - Al di là delle rassicurazioni formali, alla riunione mattutina del Carroccio prima del voto su Cosentino, si sono vissuti attimi di alta tensione. Ad un certo punto - raccontano alcune fonti - Luca Paolini ha citato Enzo Carra e il caso delle «manette spettacolo». Un riferimento storico (il portavoce di Arnaldo Forlani fu arrestato per falsa testimonianza e quelle immagini delle manette fecero il giro del mondo) per avvalorare la tesi della necessità di respingere gli «arresti facili» che ha provocato la reazione di un gruppo di leghisti. «Ma è vero che ti ha chiamato Berlusconi?», è stata la risposta di alcuni deputati. È così che si è sfiorata la rissa, con alcuni esponenti del partito, come Davide Caparini, intervenuti per dividere i «duellanti».

PROTESTE SUL WEB - Stando alla Rete, la base leghista sembra mal digerire il no all'arresto di Cosentino. Dopo il voto, sul web la protesta è stata durissima soprattutto verso il cosiddetto «cerchio magico» di Umberto Bossi e Luca Rodolfo Paolini, che aveva di fatto preannunciato il suo voto contrario. Molti i commenti sulla pagina Facebook di Roberto Maroni. «Roberto, salva la Padania dai Paolini», esorta tra gli altri Lucio. «Non voglio essere assimilato a quei deputati leghisti che hanno salvato Cosentino!! Vergogna ai chi si è svenduto al Pdl», scandisce Alex. «Io dico che bisogna convocare il congresso federale e dare una bella svolta!» suggerisce ancora Francesco.
 


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12.01.2012
COMUNICATO STAMPA

UNO SCHIAFFO ALLA GIUNTA FORMIGONI
ll Consiglio di Stato discuterà della composizione della giunta regionale lombarda, che vede tra i suoi componenti soltanto una donna. La quinta sezione, interrogata dalle associazioni femminili Laboratorio 51, Usciamo dal Silenzio e Donne in Quota che, in primo grado, si erano viste dare torto dal Tar della Lombardia, ha oggi deciso che la questione è meritevole di essere trattata perché sussiste il “fumus boni iuris” in relazione al principio di eguaglianza sostanziale sollevato dalle associazioni.

Il Consiglio di Stato, nel motivare la decisione, ha fatto esplicito riferimento anche al precedente che ha riguardato la giunta romana guidata da Gianni Alemanno. L'udienza di trattazione è stata fissata per il 17 aprile.

Le Democratiche Lombarde, nel ringraziare le nostre giuriste ed in particolar modo Marilisa D'Amico, esprimono viva soddisfazione per questo primo importante risultato, nel convincimento che la democrazia paritaria sia un obiettivo fondamentale da perseguire, in quanto principio che sta alla base del nostro agire politico ed annoverato tra i principi costitutivi del PD.



Ilaria Cova
Coordinatrice Regionale Donne PD Lombardia

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11.01.2012
La nota del mattino

1. LA BATTAGLIA DELL’EURO. MONTI: L’ITALIA HA FATTO IL SUO DOVERE, ORA TOCCA ALL’EUROPA. ACCOLTA LA MODIFICA DEGLI ACCORDI SUL RIENTRO DAL DEBITO PROPOSTA DALL’ITALIA. MONTI VEDE NEL FINE SETTIMANA I SEGRETARI DEI PARTITI. IL PD PREPARA UNA MOZIONE IN PARLAMENTO PER SOSTENERE L’ITALIA IN EUROPA. DOMANI ASTA DEI BTP. LE AGENZIE MINACCIANO L’ABBASSAMENTO DEL RATING.
Il presidente del consiglio, Mario Monti, incontra oggi a Berlino il cancelliere tedesco, Angela Merkel. In vista di questo confronto Monti ha rilasciato al quotidiano Die Welt una lunga intervista. Il messaggio è chiaro: noi italiani abbiamo fatto (e faremo ancora con liberalizzazioni e rilancio della crescita, riforma del mercato del lavoro) uno sforzo pesantissimo. Adesso dobbiamo vedere l’impegno dell’Europa. E anche la Germania deve fare la sua parte per affrontare una crisi che non dipende dall’Europa, ma nasce negli Usa. Se questo non accadrà, in Italia potrebbero riprendere forza le schiere del populismo e dell’antieuropeismo.
Una prima ma parziale risposta l’Italia l’ha già avuta. Il trattato europeo che con grande rapidità si sta scrivendo verrà modificato secondo le proposte degli italiani sul tema del debito pubblico e delle procedure per ridurlo.
L’incontro di oggi è un passaggio decisivo della battaglia europea che l’Italia ha deciso di sostenere. Nel fine settimana Monti si incontrerà con i segretari dei partiti che lo sostengono per parlare di questo tema. Il Pd, secondo quanto ha annunciato il segretario, Pier Luigi Bersani, ha preso l’iniziativa perché il Parlamento si pronunci e dimostri che il governo italiano non è solo nel sostenere il cambiamento della linea politica europea. Il Pd presenterà una mozione alla Camera e al Senato in cui indicherà le iniziative da sostenere in Europa, secondo la piattaforma che il Pd ha concordato con gli altri partiti progressisti europei, e che è largamente condivisa da molte forze politiche nel Parlamento italiano.
I mercati finanziari intanto festeggiano l’annuncio delle agenzie di rating che per il 2012 non vi sarà declassamento della Francia. Ma c’è poco da brindare per l’Italia. Le stesse agenzie hanno annunciato la possibilità di un ulteriore declassamento dei paesi con i debiti più pesanti, Italia compresa. E domani vi sarà un’importante asta dei Btp. Da tenere presente: nei primi tre mesi del 2012 scadono 112,9 miliardi di Btp, Bot, Ctz (440 miliardi nell’intero anno).
Da Il Messaggero. Articolo di Marco Conti. “Angela Merkel ha disposto che Mario Monti oggi venga accolto alla Cancelleria dagli onori militari. Un segnale, piccolo, di un`Italia che arriva nella capitale del paese più forte d`Europa non essendo più «un
peso» per la zona curo, ma parte rilevante della soluzione dei problemi che assediano e mettono a rischio la moneta unica. Come accaduto già in occasione della sua visita a Parigi, Monti si fa precedere a Berlino da un`intervista concessa al quotidiano tedesco conservatore Die Welt, nella quale mette in guardia la Germania e l`Europa dal rischio «populismo». In Italia e nel resto della Ue. Spiega infatti Monti al Die Welt che «il mio governo, non dovrei dirlo, ma è sorretto, come qui in Germania, da una grande colazione», con «una maggioranza che non ha eguali dal dopoguerra». Grazie a ciò sostiene Monti - abbiamo varato una manovra in tempi che nemmeno in Germania sono possibili». Gli italiani - continua Monti - hanno sopportato misure «pesanti», per fronteggiare una crisi «che non è nata in Europa ma negli Usa». Ma ora, sostiene il premier, i problemi per me e il mio governo possono venire proprio dall`Europa. Il perché Monti lo spiega subito dopo sostenendo che «gli italiani hanno mostrato maturità politica che molti non ritenevano possibile», varando misure talmente pesanti, come la riforma delle pensioni, che hanno sorpreso persino il presidente francese Sarkozy. Misure, comprese le liberalizzazioni delle professioni e del mercato del lavoro, che gli italiani, «come mostrano i sondaggi, hanno accettato». «Il problema - insiste Monti - è che non si vede il corrispettivo nell`abbassamento del tasso d`interesse». «Se gli italiani, in un tempo prevedibile, non vedranno segnali che aiutino la loro disponibilità alle riforme, sorgerà una protesta contro l`Europa, contro la Germania e contro la Bce». Il rischio di manifestazioni dì «intolleranza europea», preoccupa Monti al punto da mandare un secco messaggio proprio al blocco conservatore che sostiene la Merkel con la quale «non parlerò oggi di eurobond», anche se l`argomento tornerà presto in agenda perché «serviranno», senza «scardinare la disciplina di bilancio». Il via vai di leader e personalità politiche ed economiche europee che in questi giorni c`è stato a Berlino, dà il senso non solo della preoccupazione esistente, ma della voglia di stringere i tedeschi nell`unica strada che permetta all`euro di Sopravvivere e all`Europa di non tornare indietro di trent`anni. Proprio sulla partita del rientro dal debito giocherà oggi la partita il presidente del Consiglio, nell`incontro con la cancelliera. L`accelerazione nella scrittura e nella firma del trattato intergovernativo, decisa ieri l`altro a Berlino durante l`incontro della Merkel con Sarkozy, spinge l`Italia a mettere in sicurezza la stesura dell`articolo 4 del trattato nella versione prevista nell`articolo 2 del regolamento del patto di stabilità e crescita. In quest`ultima norma è infatti previsto che nel valutare gli sforzi di un paese di rientro dal debito, debbono essere presi in considerazione tutti i «fattori rilevanti». A cominciare dal livello di ricchezza e di indebitamento delle famiglie, sino alle riforme strutturali come quella sulle pensioni appena varata. Per avere ancora più forza in Europa, Mario Monti al suo ritorno da Berlino incontrerà i segretari dei partiti che lo sostengono per fare il punto sui suoi recenti incontri internazionali e spingere affinché il Parlamentò voti all`unanimità, o quasi, una mozione sull`Europa in vista della stesura del nuovo trattato intergovernativo.
La mozione, messa a punto dal Pd, è stata già depositata, ma il testo definitivo verrà messo a punto in questi giorni e la sua approvazione avverrà prima vertice a tre di Roma e del consiglio europeo di fine mese”.
Da Il Messaggero. Dall’articolo di Oscar Giannino. “L’incontro odierno del presidente del Consiglio italiano con la cancelliera tedesca è un grande momento di verità. Non bisogna credere che sarà davvero possibile averne un veritiero rendiconto nella conferenza stampa successiva. Perché i tempi sono di ferro, l`euro resta più che mai a rischio. Solo ieri, altri ammonimenti si sonò levati in proposito. Senza un supporto esterno, per l`Italia potrebbe arrivare il peggio, ha detto Willem Buiter, capo economista di Citigroup, spiegando che Roma e Madrid sono «illiquide ma solventi»; Per Fitch, che ha minacciato un nuovo abbassamento del giudizio sulla solvibilità sovrana italiana, la nostra bassa crescita e lo spread elevato sono una miscela «esplosiva». Goldman Sachs ha aggiunto che il colpo di grazia per l`Italia rischia di arrivare nei prossimi tre mesi, quando dovrà rifinanziare 112,9 miliardi di euro tra Bot, Btp e Ctz, dei 440 attesi nell`anno. E nemmeno la Germania è immune: Deutsche Bank proprio ieri ne ha certificato l`entrata in recessione.
«Il progresso dell`enorme debito pubblico che al presente ci opprime, e che probabilmente porterà alla rovina tutte le grandi nazioni europee, è stato purtroppo assolutamente uniforme nel tempo e condiviso». Sembra una frase pronunciata oggi. Invece è di Adam Smith. il filosofo scozzese fondatore dell`economia di mercato ed è stata scritta nel 1776. Questo per dire che il problema di cui parleranno oggi Monti e la Merkel purtroppo non è nuovo. Coincide con la storia degli Stati sovrani. Perché, come disse Adolph Wagner alla fine dell`Ottocento in quella che si chiama appunto la “legge di Wagner”, purtroppo la politica tende illimitatamente a estendere le attività e il debito che intermedia, e a respingere tutto ciò che le limita. Ma nella storia, fin dal fallimento dei Bardi a Firenze nel XIV secolo e fin dall`istituzione nel 1262 da parte del Maggior Consiglio della Serenissima Repubblica di Venezia di una tassa straordinaria del 5% sugli acquisti dedicata a finanziare gli oneri del debito pubblico, con tanto di costituzione di un fondo di ammortamento che oggi potrebbe servire da esempio per l`Europa, la storia dei debiti sovrani è ricchissima di esempi di ciò che non si deve fare perché porta al fallimento, e di ciò che invece va fatto perché non saltino Stati e monete. A quattr`occhi, Monti e la Merkel possono e devono oggi andare al nocciolo del problema. Il governo tecnico italiano ha riacquistato la piena credibilità europea con Berlino e Parigi, credibilità che Berlusconi aveva perduto. La manovra varata dai professori ci ha rimesso all`onor del mondo, ed entro il Consiglio Europeo straordinario del 23 gennaio arriveranno le liberalizzazioni, dal mercato del lavoro, all`energia, alle professioni. Ma è inutile mentire. L`Italia non è più «il» problema.

2. LA BATTAGLIA PER LA LEGGE ELETTORALE. OGGI DECIDE LA CONSULTA SUL REFERENDUM. IL PDL SI PREPARA A DIFENDERE IL NOCCIOLO DURO DELLA “PORCATA”. BERSANI: IN OGNI CASO VA CAMBIATA PER RIDARE LA PAROLA AGLI ELETTORI.
La Corte Costituzionale si pronuncia oggi sull’ammissibilità dei quesiti referendari sulla legge elettorale, il porcellum voluto fortissimamente da Berlusconi e scritto dal leghista Calderoli per far vincere la destra.
Ieri sera in una lunga riunione del Pdl, il partito di Berlusconi ed Alfano ha deciso di presentare una sua proposta. Dagli obiettivi enunciati, si intuisce la decisione di difendere, qualunque sia la decisione della Consulta, alcune parti del porcellum, a cominciare dal premio di maggioranza.
Il Pd ha presentato da tempo la sua riforma sotto forma di proposta di legge. Ma in ogni caso punta a modificare la legge esistente per ridare agli elettori la parola e la libertà di scelta. Bersani: "Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile, predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il punto principale".

3. LA BATTAGLIA PER L’ETICA. MONTI COSTRINGE MALINCONICO ALLE DIMISSIONI. LA GIUNTA DELLA CAMERA VOTA PER L’ARRESTO DI COSENTINO. BERLUSCONI ATTERRITO DALLA POSSIBILITA’ CHE DOMANI VOTI SI’ ANCHE L’AULA DI MONTECITORIO.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ottenuto ieri che il sottosegretario Carlo Malinconico si dimettesse subito. E’ un evidente cambio di passo rispetto al governo precedente.
La giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha detto sì ieri all’arresto del deputato Pdl, ex sottosegretario e ancora plenipotenziario del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale del clan dei Casalesi. Ieri sera, nella riunione del Pdl, Berlusconi si è mostrato preoccupato per l’eventualità che domani anche l’aula di Montecitorio voti sì e furibondo. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è arrivato a prevedere-mincacciare in caso di arresto di Cosentino “ripercussioni politiche”. Sono fatti che non hanno bisogno di commento.

4. LA BATTAGLIA DELLE LIBERALIZZAZIONI. BERSANI: IL GOVERNO ABBIA CORAGGIO E NON FACCIA PASSI INDIETRO.
Dopo le indicazioni dell’Antritrust (praticamente le stesse proposte che Il Pd ha presentato nel Piano nazionale per le riforme un anno fa, che Tremonti non ha voluto
nemmeno discutere e che i grandi quotidiani, a cominciare da Il Corriere della Sera, hanno esplicitamente considerato poco importanti) e dopo gli annunci su un provvedimento in tempi rapidi nella stessa direzione da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Catricalà, ieri sono arrivate notizie di reazioni forti delle lobby, di freni, di tentennamenti. Il Pdl, dopo la riunione di ieri sera, ha annunciato proprie proposte su questo tema: ufficialmente per sostenere le liberalizzazioni, sostanzialmente per bloccarle.
Dal Pd è arrivato invece una spinta a Monti a non indietreggiare. Pier Luigi Bersani: “Ci vuole determinazione, coraggio e razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo ma le nostre proposte possono essere utili”.

5. LA BATTAGLIA PER LE PRESIDENZIALI USA. ROMNEY IN VANTAGGIO. SARA’ LUI A SFIDARE OBAMA A NOVEMBRE?
Nelle primarie tra i repubblicani si profila la vittoria di Mitt Romney. Sarà lui lo sfidante di Obama? Per ora i repubblicani sono apparsi divisi e deboli. Ma non è detto che restino così. La campagna per le primarie potrebbe ricompattare la destra Usa, oggi indebolita dall’estremismo rozzo dei Tea party. Una vittoria della destra in Usa sarebbe un disastro in una fase così delicata. Basta pensare alla spinta che la vittoria di Bush ha impresso all’intero mondo, Italia compresa, verso le divisioni, le guerre, lo sfaldamento delle solidarietà, l’egoismo, la chiusura culturale.

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05.01.2012
L'agenda di Bersani per le riforme

Abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di "progettarlo" un po', togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea.

1. La scena si apre sull'Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L'agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell'ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte.

Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell'Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l'Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta.

È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza.

Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità. Ma non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.

2. Torniamo qui ai nostri compiti. Salvare l'Italia significa, al concreto, contrastare la recessione, produrre crescita e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione. Salvare l'Italia è possibile solo se cambiamento e coesione si danno la mano. Se coesione e cambiamento diventassero un ossimoro, non ci sarebbe speranza.

L'azione di governo deve dunque possedere un metodo fondamentale e un fondamentale messaggio. Quanto al metodo, emergenza e transizione pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da sollecitare partecipazione e corresponsabilità, salvaguardando comunque la decisione tempestiva. Si può fare e, a parer mio, si deve fare.

Ma voglio sottolineare in particolare il metodo politico. Il Governo troverà la sua forza in un rapporto stabile, permanente e ordinato con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi, esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non necessariamente divisive.

Dica il Governo il suo piano di lavoro, raccolga dal Parlamento orientamenti e idee e avanzi quindi le sue decisioni e le sue proposte. Noi non pretendiamo il cento per cento di quel che faremmo, e così sarà per gli altri. Ma la trasparenza e la chiarezza servono a tutti. Quanto al messaggio fondamentale, se nell'emergenza è in gioco il comune destino del Paese, si deve innanzitutto promuovere un'idea di comunità degli italiani. Ci si ricordi allora che la solidarietà è la materia prima di una comunità, è ciò che la distingue da una accozzaglia anarchica di interessi.

Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque puntati su chi è più in difficoltà. Bisogna predisporre l'aiuto a chi sta vivendo e vivrà le condizioni più difficili, come l'assenza di lavoro, l'insufficienza di reddito o una disabilità abbandonata. Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di più, cominciando col cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure già adottate che suscitano un giusto risentimento.

3. La grande parte delle forze politiche e parlamentari si dichiarano interessate e disponibili ad una iniziativa di riforma delle Istituzioni e della politica. Il Presidente della Repubblica la sollecita autorevolmente. È evidente che un simile percorso significherebbe stabilità per il Governo e maggiore credibilità della politica e delle Istituzioni nella prospettiva della nuova legislatura.

Sto parlando della già avviata adozione di parametri europei nei costi della politica, di riduzione del numero dei Parlamentari, di riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono possibili convergenze significative.

Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al Governo, ma a partire da loro. C'è poco tempo ed è quindi ora di prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti.

I tre punti che ho segnalato dovrebbero essere, a parer mio, l'agenda di gennaio. Infine una parola per chi, nel gioco ormai stucchevole fra tecnica e politica, si predispone a promuovere, chissà in quali forme nuove, l'edizione 2012 dell'antipolitica. L'Italia ha già dato.

Per quello che ci riguarda il Partito Democratico ha compiuto un gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere questa transizione e si predispone ad offrire agli elettori, quando sarà il momento, una proposta riformista e democratica di ricostruzione, alternativa al decennio populista.

Siamo pronti a riconoscere in termini nuovi i codici e i limiti della politica. Anche in questo difficile passaggio, tuttavia, siamo convinti di poterne rafforzare la dignità e l'indispensabile ruolo.

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01.12.2011


Concentrare in poche righe osservazioni e spunti di riflessione sull’anno appena trascorso non è per nulla semplice. Il mondo, l’Europa e l’Italia in modo particolare e drammatico, si trovano ad affrontare una crisi complessa, che fa sentire i suoi effetti sui cittadini. Sono colpite le fasce più deboli della popolazione, ma anche il ceto medio, le famiglie, i pensionati vedono eroso il loro potere di acquisto e i risparmi di una vita. Siamo ad un punto di svolta epocale, la politica deve riprendere con intelligenza e serietà il suo compito di guida e traghettarci in una società più giusta e sostenibile per tutti, ogni partito deve fare la sua parte e rimettersi in discussione. L’anno 2011 appena trascorso è stato segnato da immobilismo politico e cecità, un capo del Governo che ad un G20 di fronte al mondo e sotto l’attacco dei mercati è in grado di commentare che in Italia tutto sommato i ristoranti e i posti di villeggiatura sono pieni. Guardiamoci attorno, lasciamo ad ognuno di voi il commento. Per cambiare le cose, la politica oggi deve rispondere a tre semplici principi guida: GIUSTIZIA SOCIALE, SERIETA’, RICOSTRUZIONE. L’Italia non ha più bisogno di venditori di fumo e parolai, ma di fatti. Il PD fagnanese cerca di fare la sua parte con onestà e impegno grazie a tanti volontari, attraverso i nostri consiglieri comunali e le iniziative organizzate sul territorio: gazebo ogni prima domenica del mese, la festa di fine agosto, interrogazioni e mozioni ad ogni consiglio comunale, un giornalino, dibattiti pubblici che hanno sempre avuto successo di pubblico perché siamo riusciti ad incontrare il desiderio dei cittadini di approfondimento su tematiche concrete come la Sanità, i rifiuti e l’ambiente, i referendum e da ultimo il lavoro con il Sen. Ichino e le infiltrazioni mafiose al Nord con Nando dalla Chiesa. Abbiamo tanto altro in programma per il nuovo anno, consulta il nostro sito www.pdfagnanoolona.it. Contattaci scrivendo all’indirizzo e-mail: info@pdfagnanoolona.it. Ti terremo aggiornato sulle nostre iniziative e terremo conto dei tuoi suggerimenti, perché è giusto che un partito serio ascolti i cittadini e si metta sempre in discussione.
Il PD di Fagnano Olona augura a Voi e ai vostri cari sinceri auguri di Buon Natale e un sereno Anno Nuovo!

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Al termine di ogni anno si è soliti fare il bilancio dell’attività svolta; come gruppo consiliare di opposizione crediamo di aver svolto il nostro compito con responsabilità e rigore, incalzando la maggioranza su tutte le questioni che sono state sottoposte all’approvazione del consiglio a cominciare dal bilancio di previsione 2011 e dal conto consuntivo 2010.
Ci siamo opposti fermamente tante volte; abbiamo votato a favore in qualche altro caso dimostrando che la nostra opposizione è nel merito delle cose e nell’interesse del paese e che non è urlata come per la lega nord che forse vuol farsi perdonare il grave errore di aver portato questa maggioranza all’amministrazione del paese.
Fare, invece, un bilancio dell’operato dell’amministrazione è èstremamente semplice:
siamo all’ordinaria amministrazione, al tirare a campare, all’immobilismo assoluto. Qualcuno riesce a ricordare qualcosa di significativo, a parte l’asfaltatura di alcune strade arrivata dopo più di due anni dall’inizio del mandato?
E che dire del fatto che in qualche caso, provvedimenti importanti siano passati in consiglio grazie al nostro senso di responsabilità perché la maggioranza non è stata in grado di garantire il numero legale?
Noi non crediamo che questa agonia amministrativa possa essere utile al paese; prendano esempio dal governo nazionale e compiano finalmente un atto di responsabilità presentando le dimissioni di sindaco e giunta nel più breve tempo possibile.
Solo una nuova amministrazione può dare nuovo slancio all’attività amministrativa del nostro paese e non è possibile aspettare, in queste condizioni, la primavera del 2014.

Il gruppo consiliare
“Progresso e Solidarietà”

Rivolgiamo a tutti i cittadini un augurio di Buon Natale e di un sereno Anno Nuovo.

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20.08.2011





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22.07.2011

Costi della politica: ecco le proposte del PD

Di fronte all’emergenza economica il Pd ritiene che la politica debba dare un contributo concreto di sobrietà e di responsabilità, lottando invece contro le concezioni demagogiche che rischiano di confondere tutto e non risolvere nulla.

Il Pd ha da tempo messo a punto precise proposte e dato vita a concrete iniziative parlamentari sul tema dei costi della politica e delle riforme istituzionali. Al Senato ha anche presentato emendamenti alla manovra del governo insieme a Idv e Udc, misure che il governo e la maggioranza hanno respinto, impedendone l’approvazione, ma che restano validi punti di riferimento per gli interventi da realizzare.

- Riduzione numero dei parlamentari: Camera con 400 deputati e Senato Federale con 200 senatori. E’ possibile calendarizzare già dal prossimo settembre il provvedimento volto alla riduzione dei parlamentari.

- Retribuzioni dei parlamentari: modificare la legge del 1965 che lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei magistrati italiani, per allineare l’Italia alla media delle retribuzioni dei parlamentari degli altri paesi europei.

- Vitalizi: Con una decisione interna alla Camera e al Senato (gli organi costituzionali hanno un’autonomia decisionale sul proprio bilancio) il Pd propone di rivedere entro la legislatura i vitalizi dei parlamentari riportandoli al sistema previdenziale in vigore per tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps.

- Risparmi e trasparenza su affitti e servizi. Il Pd propone di lavorare concretamente all’interno dei bilanci di Camera e Senato per ridurre la spesa collegata agli immobili (affitti), per dare trasparenza e risparmiare sui servizi offerti.

- Gli emendamenti al Senato. Con gli emendamenti alla manovra proposti anche insieme a Idv e a Udc il Pd punta inoltre ad alcune riforme capaci di dare un contributo importante al contenimento della spesa pubblica.

Tra queste proposte vi sono:
1. L’accentramento dei comuni più piccoli.
2. L’accorpamento delle province sotto i 500.000 abitanti (di fatto si arriverebbe ad un dimezzamento delle attuali province).
3. L’accorpamento delle società che fanno capo ai comuni
4. La totale incompatibilità dell’incarico dei parlamentari con qualsiasi altro incarico (sindaco, consigliere, presidente di provincia…).
5. Taglio delle auto blu e dei voli blu, limitandone l’uso a chi ne ha davvero bisogno.
6. Reintroduzione del tetto alla retribuzione dei manager pubblici

Queste proposte costituiscono un punto fermo del Pd, un patrimonio di iniziative sulle quali daremo battaglia e che il Pd si impegna a realizzare.

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contributo su manovra finanziaria 1

contributo su manovra finanziaria 2


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07.07.2011
PROVINCE. LA POSIZIONE DEL PD.
Da L’Unità. Articolo di Davide Zoggia, responsabile enti locali della segreteria nazionale del PD.

“Non è cancellando una parola che si risolve il problema del costo della politica. Non lo si fa con le scorciatoie facili e furbe a cui in queste ore, da tante parti politiche, si vuole fare ricorso. Aboliamo le province, certamente, frase ad effetto ma che non porta da nessuna parte se non si indica un percorso preciso su come superare l’attuale assetto. Il massimalismo verbale o nella sua variante contemporanea il riformismo pret a porter, si alimenta con simili forme di pressapochismo ad uso mediatico. Abbiamo un esempio eclatante sotto gli occhi: il federalismo, nelle sue declinazioni municipale e fiscale. Poteva essere una riforma straordinaria per efficacia ed efficienza. Quello voluto dal centrodestra è invece un guazzabuglio indigeribile che provoca danni e nessun beneficio, prodotto di un insieme di interventi disorganici che, per tale motivo ,anziché armonizzarsi in una coerente ristrutturazione dell’impianto istituzionale, producono continui cortocircuiti. E’ evidente che le province vadano riviste nel numero, nelle funzioni, nei compiti e quindi nei costi. E’ indispensabile: il paese è cambiato ma soprattutto il mondo è cambiato. Ma proprio per questo motivo tale riordino non può avvenire indipendentemente da una nuova e più snella visione dello stato, per fornire così servizi efficienti e non duplicazioni burocratiche. Non è sufficiente quindi dire che si aboliscono le province, lo si deve fare ma in modo da avere benefici e non danni. Esiste una proposta del Pd per quanto riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali e delle regioni. In questa si colloca anche quella specifica relativa alle province. Una proposta che non entra in conflitto con l’art.133 della Costituzione offrendo la possibilità di sviluppare un intervento coerente. Già con la riforma del titolo V il centrosinistra aveva cercato di ammodernare le istituzioni del paese, ma il percorso era stato bloccato dal centrodestra. Ora si presenta nuovamente l’occasione a patto di seguire un riassetto complessivo ed efficiente. E’ chiaro che nell’ottica di un sistema realmente federale è necessario giungere al superamento del bicameralismo perfetto con unica camera e l’istituzione di un senato federale con una diminuzione del numero dei parlamentari. Ciò significa quindi rivedere compiti e funzioni dei vari enti. Inoltre è chiaro che la revisione del ruolo e la diminuzione delle province deve andare di pari passo con l’istituzione delle città metropolitane. Sarebbe interessante sapere dalle varie tricoteuses che, in queste ore, chiedono a voce alta il taglio delle province se hanno minimamente idea di quali siano le competenze oggi dei soggetti che vogliono sopprimere. Hanno idea a chi andrebbero trasferite le competenze, anche in relazione alla dimensione dei comuni e all’impossibilità delle regioni di svolgere ulteriori compiti a fronte della legislazione vigente? E’ facile demagogia tracciare un segno sulla parola province, sarebbe una operazione identica a quella fatta da Berlusconi con le grandi opere, con i famosi cartelloni pieni di segni che, da inchiostro, non si sono mai trasformati in infrastrutture. L’effetto Berlusconi continua ad affascinare tanti politici, visto che è molto facile strizzare l’occhio a misure populiste, un po’ più difficile metterne in campo di coerenti.
La nostra proposta è concreta e riorganizza il settore con veri tagli e grandi possibilità di risparmio, essa è già depositata in parlamento ed è visibile sul nostro sito internet (all’indirizzo http://beta.partitodemocratico.it/leggeprovince).
Se si vuole fare sul serio bisogna dire a chi, una volta abolite, vanno le funzioni delle province, almeno quelle essenziali e come verrà dislocato il personale che oggi vi lavora. Altrimenti, parlare di costi della politica solo per le province diventa un modo per eludere il problema, per non affrontarlo mai sul serio. E i tempi di questa nostra riforma saranno brevissimi. Il paese va riformato e riavvicinato alle esigenze dei cittadini e in questo ci stiamo impegnando. Non vi è alcun intento dilatorio, noi non vogliamo far cadere la questione tanto che rilanciamo, fin da ora, la nostra proposta”.
In pratica, hanno spiegato i dirigenti del Pd, togliere la parole non serve a ridurre nulla, ma solo a piantare una bandierina di fronte a Tv e opinione pubblica, perché poi restano tutti i problemi di dove e come trasferire compiti, dipendenti, poteri, patrimoni. Il Pd ha presentato una sua proposta organica per la riduzione delle province, per la creazione di province metropolitane, per la ridislocazione di funzioni e compiti in modo da ridurre costi e aumentare l’efficienza della amministrazione pubblica.
Idv e Udc hanno ovviamente giocato su questo tema, che si presta alla propaganda. Ma resta il dato di fondo: non è togliendo una parole che si tagliano i costi.

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22.06.2011


Caro Ministro Brunetta ,

le volevo scrivere direttamente alla sua casella di posta elettronica, ma poi mi sono detto che persone della sua levatura morale non hanno voglia di parlare e/o di confrontarsi con gente come me che appartiene a quella parte di Italia peggiore, fatta di gente che lavora a singhiozzo, che ogni mese deve calibrare le proprie spese con la mira di un cecchino per non sfasare con il budget, e mi sono detto che l'unico modo di rendere visibile e deprecabile un errore come il suo, era quello di sottoporlo all'attenzione di tutti; quell'attenzione e quella sensibilità che nelle ultime occasioni di voto hanno espresso in maniera chiara e inequivocabile che questo Paese è stanco di Voi, e del finto spirito goliardico che vi muove.

In tutta onestà, Ministro, io non solo non mi sento peggiore, anzi, a volte faccio a botte con il mio ego ingombrante, proprio perchè mi rendo conto di essere una mente sottile, che da solo è riuscito a risalire la china, che sempre da solo e senza aiutini parentali è riuscito a farsi una cultura, ad aprire i propri orizzonti e soprattutto a guadagnarsi onestamente quel poco che tra le mani riesco a tenere. Sottolineo "onestamente", perchè non ho mai dovuto inchinarmi alle logiche di "palazzo" ma soprattutto non mi sono mai dovuto inchinare... o forse per parlare la lingua del suo Governo, entrare nei letti altrui... e questo le garantisco mi offre sonno sereno.

Sono un precario da 11 anni, parlo 4 lingue, ho un titolo accademico e un master, e sa una cosa, faccio il lavoro più bello del mondo, a tempo e a contratto ma lo faccio, non mi sento mortificato per essere un precario, ma mi mortifica e mi umilia l'idea che qualcuno ha, pensando a me come un numero da usare, o per riempire un buco occupazionale, o come qualcuno che per un po' serve, e lei il suo Governo non fanno che ricordarci quanto questa situazione sia caduca e fallace, ma sono uno di dura cervice e non demordo.. La invito, Caro Ministro, di ricordare per quel le resta da vivere, dell'enorme lezione propostola dai precari, UMILTA' ED INTELLIGENZA, quelle due cose che mancavano, oltre che al suo vocabolario, al videomessaggio che ha prontamente fatto girare in rete.

Weber, qualcuno che lei sicuramente conoscerà, diceva che un politico è tale: "perchè politico per professione, quando professione riecheggia nella terminologia tedesca la chiamata per vocazione al mestiere della politica, in grado di individuare nella massa soggetti atti alla gestione del bene comune (Beruf=Professione da Anrufen=chiamare)" ma non voglio tediarla, sappia solo che ancora una volta vi siete allontanati dal popolo, il popolo che è stanco dei vostri capricci e delle vostre "incontinenze goderecce", PORTI RISPETTO PER CHI HA ANCORA VOGLIA DI LAVORARE E SUDARE ONESTAMENTE, VISTO CHE CHI CI RAPPRESENTA HA DIMENTICATO DA UN PEZZO TALI VALORI.

UN SUO "NON-ELETTORE" FELICE DI ESSERE PARTE DELL'ITALIA PEGGIORE, QUELLA CHE LAVORA!!!

Invito a far girare questo mio messaggio, io ci metto la faccia, perchè sono stanco di questo sistema falso e volgare al quale mi vogliono far abituare.


Donato, lavoratore precario

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Mi identifico bene nel ritratto e nella risposta di questa persona e vi invito a fare girare; non si è precari per scelta.
Ci passiamo tutti dalla precarietà e ci facciamo la nostra gavetta, nessuno di noi si è trovato il posto pronto e in molti facciamo o abbiamo fatto diversi lavori con umiltà pur di iniziare ad affacciarci al "mondo del lavoro", perchè facciamo tutti fatica oggi a trovare lavoro e senza di questo non si possono realizzare diversi progetti personali.
Siamo NOI l'Italia migliore, quella onesta che studia, lavora, fatica, fa volontariato,è presente nella società civile, paga le tasse e va a letto e si alza ogni mattina con la coscienza a posto!!!
Conta la dignità e l'onesta intellettuale con cui si porta avanti il proprio lavoro, a maggior ragione sapendo che è a scadenza.

una lavoratrice precaria

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QUATTRO SI PER L'ITALIA

Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni di età e dispongono dei diritti politici sono chiamati ad esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.

Referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione

Referendum popolare n. 2 – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma

Referendum popolare n. 3 – Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme

Referendum popolare n. 4 – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.


Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.


Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.


ACQUA

Il PD vota
per l'acqua pubblica e per fermare la privatizzazione voluta dal governo Berlusconi
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L'acqua deve restare un bene pubblico accessibile a tutti i cittadini con un servizio della massima qualità a tariffe eque.
Vogliamo assicurare un governo pubblico dell'acqua: programmazione con le scelte dei sindaci, regolazione e controllo attraverso l'istituzione di una authority indipendente nazionale e compartecipata dalle regioni. Vogliamo una tariffa sociale e una più alta per chi spreca l'acqua.

La priorità agli investimenti e al miglioramento del servizio anche attraverso un fondo nazionale di riequilibrio tra le diverse zone del paese
.

Tutela di una risorsa scarsa e indispensabile alla vita, gestione accurata di un servizio complesso, controllo pubblico in ogni fase. L'acqua è un bene dell'Italia, un patrimonio di tutti.

NUCLEARE

Il PD vota sì per fermare il nucleare.
 
Siamo sempre stati contrari al piano di ritorno al nucleare voluto dal governo Berlusconi. Non per motivi ideologici ma perché è una scelta sbagliata che non conviene all'Italia. Una tecnologia vecchia e ancora mai applicata con tempi lunghissimi, costi enormi e incerti, nessun piano di gestione delle scorie radioattive, neppure di quelle già esistenti. E prima di ogni cosa il principio di precauzione: la tragedia giapponese ci dice che un incidente in una centrale nucleare non è eliminabile. Ambiente, salute, futuro per le nuove generazioni. Non si torna indietro.

GIUSTIZIA
 
Il PD vota . Perché per la Costituzione tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.
 
La legge sul legittimo impedimento è l'ennesimo trucco per evitare al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di rispondere alla giustizia dei suoi reati.
 
Non era necessario fare una nuova legge, perché il codice di procedura penale già prevede i casi di rinvio per tutti i cittadini che non possono presentarsi al processo, senza distinzioni di ruolo.
 
Con questa legge truffa si è voluta creare l'immunità assoluta, che non esiste in nessun altro paese del mondo.
 
La Corte costituzionale ha già bocciato parte della legge ed ha stabilito che su temi così importanti per la democrazia, non si può decidere a colpi di maggioranza ma occorre una legge costituzionale.

MATERIALI INFORMATIVI:

VOLANTINO INFORMATIVO ACQUA

CARTOLINA ACQUA BENE COMUNE

VOLANTINO INFORMATIVO FERMIAMO IL NUCLEARE

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24.05.2011 - Pubblichiamo una lettera pervenuta da un cittadino di Fagnano Olona

 

Caro Segretario del PD di Fagnano,

riporto una tua frase "dobbiamo abituare la gente a riflettere e pesare le parole e i contenuti."

Visto che dobbiamo abituare la gente a riflettere sulle parole e i contenuti, cominciamo a dire che quando si parla  di centrodestra, sarebbe opportuno parlare di "destra" perchè di centro non vi è più nulla. Inoltre, sentendo l'intervista di bossi (l'umberto) di domenica scorsa, ti accorgi che i  terroristi sono loro e della peggiore specie se poi, a intervenire, sono i borghezi vari, diciamo che il fondo si tocca solo sentendolo alitare... 

Non parliamo della santa anchè (staccato sta meglio). E che diciamo della mamma di batman? Non parliamo di "lui" che ormai è in delirio.

Aspettiamoci le peggior cose in questi ultimi giorni... La prepotenza è nel loro DNA. Sono come un orso ferito e perciò disposti a tutto senza freni. Oltre alle donne malmenate ai mercati rionali, sentiremo di bambini mangiati nei parchi cittadini dai comunisti zombi, risuscitati dalle bandiere rosse, affamati.

 A proposito di moderati... la gente lo sa che il ministro della difesa si chiama la rissa? Era un picchiatore insieme all'amico alè manno (anche qui, staccato sta meglio).

Questi sono i nostri governanti che, invece, cambiano le carte in tavola e dicono che Pisapia è un terrorista!

Digiamoggelo alla gente (con la voce rauca e gli occhi storti)

Saluti


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23.05.2011 - IN QUEL DI FAGNANO... NUMERO 2

GIORNALINO REALIZZATO DAL CIRCOLO PD DI FAGNANO OLONA

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Volantino Informativo Referendum 12/13 Giugno – Perché votare SI

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Le centrali nucleari e la sicurezza


La questione sulla sicurezza delle centrali nucleari è sempre stata oggetto di polemiche e ampi dibattiti tra i sostenitori del nucleare e coloro che sono contrari a questa risorsa energetica. Anche dopo il disastro di Chernobyl, in Ucraina, avvenuto il 26 aprile del 1986 e prima ancora in Pennsylvania (USA) nel 1979, nella centrale di Three Mile Island, in alcuni Paesi si continuava a parlare dell'affidabilità delle centrali, che erano a prova di qualsiasi evento (errori umani, terremoti, attentati ecc.) e si è continuato a produrre energia con le centrali. L'incidente di Chernobyl portò alla distruzione del nocciolo del reattore e di parte dell'edificio in cui era alloggiato. Nell'ambiente si dispersero una grande quantità di materiale radioattivo, causando vittime. La nube radioattiva fu sospinta dai venti, dapprima verso la Scandinavia, poi verso il sud Europa. L'allarme venne dato in ritardo in quanto il governo ucraino nascose il disastro, gli svedesi registrarono un’alta radioattività dell'aria. Anche l'Italia fu investita dalla nube e si registrarono notevoli aumenti della radioattività nel suolo, nell'aria, nell'acqua, comprese le sorgenti sulle Alpi (Cesio 137 e 134 , Stronzio e Iodio furono rilevati nelle sorgenti e nel suolo delle Alpi francesi e italiane...elementi che impiegheranno come decadimento naturale radioattivo, cioè fino ad arrivare al piombo, elemento non radioattivo, centinaia di anni: ad esempio il tempo di decadimento fisico del cesio 137 è calcolato in 30 anni, ma il tempo affinché la metà del Cesio depositatosi scompaia si situa tra i 180 e i 320 anni, quello dello iodio è calcolato in 8 giorni, ma nel frattempo lo abbiamo introdotto nel nostro organismo, quando abbiamo bevuto acque di sorgenti provenienti da tale luogo, sia in alimenti facenti parte della catena alimentare: le mucche si nutrono di erba, noi abbiamo bevuto il loro latte e/o abbiamo mangiato la loro carne). Le inchieste successive al disastro rivelarono che l'incidente fu causato da una notevole serie di errori umani e dalla violazione delle norme operative da parte dei tecnici della centrale, combinati con le caratteristiche di quel reattore, di vecchio tipo e poco affidabile (di seconda generazione). Il dopo Chernobyl ha avuto come effetto la sospensione dei programmi nucleari in diversi Paesi, tra cui l' Italia, dove il referendum popolare del 1987 ha detto “no” alla scelta nucleare. Altri Paesi come la Francia, la Germania il Giappone hanno costruito nuove centrali, con la motivazione di dipendere sempre meno da altri Paesi esteri per l'approvvigionamento di petrolio e carbone. Ma dopo Chernobyl c'è stata maggiore sicurezza?
Nel settembre del 1999, due operai della centrale per la produzione di uranio a Tokaimura, in Giappone, per errore innescano una reazione a catena. Muoiono i due operai e centinaia di persone vengono esposte alle radiazioni.
Nell'agosto del 2004, un incidente nell'impianto nucleare di Mihama - sempre in Giappone - provoca la morte di quattro operai colpiti da vapore ad altissima temperatura fuoriuscito da un reattore. In quell'occasione non ci fu dispersione di radioattività nell'ambiente.
Ed altri incidenti fino ad arrivare all'ultimo di cui tutti siamo stati testimoni e di cui i media ci hanno ampiamente parlato: quello di Fukushima.
Molti dicono che in Francia il 75% dell'energia elettrica è prodotta dalle centrali nucleari e che l'Italia ha ai suoi confini 13 centrali dislocate sia in Francia che in Svizzera e che se avvenisse un incidente in qualche centrale noi non ne saremmo certo immuni. Questo è vero, però Paesi come la Germania, dopo l'ultimo disastro avvenuto in Giappone, stanno pensando di smantellare le centrali più vecchie e da anni hanno attivato una serie di politiche ambientali sulle energie rinnovabili.
E poi, il discorso delle scorie è secondario? Non crediamo proprio!
Enrico Fermi nel 1942 realizzò in un laboratorio a Chicago la prima reazione di fissione nucleare. La sua scoperta oltre a rivoluzionare il modo di fare la guerra (vedi Hiroshima e Nagasaki) ebbe importanti applicazioni nella medicina e fece nascere la speranza di ricavare energia elettrica a basso prezzo.
Ma quel primo esperimento generò anche delle scorie radioattive che continueranno ad esistere, in forma pericolosa per la salute umana, per centinaia e migliaia di anni. Dopo più di 80 anni gli scienziati non sono ancora riusciti a trovare sistemi sicuri per sbarazzarsi delle 80.000 tonnellate di combustibile nucleare. La radioattività delle scorie nucleari si riduce soltanto con il processo naturale di dimezzamento. Per periodo di dimezzamento si intende il tempo necessario perché si riduca del 50% la radioattività iniziale. Dopo 10 periodi di dimezzamento è ancora presente 1/1000 della radioattività iniziale. Il plutonio, un elemento che si ottiene dall'uranio nelle centrali nucleari, ha un periodo di dimezzamento di 24.400 anni e continuerà ad essere pericoloso per 250.000 anni!!!
Attualmente le scorie vengono seppellite in depositi scavati nella roccia a centinaia di metri di profondità (questo quando tutto è legale!).
I problemi che si presentano sono essenzialmente due: il comportamento delle acque sotterranee che potrebbero compromettere l'isolamento dei depositi e l'instabilità dovuta ai movimenti sismici o ad attività vulcanica.
C'è un altro punto che non viene mai preso in considerazione. L'uranio non è estraibile all'infinito. Si trova in rocce come la carnotite e la pechblenda i cui giacimenti più ricchi si trovano in Australia, negli Stati Uniti, in Canada, in Sudafrica e in Russia (consideriamo quindi i costi di importazione). La percentuale di uranio nei suoi minerali è generalmente molto bassa: una tonnellata di minerale può contenere da 1 kg a 5 kg di uranio. Quindi l'uranio viene concentrato:
• le rocce provenienti dalle miniere sono frantumate e macinate finemente
• il prodotto concentrato ha l'aspetto di una pasta gialla, “yellow cake” e contiene un 75% di ossido di uranio
• l'ossido di uranio viene liberato dalle impurità con un processo di raffinazione
• la sostanza pura prodotta viene convertita in tetrafluoruro d'uranio, che sembra una parolaccia ma è costituito da un atomo di uranio e 4 atomi di fluoro
• questo viene trasformati in un gas: esafluoruro d'uranio, formato da un atomo di uranio e 6 atomi di fluoro
• in 100 kg di uranio naturale, l'Uranio 235, che è l'elemento fissile usato nelle centrali, è presente soltanto in una quantità pari allo 0,7%. L'uranio deve essere arricchito fino ad arrivare a percentuali tra il 3 e il 5%
• Dopo l'arricchimento la sostanza si presenta sotto forma di una polvere nera. Questa è compressa e poi cotta in forno per ottenere dei piccoli cilindri, chiamati “pastiglie”, lunghe circa 2.5 cm. Ciascuna pastiglia, che pesa soltanto 7 grammi, può liberare un'energia pari a quella di una tonnellata di carbone
• le pastiglie sono infilate dentro tubi metallici della lunghezza di 4 metri, in lega di zirconio, le cui estremità sono saldate e che costituiscono le barrette di combustibile
• le barrette singole sono assemblate insieme in una struttura a sezione quadrata
• la carica di combustibile di una centrale nucleare da 900 MW è formata da 11 milioni di pastiglie
• Nei cosiddetti reattori di “ultima generazione” si riesce non solo a produrre energia, ma anche a creare nuovo combustibile nucleare. Durante la fissione, si ottiene un materiale fissile non presente in natura: il Plutonio.
Ma il gioco vale la candela?
Non è meglio investire in un modello di sviluppo sostenibile? In energie rinnovabili?
Riteniamo importante aprire una pacata discussione sul tema del nucleare, del suo uso a livello mondiale sia per la produzione di energia che per la costituzione di armamenti nucleari: si pensi anche al problema della proliferazione nucleare in paesi del terzo mondo dominati da regimi militari e da integralisti (pensiamo all’Iran) e alla gestione delle scorie.
Infine le radiazioni sono incolori e insapori, è innegabile come i tumori siano aumentati dopo Chernobyl (pensiamo al tumore alla tiroide, dove si deposita lo iodio radioattivo), non solo a Chernobyl ma in tutti i Paesi dove la nube radioattiva è passata; le radiazioni possono inoltre provocare seri danni al DNA* delle cellule.
Non è ammissibile che l’economia venga prima della salute dei cittadini! Troviamo altre forme di energia sostenibili!

Quindi NO al nucleare! Vota SI’ al referendum.

*Le radiazioni colpiscono il DNA a tre livelli:
• Nella cellula già differenziata di tipo somatico: quando una cellula sana si trasforma in una di tipo canceroso provocando l’effetto oncogenico oppure l’alterazione interessa le generazioni cellulari successive, determinando il cosiddetto effetto mutagenico.
• Nella cellula embrionale: quando le alterazioni genetiche delle cellule embrionali, possono provocare malformazioni, aborti, neonati con gravi deformazioni,
• Nella cellula germinale sessuale: in questo caso i danni possono provocare sterilità sessuale, malattie ereditarie più o meno gravi, morte del feto nei primissimi stadi di vita.

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GEASC-REPLICA DEL CAPOGRUPPO DI "PROGRESSO E SOLIDARIETA' " ALLE AFFERMAZIONI DEGLI ASSESSORI MAURO E NAVARRA
Gli articoli apparsi su "La settimana" del 29 Aprile e sulla "Prealpina" del 19 Aprile, con le dichiarazioni degli assessori Mauro e Navarra mi costringono - mio malgrado - ad una replica considerata la gravità delle stesse.


Innanzitutto alcune precisazioni: io sono stato assessore al bilancio dal 2003 al 2009 e non per 15 anni come sostengono i due assessori; inoltre il signor Zanetello non ha mai presieduto il cda durante la nostra amministrazione ma è diventato presidente del cda della geasc a partire dal luglio del 2009, nominato dal sindaco Roncari.
Capisco che le tante nomine fatte dall'attuale amministrazione nel giro di un anno e mezzo possano averli mandati in confusione ma non ricordare chi è stato il loro primo presidente della Geasc a meno di due anni di distanza pare un pò preoccupante.
Una mia semplice richiesta di avere copia del contratto d'affitto che la geasc aveva stipulato all'inizio del 2008 con il proprietario dell'immobile di via Roma e l'elenco delle spese effettuate da geasc per approntare la sede di via Roma deve averli sconvolti.
Chiedere copia di documenti vuol dire fare i candidi?Avrei dovuto ricordare a memoria qualcosa che risale a più di tre anni fa? Se parliamo di memoria non credo che il pulpito rappresentato dagli assessori Mauro e Navarra sia il più raccomandabile. L'assessore Navarra ad esempio alcuni mesi fa non ricordava il contenuto del bando approvato poche settimane prima dalla giunta, con lui presente, sul bonus bebé e chiedeva spiegazione al sottoscritto per una norma che avevo riportato pari pari dal bando, in una nostra mozione esponendosi ad una delle tante figuracce che ha collezionato in due anni di amministrazione.
Ma torniamo a geasc. Si scandalizzano per un contratto d'affitto di 12 mila euro al mese di media in sei anni; stiamo parlando di 1000 euro al mese!!!! Una struttura su 2 piani di circa 200 mq complessivi ad uso uffici a 1000 euro al mese per 6 anni!!! Provino a chiedere a chiunque sia del mestiere se un contratto del genere non sia più che vantaggioso per un affittuario che avrà risparmiato decine di migliaia di euro in 6 anni!!!!
E che dire delle altre cifre sbandierate come uno scandalo? Non so se queste affermazioni siano più figlie dell'ignoranza o della malafede dei due assessori; e allora facciamo un pò di chiarezza così i cittadini potranno giudicare.
Le spese complessive sulla struttura ammontano a 339.533,78 euro.
Di queste 38.378,62 sono tutti gli arredi (sedie, scrivanie, tende, bacheche, armadio blindato, accessori vari e accessori per i bagni) che sono tutte di proprietà geasc.
103.822,00 sono state le spese per la struttura (Progettazioni e consulenze edili, controsoffitti, pareti in cartongesso, serramenti, demolizione muri, realizzazioni bagni con fornitura e posa di piastrelle, verniciatura cancello, porte interne, insegne pubblicitarie, vano contatore energia elettrica). Queste spese sono state in buona parte recuperate dal costo dell'affitto che chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale deve riconoscere che è nettamente inferiore ai prezzi di mercato.
Infine 197.133,16 è stato il costo complessivo degli impianti che in gran parte rimarranno di proprietà geasc. In particolare la spesa ha riguardato progettazioni e consulenze impianto di condizionamento e riscaldamento, consulenza certificazione energetica, impianto di condizionamento/riscaldamento, consulenza impianto elettrico, impianto elettrico, impianto idraulico, consulenza sistema informatico, impianto informatico e centralino telefonico, logo e sito web aziendale, impianto antifurto.
In particolare tutto il sistema informatico (computer, programmi e quant'altro) e il centralino telefonico sono costati 28.525 euro e non 200.000 come hanno "candidamente" dichiarato i due assessori mentendo spudoratamente!!
Queste sono le spese pazze?
Ricordiamo che la sede della geasc è stata creata dal nulla! Geasc, grazie agli strumenti di cui si è dotata può avere una potenzialità di sviluppo notevole, offrendo numerosi altri servizi che possono anche produrre utili. Solo che per far questo bisogna avere idee, spirito d'iniziativa, capacità imprenditoriali.
E a chi chiediamo queste caratteristiche, ad una amministrazione che in due anni non ha prodotto nulla?
Gli assessori Navarra e Mauro si occupino dei loro assessorati, comincino a produrre qualcosa oltre ai soliti annunci e raccomandazioni ai cittadini; l'assessore Navarra, più che alla sicurezza, dovrebbe essere nominato assessore agli annunci perchè in due anni non ha saputo fare altro.
Lascino stare la geasc; dimostrano di non capire nulla e di fare figure barbine.

Santi Di Paola
Capogruppo di "Progresso e Solidarietà"

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LA PROPOSTA DI LEGGE DEL PD PER L'ACQUA PUBBLICA

Il governo Berlusconi ha imposto la privatizzazione forzata dell'acqua. Ma l'acqua non si può privatizzare.
L'acqua è pubblica. È di tutti.
È un principio che non può essere messo in discussione. Rispettarlo significa garantire un diritto fondamentale dei cittadini e pensare al futuro, alle generazioni che verranno.
Le preoccupazioni dei promotori del referendum sono sempre state anche le nostre. Già dallo scorso autunno il Gruppo del Partito Democratico ha depositato alla Camera una proposta di legge sull'acqua pubblica (n. 3865 primi firmatari Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini).

   

Finalità

garantisce che l'acqua resti un bene pubblico accessibile a tutti i cittadini
assicura un governo pubblico di tutte le fasi del ciclo dell'acqua
disciplina l'uso della risorsa idrica anche per preservarla per le future generazioni

Alla fonte

tutela l'integrità dei bacini idrici
valorizza il ruolo e rafforza i compiti delle Autorità di distretto idrografico, per assicurare il risparmio e la qualità dell'acqua, il suo uso sostenibile e la difesa del suolo

Infrastrutture

afferma la proprietà pubblica di tutte le infrastrutture del ciclo integrato dell'acqua (acquedotti, fognature, depuratori)
vincola a criteri di efficienza ed economicità la gestione, la manutenzione e l'ammodernamento degli impianti
riduce le disparità sulla dotazione e sui costi tra le zone del Paese, mediante l'istituzione di un Fondo nazionale per il riequilibrio territoriale

Gestione

assicura, grazie al controllo delle Autorità pubbliche, la fornitura regolare di acqua di buona qualità in ogni casa
sopprime le norme del governo Berlusconi sulla privatizzazione del servizio idrico
consente alle amministrazioni locali di scegliere il tipo di soggetto al quale affidare la gestione del servizio (società pubbliche, miste o private)
garantisce in ogni caso procedure di affidamento trasparenti e imparziali

Autorità

istituisce l'Autorità nazionale di regolazione del servizio idrico, che opera con autonomia e indipendenza
assegna all'Autorità anche il compito di valutare i livelli di qualità, di verificare la congruità delle tariffe, di controllare l'attività dei gestori

Tariffe

introduce un sistema certo e congruo di tariffe, secondo i criteri dell'Autorità nazionale
premia i cittadini che usano l'acqua in modo responsabile e penalizza chi la spreca
istituisce una tariffa sociale a favore delle famiglie disagiate e numerose

Controlli e sanzioni

consente un reale controllo pubblico su tutte le fasi del ciclo: dal prelievo alla gestione, dalla depurazione al consumo
affida all'Autorità di regolazione il potere di punire i gestori con multe sostanziose, fino alla sospensione dell'attività
restituisce autonomia e responsabilità alle Istituzioni, Comuni in testa, anche attraverso la partecipazione alle "Assemblee d'ambito territoriale ottimale" (ATO)

Partecipazione civica

tutela i diritti degli utenti attraverso la Carta della qualità dei servizi
impone al distributore finale di informare i cittadini, anche avvalendosi delle associazioni di tutela dei consumatori
assicura il controllo civico attraverso strumenti di partecipazione dei cittadini

 

Scarica il volantino in PDF

Scarica la proposta di legge (n. 3865)


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un po' di chiarezza sull'immigrazione (Documento di Patrizia Toia)

RELAZIONE DI PIER LUIGI BERSANI ALLA DIREZIONE DEL 28 MARZO

EUROPA-ITALIA UN PROGETTO ALTERNATIVO PER LA CRESCITA (CONTRIBUTO DEL PD AL PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORME)

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17.03.2011 - celebrazioni per il 150° anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia

BUON COMPLEANNO ITALIA! di Gruppo Consiliare “Progresso e Solidarietà”

INNO DI MAMELI (http://www.quirinale.it)

Testo integrale della proclamazione del Presidente Obama del “Giorno dell’unificazione d’Italia” negli USA

“Il 17 marzo l' Italia celebra il 150° anniversario della sua unità come Stato. In questo giorno ci uniamo a tutti gli italiani in tutto il mondo per onorare il coraggio e i sacrifici e la visione dei patrioti che diedero vita alla nazione italiana. Nell' epoca in cui gli Stati Uniti combattevano per la preservazione della loro Unione, la campagna di Giuseppe Garibaldi per unificare l' Italia fu di ispirazione per tante lotte in tutto il mondo, come fu di ispirazione per il 39° reggimento di fanteria di New York, noto anche come «la guardia garibaldina». Oggi, l' eredità di Garibaldi e di tutti quelli che unirono l' Italia vive in milioni di donne e uomini americani di origine italiana, che hanno reso più forte e ricca la nostra nazione. L' Italia e gli Stati Uniti sono legati dall' amicizia e dalla dedizione comune alle libertà civili, ai principi democratici e ai diritti umani universali, che entrambi i nostri Paesi rispettano e promuovono. Mentre ricordiamo questa data cruciale nella storia italiana, rendiamo anche onore agli sforzi congiunti di americani e italiani per la protezione della libertà, della democrazia e dei valori che condividiamo, in tutto il mondo. Perciò proclamo il 17 marzo 2011 come giorno di celebrazioni del 150° anniversario dell' Unità d' Italia. Propongo a tutti gli americani di studiare la storia dell' unificazione dell' Italia e di onorare la perdurante amicizia tra i nostri due popoli”.

Barack Obama

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16.03.2011 - breve riflessione su giornalino PDL

Pubblichiamo una lettera pervenuta da una cittadina di Fagnano Olona


"La lista di Roncari sta distribuendo in questi giorni nelle buche delle lettere un volantino (il "Corriere di Fagnano") creato con mezzi propri (come viene sottolineato dal sindaco stesso in prima pagina), senza alcun costo aggiuntivo per il cittadino, per pubblicizzare il proprio operato alla guida del paese.
Fin qui nulla di strano, propaganda politica che è sempre stata fatta dai tempi che furono.

Da cittadina mi ha indispettito il fatto che sono stati riportati dati inerenti all'AMMINISTRAZIONE DELLA "COSA PUBBLICA CIVICA", nella fattispecie informazioni sulla raccolta differenziata, dati statistici degli abitanti, asfaltature delle strade e celebrazioni per il 150°, all'interno di un opuscolo di una lista politica, che è vero che è "al potere", ma che possiede uno strumento più oggettivo quale il bollettino comunale che arriva a tutti i residenti.
Questa iniziativa ha il sapore di una cosa pretestuosa, fatta per far vedere che, nonostante avverse vicende politiche locali, ci sono ancora e sono una giunta del "fare" (parafrasando un linguaggio di moda a livello di esecutivo).
Non accetto, sempre da cittadina, che la propaganda politica si mescoli con il dovere di informazione di una Amministrazione: sono due cose separate e distinte che afferiscono a due settori distinti che convivono nel governo del territorio: dovere di amministrare e connotazione politica.

Ammetto che è una polemica sterile e pretestuosa, dato che la lista che governa il nostro paese si inserisce nella categoria del "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire", ma ritenevo giusto che la parte più consistente dell'opposizione del mio paese sapesse cosa può pensare un comune cittadino.

Vi faccio tanti auguri domani per questi 150 anni di Unità: siamo una nazione giovane, zoppa, piena di risorse e di persone volenterose e con una coscienza civica, che non hanno paura di impegnarsi per costruire un'Italia più unita!!!

Cari saluti!
una cittadina di Fagnano Olona

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16.03.2011 - Pubblichiamo un messaggio ricevuto da un cittadino:

Si, 300 milioni di euro, quindi 5 euro per ogni italiano vivente: è il costo del mancato accorpamento dei referendum alla data delle elezioni amministrative. La decisione, chiaramente presa nella speranza di non far raggiungere il quorum ai referendum, è di per sé scandalosa, ma lo è ancor di più se rapportata alle polemiche di questi giorni sul costo che avrebbe avuto la festa una-tantum del 17 marzo: polemiche che hanno avuto effetto, visto che per risparmiare ci hanno tolto un giorno di ferie.
Quindi, riassumendo: per la festa dell´Unità d´Italia l´Italia non ha un soldo (lo hanno detto la Lega e la Confindustria) e la festa è gentilmente finanziata dai lavoratori, invece per evitare l´Election Day l´Italia è ricca, talmente tanto da poter buttare dalla finestra 300 milioni di euro. In attesa di prese di posizione di Lega e Confindustria anche su questo argomento (ma, chissà perché, non ci credo molto...) ci rimane una sola cosa da fare: andare a votare ai referendum e soprattutto invitare il maggior numero di persone a farlo, così da raggiungere il quorum e dare il chiaro messaggio a questi imbroglioni che ci governano che non bastano questi mezzucci per tacitare il popolo italiano!"

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«Il piano nucleare è sbagliato, altro che reazione emotiva»

Bersani a l'Unità: "PD in campo per il referendum,le vere priorità rinnovabili ed efficienza energetica"

Il Pd, annuncia in questa intervista Pier Luigi Bersani, sosterrà il referendum per abrogare la legge sul ritorno al nucleare.

Segretario, cosa risponde al governo, che definisce sbagliate le reazioni nostrane di fronte alla tragedia di Fukushima? «Certamente si tratta di un caso estremo ed è vero che ci sono nel mondo generazioni di centrali più evolute. Tuttavia continuare a classificare come emotive le reazioni dell`opinione pubblica è sbagliato».

Il governo non ce l`ha con l`opinione pubblica ma con voi che ne criticate il piano sul nucleare... «E sbaglia perché c`è una diffusa percezione, anche a prescindere da questa tragedia, che la tecnologia del nucleare sia ancora molto giovane e presenti seri problemi, sia per quanto riguarda lo smaltimento delle scorie che per le conseguenze di eventuali incidenti».

Non sono frequenti incidenti simili. «Non è la probabilità degli incidenti che suscita allarme, ma quanto siano tremende le potenziali conseguenze. A preoccuparci è il modo in cui il governo sta affrontando la questione. Già prima di quanto accaduto noi avevamo ottime ragioni, e le abbiamo ancora, per essere contrari al piano nucleare. Anzi, a questo fantapiano, che non ha nessuna fattibilità, che è economicamente svantaggioso e che preve- dendo l`impiego di tecnologie non nostre ci renderebbe totalmente dipendenti da altri».

Non sarà fattibile ma intanto il governo va avanti e si sta discutendo il decreto sulla localizzazione dei siti delle nuove centrali. «Stanno solo deviando l`attenzione dalle priorità, cioè efficienza energetica, rinnovabili, un`operazione di investimenti nella ricerca anche delle tecnologie nucleari. Il governo deve capire che se si vogliono fare le cose difficili, prima bisogna saper fare le facili».

Fuor di metafora? «Non stanno lavorando all`Agenzia di sicurezza, non hanno risolto il problema delle scorie già esistenti, non hanno smantellato le vecchie centrali, che sarebbe il vero allenamento per i nostri tecnici e le nostre capacità industriali. Non si stanno impegnando nei luoghi della ricerca per un nucleare che abbia strutturali condizioni di sicurezza e sostenibilità economica».

Tra pochi mesi ci sarà un referendum sul piano del governo: cosa farà il Pd? «Lavoreremo perché dalle urne esca una risposta chiara contro questo piano. Abbiamo chiesto che i referendum vengano accorpati con il voto delle amministrative perché vogliamo che si raggiunga il quorum».

Richiesta respinta. Non c`è il rischio che senza il raggiungimento dei 50% dei votanti sia un boomerang? «Sappiamo che la strategia referendaria presenta questo problema, perché è da 24 consultazioni che il quorum non viene raggiunto e spesso si strumentalizza il risultato. Noi ci impegneremo comunque per fermare questo piano che poggia sulla sabbia ed è totalmente sbagliato».

La destra vi dirà che importiamo a caro prezzo energia e che voi non proponete alternative. «Non è vero. Anzi, proprio nel settore energetico il governo sta facendo perdere la faccia all`Italia quasi al pari del bunga bunga, mentre noi sosteniamo che si debba insistere sull`energia da fonti rinnovabili, un settore in grande crescita, con miliardi di finanziamenti provenienti da ogni parte del mondo, ma che ora il governo vuole distruggere con un decreto. Bloccato l`attuale sistema di incentivi, che comunque andrebbe risagomato, ci saranno banche che definanzieranno gli investimenti sugli impianti per le energie rinnovabili, con evidenti conseguenze sul piano occupazionale e della crescita economica. Che sono poi le vere priorità di questo paese».

A giudicare dal dibattito politico, al di là della discussione sul nucleare innescata da Fukushima, la priorità al momento è la riforma della giustizia. «Ma perché abbiamo un governo del dopolavoro, che non sa e non vuole affrontare i veri problemi, che sono appunto la produzione industriale, l`occupazione, gli ammortizzatori in deroga, l`inflazione».

È perché non si discute di questo ma di giustizia che andate sull`Aventino? «Ma quale Aventino, non scherziamo. Siamo gli unici che stanno in Parlamento, anche se il governo l`ha ridotto uno straccio, costretto com`è a lavorare soltanto un giorno e mezzo alla settimana, perché dall`esecutivo non arriva più niente».

È Casini che vi ha invitato a non andare sull`Aventino... «Noi siamo pronti a discutere in Parlamento, nessun Aventino. Ma non si parli di un fumoso dialogo. Ci sono Camera e Senato, ci si confronti lì».

E voi che cosa direte? «Che è sbagliato affrontare la questione con legge costituzionale e poi rinviare le decisioni alla politica, cioè alla maggioranza e al governo. Non si possono dare in mano alla maggioranza di turno le leve per il controllo della magistratura, o la decisione sulle priorità per un`azione penale, che giustamente oggi è obbligatoria». Però ci sono urgenze da affrontare nel settore giustiza, o no? «Sì, ma sono affrontabili con legge ordinaria. E noi siamo pronti a discuterne partendo dalle proposte che abbiamo già depositato in Parlamento».

Anche sulla responsabilità dei magistrati in caso di colpa? «Anche. Noi non siamo il partito dei giudici, io sono pronto a disturbare la magistratura. Ma lo voglio fare per l`efficienza per i cittadini, non per esigenze di Berlusconi. Tra poco il Parlamento può essere chiamato a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione per i suoi processi. E questo sulla base del presupposto che Berlusconi abbia svolto azioni di distensione internazionale salvando la nipote di Mubarak. Vorrei ricordarlo anche a Casini, a cosa è costretto il Parlamento».


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8 MARZO 2011


Un caro augurio per l'8 marzo con le parole di

Oscar Wilde: Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto.

Denis Diderot: Quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell'arcobaleno e asciugare la pagina con la polvere delle ali delle farfalle.

William Shakespeare: Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.

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Se non ora, quando?
Mobilitiamoci anche a Varese per ridare dignità all’Italia 13.02.2011

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Liberalizzazioni: dal PD 41 norme ad effetto immediato

Ecco la risposta Pd alla propaganda berlusconiana: 34 proposte subito in rete, per discuterle con gli italiani. Non per modificare l'art.41 ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.

Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di propaganda. Questa è la risposta del Pd alla nuova mossa di Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di concreto”.

L'azione del Pd è la prima risposta alla nuova campagna mediatica con cui, questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale recante modifiche agli articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Carta sulla libertà di impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi.

Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha continuato il leader del Pd – e vado ad Arcore a piedi. Con le manovre proposte non smuovono neanche l'0,15% del Pil”. C'è un profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda, la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione economica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del sistema impresa.

“La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner. Questo articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 34/35 e chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”.

“Gli incentivi? Sono norme ornamentali ovvero concetto che non provocano nulla e non aggiungono nulla alla legge Bassanini o alle liberalizzazioni introdotte dalla legge Bersani. Anche qui nessun rilievo pratico così come gli incentivi per il Sud: un calendario, un timing”.

“Quella di Berlusconi è solo un'operazione di distrazione fallita dove resta inevaso il tema delle politiche economiche. Senza processi di crescita si rinvia il problema della stabilità. Ha protratto propaganda oltre un segno minimo di credibilità”.

consulta tutte le proposte del Pd

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La risposta a Berlusconi: proposta che arriva fuori tempo massimo
Lettera al Corriere della Sera di Bersani: "Il motore della crescita è la riduzione delle disuguaglianze"


Caro Direttore,

il mio partito sta lavorando ormai da un anno ad un progetto per l'Italia. Alla nostra Assemblea nazionale di venerdì e sabato se ne discuterà la prima sintesi. Benché tanti dei nostri documenti approvati siano pubblici, si è trattato di un'operazione svolta, nostro malgrado, in clandestinità, essendo l'agenda politico-mediatica sempre occupata da ben altri temi e contingenze. Noi ci siamo fatti un'idea piuttosto precisa della situazione italiana e dei possibili e difficili rimedi. Stiamo ragionando come un partito di governo temporaneamente all'opposizione. Con questa stessa attitudine, considero la proposta che il Presidente Berlusconi mi rivolge dalle pagine del «Corriere». Non nascondo la mia prima impressione: se la proposta è un astuto diversivo per parlare d'altro, mostra di essere davvero tempestiva; se è sincera, suona singolarmente estemporanea! D'altra parte negli anni trascorsi abbiamo imparato a nostre spese che Berlusconi ama gettare ponti quando è in difficoltà per abbatterli un minuto dopo. Ma non amo divagare o scherzare quando finalmente si può parlare di Italia. Nemmeno voglio dilungarmi in recriminazioni a proposito della sprezzante indifferenza con cui sono state ignorate dalla maggioranza in questi due anni le proposte pragmatiche dell'opposizione. Non posso tacere, tuttavia, dell'umorismo un po' macabro di cui Berlusconi fa sfoggio concedendomi «sensibilità» in materia di liberalizzazioni. Se chi ha fatto la liberalizzazione del commercio, dell'elettricità, delle ferrovie e di un certo numero di mestieri e di attività economiche è una persona «sensibile al tema», come definiremmo chi ha testardamente osteggiato tutto questo, chi ha affidato formalmente la riforma delle professioni agli ordini professionali, chi detiene personalmente posizioni dominanti in gangli vitali della vita civile? Ma passiamo oltre, e parliamo di cose serie. Negli ultimi dieci anni i nostri problemi antichi si sono drasticamente aggravati. Il Sud si allontana dal Nord, il Nord si allontana dall'Europa. Non c'è indicatore che non lo certifichi. La crisi ha accelerato il divario rispetto ai Paesi con cui siamo stati per molti anni in compagnia. Ci giochiamo il nostro ruolo nella divisione internazionale del lavoro; ci giochiamo la tenuta di un sistema di welfare e, in particolare, le prospettive di occupazione e di reddito della nuova generazione. Il fatto di essere, in Europa, il grande Paese a più bassa crescita e a debito più alto ci espone inevitabilmente a possibili tempeste. La positività e l'ottimismo tanto cari al Presidente del Consiglio possono venire solo dalla verità e dall'avvio di una riscossa e non dalla retorica oppiacea dei cieli azzurri che ha colpevolmente paralizzato le enormi energie potenziali del Paese (nemmeno può servire allestire astutamente bersagli immaginari: nella nostra proposta sul fisco discussa e approvata alla Camera si parla di evasione e di rendite, non di patrimoniali!).

Mi predispongo a proporre, assieme al mio partito, una scossa riformatrice che riguardi assieme democrazia ed economia. Una riforma della Repubblica che investa il funzionamento delle Istituzioni, la legge elettorale, un federalismo credibile, la giustizia e la legalità, la concorrenza e i conflitti di interessi, l'immigrazione, i costi della politica, i diritti, la dignità e il ruolo delle donne. Un nuovo patto per la stabilità, la crescita e l'occupazione, fatto di riforma fiscale, di liberalizzazioni, di norme sul lavoro, di riforma della pubblica amministrazione, di politiche industriali e dell'economia verde, di ricerca e tecnologia. Staremo al concreto e ci rivolgeremo con il nostro progetto alle forze sociali, all'arco ampio dei partiti di opposizione e a chiunque voglia discutere con noi.

Ma eccoci al punto. Quel che serve, in modo ineludibile, è uno sforzo collettivo in cui chi ha di più deve dare di più; in cui la riduzione delle diseguaglianze sia un motore della crescita; in cui tutti accettino di disturbarsi leggendo il futuro con gli occhi della nuova generazione. Uno sforzo paragonabile a quelli più ardui che abbiamo pur superato nella nostra storia repubblicana. Chi chiamerà a questo sforzo? Con quale credibilità? Con quale coerenza, con quale sincerità? Con quale capacità di unire un Paese diviso? Lo si lasci dire a un cosiddetto pragmatico: pensare di fare riforme difficili senza metterci la spinta di quei valori sarebbe come pretendere di tenere in piedi un sacco vuoto.

Per rivolgersi oggi credibilmente all'opposizione bisognerebbe che il Presidente Berlusconi fosse in grado di rivolgersi credibilmente al Paese. Non è così. Il Presidente del Consiglio non è in condizione di aprire una fase nuova: ne è anzi l'impedimento. Nessuna partita si può giocare a tempo scaduto. Ormai il Paese non chiede al Presidente Berlusconi un programma: gli chiede un gesto. Mentre l'Italia perde drammaticamente la sua voce nel mondo ed è paralizzata davanti ai suoi problemi, se ci fosse da parte del Presidente del Consiglio la disponibilità a fare un passo indietro, tutti dovrebbero garantire, e ciascuno nel suo ruolo, senso di responsabilità ed impegno. Se questa non sarà l'intenzione, il nuovo progetto per l'Italia dovrà essere presentato agli elettori. Noi ci accosteremmo a quella scadenza chiedendo a tutte le forze di opposizione di impegnarsi generosamente non «contro» ma «oltre»; in una operazione comune, cioè, di ricostruzione delle regole del gioco e del patto sociale, capace di suscitare, in un Paese sconfortato, un'idea di futuro.

Pier Luigi Bersani - segretario del Pd

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"10.000.000 di firme - Mandiamo Berlusconi a casa"  

Nel mese di Febbraio anche il PD Fagnanese ha aderito alla campagna lanciata dal segretario Pierluigi Bersani: sarà possibile aderire e firmare presentandosi ai nostri gazebo e agli incontri indicati nella sezione del sito "Appuntamenti", oppure segnalando direttamente la Vs disponibilità all'indirizzo e-mail
info@pdfagnanoolona.it.

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Simonelli: «Grazie a me quel terreno vale 900 mila euro»

L'ex-primo cittadino, chiamato in causa dal sindaco Roncari che lo accusa di "danno erariale" per la vicenda Cereda, annuncia una querela: «Il danno erariale lo sta creando lui, non sa come funziona un Comune»


Federico Simonelli, ex-sindaco di Fagnano Olona con la lista Progresso e Solidarietà, replica alle accuse rivolte dal sindaco Marco Roncari riguardo ad un presunto danno erariale che avrebbe provocato affittando alla cifra di 2000 euro all'anno per 6 anni l'area a lato della piattaforma ecologica alla ditta Cereda: «Sto pensando di querelare il sindaco Roncari per le sue affermazioni e come gruppo di centrosinistra non è da escludere che ricorreremo alla Corte dei Conti - precisa l'ex-sindaco - qua l'unico a creare un danno erariale è proprio il sindaco che ha cercato di vendere un'area del valore di 900 mila euro ad una cifra di gran lunga inferiore e in barba ad ogni elermentare regola che prevedeva una perizia, la presentazione della proposta di alienazione al consiglio comunale e un bando di vendita. Il sindaco non ha fatto nulla di tutto questo ma ha pensato di valutare autonomamente il terreno e i beni immobili presenti e ha mandato una lettera, firmata solo da lui, alla ditta Cereda facendo una proposta di vendita alla cifra di 779 mila euro. Dimostra che l'attuale primo cittadino non conosce assolutamente il funzionamento della macchina comunale».

Simonelli ripercorre anche l'iter che ha portato alla decisione di concedere il terreno in affitto all'impresa: «Si può tranquillamente dire che se oggi quell'area vale 900 mila euro è grazie a quel contratto d'affitto per il quale Roncari mi accusa di "danno erariale" nel quale - spiega Simonelli - abbiamo concesso l'affitto di 2000 euro all'anno ma abbiamo anche imposto lavori di adeguamento dell'area e la restituzione, a fine contratto, del terreno compreso del capannone per il ricovero mezzi costruito dalla stessa impresa. Prima quel terreno era la discarica della fonderia Tovalieri che ci scaricava terre inquinate, poi è stata bonificata. Il valore del terreno, quando è stata ceduta al Comune dalla fonderia Tovalieri, era di poche migliaia di euro mentre oggi una perizia ci dice che ne vale 900 mila». Simonelli, dunque, respinge al mittente le accuse a lui rivolte e sottolinea come il centrosinistra non abbia alcuna repsonsabilità nella situazione odierna: «L'ultimo sindaco di centrosinistra Tino Rossi ha lasciato al suo successore tutte le carte riguardanti l'area Cereda - conclude Simonelli - compresi i documenti che attestano le proposte di acquisto fatte dalla Cereda di 350 mila euro e 450 mila, entrambe rifiutate perchè sottodimensionate rispetto al valore dell'area. La Cereda fece anche ricorso contro lo sfratto del Comune, giunto al termine naturale del contratto stipulato dalla mia giunta, ma perse la causa».

15/01/2011

FONTE: www.varesenews.it

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Opposizioni unite contro Roncari: «Quante bugie sull'affaire Cereda»

I capigruppo annunciano la convocazione di un consiglio comunale per discutere della compravendita del terreno e del capannone con la ditta Cereda e per richiedere, nuovamente, le dimissioni del sindaco


Opposizioni riunite in un fronte comune contro la giunta Roncari. La vicenda della compravendita del terreno e del capannone nel quale opera la ditta Cereda sta mettendo seriamente in difficoltà, ancora una volta, la maggioranza che già aveva visto la cacciata della Lega Nord a fine 2010. Questa mattina, sabato, Fausto Bossi (capogrupppo Lega Nord), Federico Simonelli e Maria Chiara Gadda (Progresso e Solidarietà) e Vincenzo Manfredi (capogruppo Felci) si sono riuniti proprio nella sede locale del Carroccio per rispondere alle parole dette ieri dal sindaco Marco Roncari e dall'assessore all'urbanistica Broggini.

Ma andiamo con ordine. La Lega Nord esce con un comunicato nel quale accusa il sindaco di svendere il terreno comunale sul quale sorge il capannone dove opera l'impresa Cereda e annuncia la citazione in tribunale dello stesso sindaco. Roncari, infatti, aveva scritto nel novembre 2009 una lettera nella quale chiedeva all'impresa se fosse interessata all'acquisto dell'area alla cifra di 779 mila euro. L'impresa ha accettato ed era pronta a versare come anticipo 450 mila euro, ottemperando alla richiesta del sindaco. A quel punto Roncari, su spinta dell'assessore ai lavori pubblici e dell'assessore al bilancio, chiede di calendarizzare all'ordine del giorno del consiglio comunale del 21 dicembre 2009 l'alienazione del terreno e del capannone ma, su pressione della Lega Nord che aveva fatto notare la mancanza di tutta una serie di passaggi necessari, non ci riesce.

La fretta era dovuta all'approvazione del bilancio: quei 450 mila euro di anticipo, richiesti nella lettera alla ditta dal sindaco, sarebbero serviti a evitare lo sforamento del patto di stabilità, cosa che comunque non è avvenuta in quanto il 22 dicembre l'assessore al bilancio era riuscito a trovare i soldi necessari nelle pieghe del bilancio. Venuta meno l'urgenza il sindaco cambia idea e decide di seguire l'iter necessario all'alienazione facendo effettuare una perizia che stabilisce il valore di terrenno e capannone in 900 mila euro. Nel frattempo viene fuori che l'impresa non aveva mai accatastato il capannone e non aveva mai pagato Ici e tassa sullo smaltimento dei rifiuti. A questo punto servirebbe anche un bando di vendita pubblico ma non c'è tempo perchè la Cereda si rivolge al tribunale per vedersi riconosciuta la mancata volontà da parte del comune di accettare il pagamento dei 779 mila euro e, per dimostrare che quella è l'unica cifra che conta, cita in tribunale il sindaco Roncari (udienza prevista per il 1° febbraio) che aveva firmato di suo pugno le lettere nelle quali azienda e Comune si accordavano sulla compravendita.

Arriviamo alla conferenza stampa convocata questa mattina dai capigruppo dell'opposizione. Lega Nord, Progresso e Solidarietà e Felci annunciano che verrà convocato un consiglio comunale che abbia come unici punti all'ordine del giorno "l'affaire Cereda" e la richiesta di dimissioni del sindaco: «Hanno accusato l'ex-assessore leghista all'urbanistica, Giovanni Russo, di aver avallato questa proposta di acquisto - ha detto Fausto Bossi - l'ex vicesindaco Romano Chierichetti e l'ex-assessore Russo hanno chiesto di stralciare il punto dell'alienazione prima del consiglio comunale di dicembre e nello stesso consiglio risulta a verbale la presa di distanza dello stesso Russo che blinda il provvedimento fino all'aprile successivo». Per l'ex-sindaco Simonelli il primo cittadino avrebbe condotto «una vera e propria compravendita privata con un bene del Comune ad una cifra nettamente inferiore al valore stabilito dalla perizia che la stessa amministrazione ha fatto fare». Vincenzo Manfredi è sulla stessa lunghezza d'onda: «Appare chiara la responsabilità del sindaco in questa vicenda che, in barba alla procedura per le alienazioni degli immobili del Comune, ha bypassato completamente il consiglio comunale e gli uffici comunali». L'opposizione unita intende chiedere le dimissioni di Marco Roncari sottolineando che «l'attuale primo cittadino, insieme alla sua giunta, non è adeguato all'incarico che ricopre».

15/01/2011

FONTE: www.varesenews.it

 

 

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