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01.05.2012
Il Lavoro prima di tutto!
Leggi le
proposte del Partito Democratico in tema di LAVORO

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01.05.2012
Il buon esempio. Le proposte del Partito Democratico sul
finanziamento dei partiti
In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile
ridare un senso etico alla politica, far capire che solo la buona
politica può far uscire il paese dalle secche e che nuove
scorciatoie populiste, di qualsiasi segno, ci riporterebbero nel
burrone. I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare
l'esempio, tirando la cinghia e avviando un rinnovamento e un
rafforzamento delle regole interne, in modo da riavviare il cammino
della democrazia.
Leggi le
proposte del Partito Democratico sul finanziamento dei partiti
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24.04.2012
Care iscritte, cari iscritti,
il 25 aprile noi italiani ricordiamo la liberazione dal nazifascismo
e la resistenza di quanti lottarono anche a costo della vita per la
libertà e la democrazia nel nostro paese. Se oggi noi viviamo in un
mondo migliore lo dobbiamo anche a loro. Per queste ragioni, la
celebrazione del 25 aprile per noi democratici non è un semplice
rito, ma il momento in cui ciascuno rinnova l'impegno personale e
collettivo per la difesa e lo sviluppo della democrazia in Italia e
in Europa.
La ricorrenza del 2012 si presenta da questo punto di vista ancora
più significativa. Fin dall'inizio il Partito democratico ha avuto
l'ambizione di essere il partito della liberazione, della
Costituzione e della ricostruzione civile e democratica dell'Italia.
Abbiamo passato anni terribili. Il populismo ha governato il paese,
portando l'Italia sull'orlo del burrone. Noi abbiamo lottato contro
questa deriva, chiamando tutti alla riscossa civile, per riportare
l'Italia nell'alveo del modello europeo. A lungo siamo stati soli.
Gran parte della classe dirigente sosteneva Berlusconi e il suo
populismo e chiudeva gli occhi di fronte alla realtà. Alla fine i
frutti dell'impegno del Pd sono arrivati, come dimostrano i
risultati delle amministrative e dei referendum del 2011, la caduta
del governo Berlusconi.
A un passo da una crisi devastante abbiamo ottenuto l'uscita da
palazzo Chigi di Silvio Berlusconi.Il Pd si è impegnato, per la
salvezza dell'Italia, al sostegno del governo guidato da Mario
Monti. Il compito di un grande partito popolare e nazionale è di
pensare prima all'Italia e poi ai suoi interessi. L'eredità lasciata
dal centrodestra è tuttavia pesante e il senatore Monti ha dovuto
prendere provvedimenti impopolari. Non tutte le misure che sono
state varate l'avremmo predisposte noi. Abbiamo avanzato le nostre
proposte e ottenuto anche alcuni importanti miglioramenti (dal
prelievo sugli esportatori di capitale che hanno sfruttato il
condono di Tremonti alla lotta contro l'evasione, alla difesa
dell'articolo 18, fino alla battaglia per il futuro degli esodati).
Ma non dimentichiamo e non permettiamo che si dimentichi che Monti è
venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi.
Siamo a un tornante storico. Ci troviamo a vivere insieme la crisi
economica più grave dal 1929 e la crisi politica peggiore dal 1992,
anno di Mani Pulite. In questo passaggio il Pd si è assunto il
compito di tenere in collegamento il governo con le esigenze sociali
e la sofferenza del paese. Il Pd vuole essere il motore che spinge
l'Italia ad arrestare il declino, a riprendere la crescita e, nello
stesso tempo, il partito che promuove una riforma profonda della
politica, senza la quale non può esservi una riscossa del paese.
In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile
ridare un senso etico alla politica, far capire che solo la buona
politica può far uscire il paese dalle secche e che nuove
scorciatoie populiste, di qualsiasi segno, ci riporterebbero nel
burrone. I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare
l'esempio, tirando la cinghia e avviando un rinnovamento e un
rafforzamento delle regole interne, in modo da riavviare il cammino
della democrazia.
Fin dall'inizio il Pd ha deciso di far certificare i propri bilanci
da una società esterna di revisione (la stessa che certifica il
bilancio della Banca d'Italia) ed ha proposto una legge per
applicare e regolare l'articolo 49 Roma, 24 aprile 2012 della
Costituzione, in modo da fissare norme precise per la vita interna e
per la trasparenza dei partiti politici, fondamentali in ogni
democrazia occidentale. Non erano scelte casuali, erano volute. Ma
ora bisogna fare di più.
In questo ambito il Pd punta a una immediata e profonda riforma del
finanziamento pubblico, perché i partiti, se devono assolvere al
proprio compito democratico, non possono e non devono vivere
prigionieri dell'interessato sostegno del o dei miliardari.
In particolare, il Pd propone:
a) La certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società
esterne di revisione; il controllo da parte della Corte dei conti;
la pubblicazione dei conti su internet.
b) Tetti drasticamente più stringenti per le spese elettorali, non
riferibili solo al periodo immediatamente precedente il voto,
imponendoli dove oggi non sono previsti e riducendoli dove sono già
in vigore.
c) Il dimezzamento da subito, rispetto all'anno scorso,
dell'ammontare complessivo del finanziamento pubblico ai partiti
costruendo un sistema basato su due pilastri, secondo il modello
tedesco: 1) un contributo fisso relativo al numero dei voti; 2)
un'agevolazione o una compartecipazione pubblica commisurata in base
all'entità del finanziamento privato raccolto da ciascun partito. In
proposito vanno ricordati due temi. Il primo: il Pd ha, fin dalla
nascita, raccolto parte non irrilevante dei fondi con il
tesseramento e con le feste democratiche, che per scelta politica il
Pd lascia ai territori, con i contributi dei parlamenti e degli
amministratori. Il secondo: il Pd ha girato una parte dei
finanziamenti alle strutture regionali e continuerà a farlo anche
nelle nuove e più stringenti condizioni. Con questo passaggio
l'Italia resterà largamente al di sotto di quanto avviene in
Germania, in Francia, in Spagna.
d) Il finanziamento privato deve essere consentito solo per somme
molto contenute e reso trasparente, in modo che i cittadini possano
controllare.
Il Parlamento oggi ha la possibilità di varare in poche settimane
sia le norme per regolare la vita interna dei partiti, sia i
drastici tagli e la riforma del sistema di finanziamento pubblico.
E' un contributo che la politica deve dare, oltre all'indispensabile
riforma della legge elettorale per consentire ai cittadini di
scegliere i parlamentari, alla riduzione del numero dei deputati e
dei senatori e agli altri interventi di rinnovamento istituzionale.
Il Pd prende l'impegno solenne a procedere su questa strada e a
incalzare le altre forze politiche, che devono abbandonare posizioni
di facciata per essere richiamate alla concretezza dei fatti e dei
tempi per ottenere risultati certi prima delle vacanze estive.
Il Pd non da oggi ha ingaggiato la battaglia per la ricostruzione
civile e democratica dell'Italia, per uscire dal populismo e tornare
in Europa.
Oggi, 25 aprile, è il momento per rinnovare quell'impegno.
Lo prendo di fronte a voi che ogni giorno alimentate le iniziative
del partito. Chiedo a tutti forza e tenacia nel sostenere le ragioni
della buona politica, le stesse che hanno spinto ciascuno di noi a
lavorare per la democrazia e per il nostro paese.
Pier Luigi Bersani
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14.04.2012
Caro Padellaro, il PD è un partito vero
Il PD è un partito vero. Non è un partito personale: chiama i
cittadini ad eleggere il proprio segretario nazionale, fa regolari
congressi, ha organismi dirigenti che si riuniscono, discutono e
decidono. Non è un partito di plastica: ha oltre 600 mila iscritti,
6 mila circoli, ogni anno organizza e sostiene il costo di campagne
elettorali, centinaia di dibattiti, iniziative pubbliche, feste. Le
risorse che entrano nel bilancio del PD nazionale sotto forma di
rimborsi elettorali ed erogazioni liberali le spendiamo fino
all'ultimo euro. Noi non teniamo i soldi fermi in banca. Non
compriamo case, non investiamo in Tanzania, non usiamo i contributi
pubblici a fini personali. Li utilizziamo per le elezioni e
l'attività politica. Per organizzare la libera partecipazione
democratica di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini. Senza
debiti, senza immobilizzare inutilmente le risorse che abbiamo.
I contributi pubblici, tra le nostre entrate, hanno un ruolo
essenziale. Innanzitutto perché ci rendono liberi: liberi dai
condizionamenti di lobbies e finanziatori privati, che in altri
Paesi dettano l'agenda della politica a prescindere dalla volontà
popolare. Il sistema dei rimborsi elettorali va radicalmente
riformato: servono trasparenza totale, controlli rigorosi, sanzioni
efficaci. Bisogna ridurre l'entità e ripensare le regole dei
contributi pubblici, che pure sono stati drasticamente tagliati
negli anni più recenti. Ma cancellarli sarebbe un errore drammatico,
che consegnerebbe la politica definitivamente nelle mani
dell'ennesimo miliardario di turno.
I costi che sosteniamo per fare politica sono alla luce del sole. I
conti del PD sono su Internet: chiunque può leggerli in ogni
momento, chiedendoci conto di come ci procuriamo le risorse e dove
le spendiamo. I nostri bilanci sono sin dalla nascita del PD
certificati da una primaria società internazionale di revisione. Da
quest'anno abbiamo esteso la certificazione anche ai bilanci delle
nostre strutture regionali.
Antonio Padellaro nel suo editoriale di oggi bolla tutto questo come
"sperpero che grida vendetta". Peccato. Evidentemente è colpa mia:
non sono riuscito a spiegare i numeri del partito di cui sono
Tesoriere (con orgoglio, nonostante i tempi duri che attraversiamo).
O, forse, Padellaro ha capito benissimo. Ma doveva fare passare un
messaggio tanto strumentale quanto infondato. Il messaggio populista
e demagogico che i partiti, in fondo, sono tutti uguali: o imboscano
i soldi dei cittadini o li sperperano senza ritegno. Uguali a
prescindere dal fatto che rispettino le regole o le abbiano
calpestate. Uguali a prescindere dal fatto che siano un corpo vivo
della società o entità assoggettate al volere di un uomo solo al
comando. E tutti chiamati a fare penitenza o, meglio, a sparire del
tutto.
No, caro Padellaro. Noi non ci stiamo. Perché siamo un partito vero,
che fa politica ogni giorno. A testa alta.
Antonio Misiani – Tesoriere Nazionale del PD
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10.04.2012
Il romanzone padano
di MARCO ALFIERI -
http://www.lastampa.it
«Lumbard tas» e «Basta! Con le rapine del fisco» credo siano del
1985. Passavo in pullman per viale Aguggiari e c’era tutta la strada
tappezzata di questi strani manifesti.
Erano sgraziati, scritti con grafia elementare e colori vistosi,
firmati Lega lombarda. «El tricolor che vorom minga!», con la
gallina padana che cova le uova d’oro facendole planare su «Roma
ladrona» dev’essere del millenovecentottantotto. Lo ricordo perché
ero al primo anno di ginnasio e mio padre ci lasciava a due passi da
scuola, davanti alla chiesa della Brunella, dove c’erano tre file di
piccoli murales padani.
Per chi è cresciuto a Varese negli anni dell’incubazione leghista fa
sorridere l’idea che quella del Carroccio possa archiviarsi come una
storia da romanzone criminale tout court , Trote & Belsiti, polenta
& ‘ndrangheta. Chi liquida l’avventura di Bossi and Co. ad affare di
fondi neri e tribunali significa che non è mai stato a Varese. Non
conosce l’odore della campagna urbanizzata del Nord, la religione
della famiglia-impresa così diffusa da queste parti.
Non ho mai votato Lega in vita mia ma ci sono vissuto in mezzo per
anni, impastata tra amici, oratorio, campetti da basket, paeselli di
mezza collina, locali, qualche parente, i vicini di casa. Nel
Varesotto è una cosa assolutamente normale, gente che lavora e si fa
i fatti suoi. Nessun barbaro con l’anello al naso.
A scuola il primo gadget leghista lo intercettai in terza media
sullo zainetto Invicta di un mio compagno di Brebbia, il paese delle
pipe e delle botteghe artigiane: un adesivo tondo, rosso e bianco,
con lo spadone di Alberto da Giussano. Un giorno arriva in classe e
ne distribuisce un mazzetto. E’ stato il primo volantinaggio
inconsapevole a cui abbia assistito. Poi qualche scritta sui muri
della «Vidoletti», dove andava alle medie mia sorella Silvia, i cori
al palazzetto dello sport quando giocava la pallacanestro Varese, e
i passaparola dei genitori dei miei amici orecchiati alle feste di
compleanno: «Sapete, l’insegnante di Matteo è meridionale, non parla
neanche bene l’italiano. Inoltre è sempre assente, deve tornare al
paese...».
Fuori da scuola il bersaglio poteva essere l’impiegato delle poste
che ti fa aspettare le mezz’ore in fila «sempre al telefono», il
finanziere con lo stecchino in bocca, il maresciallo dei Carabinieri
con la panza o i discorsi al bar Tre Valli, dove andavo a comprare i
biglietti del pullman: «Da Roma in giù nessuno lavora né paga le
tasse...».
Pregiudizi bonari venati di un razzismo light, piccole istantanee
quotidiane dove vero e verosimile si mischiano facendosi senso
comune. Questa era l’aria che si respirava nelle ricche province
produttive del Nord all’inizio degli Anni Ottanta, con noi ragazzini
interessati a tutto tranne che alla politica: chi figlio di
artigiani e piccoli imprenditori vessati da fisco e burocrazia, chi
di valligiani spaesati delle Prealpi e orfani del fordismo,
preoccupati di non farcela in un mondo diventato improvvisamente
grande e globale. Li ricordo tutti con un’allergia fissa:
l’impiegato statale, quasi sempre del Sud, quintessenza di «Roma
ladrona».
La Lega nasce culturalmente su questi retropensieri, di
extracomunitari ce n’erano ancora pochi. Mentre il patto fiscale che
ha fatto l’Italia dopo la guerra non regge più e la Prima Repubblica
collasserà da lì a poco. La Lega che ho visto crescere poteva
esaurirsi in un refolo piccolo-borghese come tanti altri. Un
movimento folcloristico lungo una stagione. L’auto di Bossi, credo
fosse una Citroën, la si trovava al venerdì pomeriggio posteggiata
davanti al Bar Caffettiera. Maroni lo trovavi da Blockbuster in
piazza della Repubblica o alle tastiere del Distretto 51 con l’amico
«comunista» Johnny Daverio, allora giovane dirigente in Comune.
Mentre i figli del notaio Franca Bellorini, nel cui studio nasce la
Lega autonomista lombarda, correva l’anno 1984, giocavano a
pallacanestro insieme a me e i miei fratelli. Varese, la Betlemme
leghista, è un grande paesone.
Per questo a chi se li è visti crescere sotto il naso sembra
impossibile che il circuito dei media abbia preso il Carroccio così
sul serio da demonizzarlo per 20 anni fino a farne nei giorni tetri
delle dimissioni un grande romanzone criminale, roba da Goodfather e
brogliacci di tribunale.
Avevo 11 anni quando Giuseppe Leoni, l’architetto amico di Bossi,
nel luglio 1985, fece il suo primo discorso in Consiglio comunale in
dialetto bosino («sciur president, cullega...»). E giù tutti a
ridere! Una cosa mai vista prima. Nessuno pensava che dalle Prealpi
stava per alzarsi un vento che avrebbe cambiato l’Italia. Il ritiro
della delega politica alla vecchia Dc. Più prosaicamente, il Leoni
da Mornago puntava ad essere padrone in casa sua, risorse comprese.
Invece per l’insipienza dei partitoni, arrivati esausti agli ultimi
tornanti del Novecento, il Carroccio si gonfierà di voti fino a
diventare l’ago della bilancia della politica italiana. Senza tv,
senza giornali, senza soldi (visto cos’è successo forse era meglio
così), sfidando le leggi del marketing, con dirigenti scesi a Roma
con il vestito della festa, le cravatte storte e le scarpe a punta.
Potenza della Questione settentrionale.
Il compianto Francesco Tabladini, per due mandati presidente dei
senatori padani prima di rompere con il Senatùr, lo ricordava
spesso: «A quei tempi ogni titolo di giornale contro, ogni snobismo
da salotto, ogni intervista tv schifata di qualche benpensante ci
faceva guadagnare paccate di voti...». Nel frattempo la politica si
ritira dal territorio per andare in tv da Bruno Vespa e il Nord
diventa improvvisamente «il profondo Nord», dove Bossi ha buon gioco
a scambiare la globalizzazione con il localismo. Terra ostile, plaga
straniera, quasi ci fossero ancora gli austriaci e non la gente che
fino a qualche anno prima votava Dc, Psi e Pci.
Anche i maneggi della «ditta Bossi», visti con gli occhi di chi fu
ragazzino a Varese, non sono che la degenerazione di un tratto
tipico della provincia padana. Nelle imprese a controllo familiare
la distinzione tra ricchezza privata e patrimonio aziendale spesso
si scolora. Il fondatore immagina di poterne disporre a piacimento,
è roba sua. E’ su questo equivoco che dopo la malattia del Capo si è
alimentata la corte dei miracoli, le scorribande dei Belsito e delle
Rosi Mauro. Ma è solo la coda della storia leghista, non il suo
riassunto. Anche se oggi viene facile buttarla in barzelletta: fanno
ridere (e arrabbiare insieme) il Trota e le lauree comprate,
l’ampolla del Monviso, la maga, i ministeri a Monza, il cerchio
magico e le gite in barca a Venezia. Ma tutto questo non fa che
aumentare le responsabilità di chi per vent’anni, contro the Family,
ha sempre perso male...
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30.03.2012
E' APERTO IL TESSERAMENTO PER L'ANNO 2012!
E' possibile iscriversi al PD in qualsiasi momento:
presso i nostri gazebo ogni prima domenica del mese (sotto i portici
in Piazza Alfredo di Dio, dalle ore 9.30 alle ore 12.00), in
occasione degli incontri periodici presso la sede PD di Via Roma 65
oppure... segnala la tua richiesta all'indirizzo e-mail
info@pdfagnanoolona.it e
ti contatteremo.
La tessera ha tanti significati: un segno di fiducia, di
appartenenza, di sostegno economico alle nostre iniziative (2/3 del
ricavato rimangono alla sede locale). Ognuno scelga il suo.
Di questi tempi la fiducia nei partiti è bassa e i partiti hanno
fortemente contribuito a questo malumore diffuso - noi riteniamo che
la soluzione migliore non sia rinunciare ma piuttosto mettersi in
prima linea e dare il proprio personale contributo, anche critico,
al PD affinchè possa crescere e migliorare.
Ti aspettiamo!

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06.03.2012
3 a 0 per le
opposizioni. E la maggioranza scricchiola. La maggioranza del sindaco Roncari è stata battuta su tre diverse
mozioni da parte dei gruppi di opposizione che esultano: “siete dei
morti che camminano”
E’ stato forse il consiglio comunale più duro di sempre per il
sindaco Marco Roncari. Una seduta che ha visto la sua maggioranza
sgretolarsi davanti alle mozioni delle opposizioni. Tra le fila dei
suoi sostenitori nella sala consigliare, infatti, nell’appuntamento
di lunedì 5 marzo mancavano due dei suoi. Il consigliere Luca
Vanetti, che ha recentemente rassegnato le sue dimissioni da
assessore, era assente per alcuni esami urgenti al pronto soccorso
mentre il collega Biagio Annunziata - fanno notare alcuni genitori -
aveva riservato parole di fuoco verso la politica
dell’amministrazione sulle mense scolastiche. E anche il suo scranno
in consiglio era vuoto.
E così, dopo aver risposto ad alcune interrogazioni sullo stato di
salute dell’Olona per il quale, annuncia l’assessore Broggini
«dovrebbero arrivare 400mila euro dalla regione per interventi sul
fiume», sullo stato dei dissuasori in via Piave angolo via Matteotti
e sullo stato di avanzamento del PGT, si è arrivati al momento delle
mozioni, che quindi prevedono una votazione. Una votazione molto
attesa dopo che qualche settimana fa le minoranze avevano dichiarato
che “la maggioranza è solo virtuale” mentre il sindaco aveva fatto
loro eco confermando la buona salute della sua giunta. Ma oggi la
poltrona del primo cittadino scricchiola poiché la sua maggioranza è
andata sotto per ben tre volte.
Con la prima mozione tutte le opposizioni chiedevano di bloccare
l’aumento dei buoni pasto per le mense cittadine fino a settembre e
la discussione tra i gruppi si è accesa. Un lungo dibattito - che
qualcuno tra il pubblico sospettava fosse prolungato per consentire
agli assenti di arrivare nel palazzo comunale - ha preceduto la
votazione tanto attesa dai genitori. Ma degli assenti non c’è stata
traccia e la maggioranza è andata sotto: 10 voti a favore della
mozione e 9 contro.
Stesso scenario per altre due mozioni presentate dal consigliere
leghista Fausto Bossi riguardanti la sollecitazione per la creazione
di “parcheggi rosa” per le donne incinta (passata all’unanimità) e
la richiesta al governo romano per annullare l’obbligo di versamento
alla Banca d’Italia delle liquidità del comune. Entrambe le mozioni
sono passate, anche grazie a qualche voto della maggioranza per cui
il capogruppo aveva lasciato libertà di voto.
Una volta portato a casa il “bottino” con un secco 3 a 0, le
minoranza hanno abbandonato l’aula. «Non vogliamo fare la stampella
di un’amministrazione che non riesce a garantire neanche il numero
legale in consiglio» ha dichiarato il consigliere Santi di Paola
della lista Progresso e Solidarietà e mentre tutta l’opposizione si
preparava a tornare a casa, parafrasando il film “il miglio verde”,
hanno ribattezzato la maggioranza del sindaco Roncari una «dead
administration walking». E così, mentre fuori una pioggia battente e
forte vento sferzavano la città, la seduta si è chiusa. Ma forse il
clima all’interno del comune è ancora peggiore.
FONTE:
www.varesenews.it
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21.01.2012

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21.01.2012
DIECI
PROPOSTE PER USCIRE DALLA CRISI
Iniziativa
Ecologisti Democratici - “La via italiana alla green economy.
Un'idea di futuro per uscire dalla crisi”
In che modo si può uscire dalla crisi? Come si fa ripartire
l’economia e si crea lavoro? C’è chi pensa che, passata la nottata,
prima o poi tutto potrà ricominciare come prima. Non è così. La
rotta giusta per uscire dalla crisi, in Europa e nel mondo, è nella
crescita di una nuova economia ecologica per uno sviluppo
sostenibile. Un new deal ecologico che cammina su due gambe: la
rivoluzione industriale e tecnologica legata alla green economy, e
un cambiamento culturale verso una nuova idea di benessere e diversi
stili di vita.
In questa sfida, un paese come l’Italia ha la possibilità di
innestare la modernizzazione ecologica del sistema industriale e
manifatturiero su un patrimonio straordinario di civiltà, bellezza,
creatività, e sulle vocazioni di territori ad alta qualità
ambientale. Una via italiana alla green economy, che potrà tanto più
svilupparsi quanto più sarà sostenuta da efficaci politiche
industriali, fiscali, ambientali.
L’economia verde è dunque uno dei pilastri fondamentali per la
ricostruzione dell’Italia. Le nostre proposte vogliono essere di
stimolo all’attuale governo – per le misure più immediate da
adottare nella cosiddetta “fase due” per il rilancio dell’economia -
ed al tempo stesso obiettivi da mettere al centro di un programma di
più lungo periodo per la prossima legislatura. Dieci proposte
concrete che insieme fanno anche un’idea di futuro.
1. MODERNIZZAZIONE ECOLOGICA DELL’INDUSTRIA ITALIANA. E’ una
scommessa decisiva per dare alla nostra industria manifatturiera (la
seconda in Europa) un ruolo nella nuova rivoluzione industriale
dell’economia verde. Proponiamo di rilanciare il progetto di politica industriale
intrapreso con “Industria 2015” (avviato nel 2006 per rilanciare
l’innovazione industriale puntando in particolare su efficienza
energetica, made in italy, mobilità sostenibile, e successivamente
svuotato dal governo Berlusconi) con un nuovo programma “Industria
2020”, imperniato su politiche di sostegno alla ricerca ed alla
innovazione finalizzate allo sviluppo della green economy nei
principali settori manifatturieri (tecnologie e materiali per
l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti
rinnovabili; industria dell’auto e mobilità sostenibile; nuovi
materiali e chimica “verde”; filiere industriali connesse al riciclo
ed all’utilizzo efficiente delle materie prime; eco design, ecc.).
Si tratta di sviluppare politiche industriali che, favorendo
l’innovazione sia di processo che di prodotto, orientino l’industria
manifatturiera italiana verso l’innovazione ecologica, la qualità
ambientale, l’uso efficiente dell’energia e delle materie. Un esempio di attualità è quello connesso alla “rivoluzione” degli
shopper: il divieto di commercializzazione e produzione di sacchetti
di plastica non biodegradabili – un nostro successo che ha aperto la
strada a nuovi prodotto più ecosostenibili – va ora completato con
una norma che dia una corretta definizione di “biodegradabile e
compostabile”, una norma promessa dal governo Monti ma
misteriosamente sparita dal decreto “milleproroghe”, che ci
impegniamo a ripresentare in Parlamento. Sull’obiettivo di una modernizzazione ecologica del sistema
industriale vanno concentrate le risorse disponibili, a partire da
quelle del Fondo rotativo per Kyoto e da quelle che verranno dalla
quota sui diritti di emissione di C02, anche riformando il sistema
dei sussidi alle imprese oggi spesso erogati senza adeguati criteri
selettivi. E’ necessario anche sviluppare accordi di programma tra distretti
produttivi, poli scientifici e tecnologici, Università e centri di
ricerca (a partire dall’ENEA), accordi volontari con le imprese,
sistemi di certificazione.
2. FISCALITA’ ECOLOGICA. Vogliamo un sistema fiscale più giusto –
che promuova una maggiore equità, combatta l’evasione e favorisca il
lavoro e la produzione rispetto alla rendita – ma anche al tempo
stesso capace di orientare l’economia verso l’innovazione ecologica.
Per questo proponiamo una riforma in senso ecologico del sistema
fiscale che, a parità di gettito, alleggerisca la pressione sul
lavoro e sull’impresa spostando il carico verso i consumi di energia
e di materie prime, incentivi produzioni e consumi ambientalmente
virtuosi disincentivando quelli più inquinanti. La leva della
fiscalità ecologica – quanto più possibile coordinata su scala
europea ed in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020 -
può dare un contributo importante ad un rilancio “verde”
dell’economia. Questa strategia deve ispirare anche i provvedimenti più immediati
del Governo e del Parlamento, a cominciare dalla attuazione della
legge delega di riforma del sistema tributario (correggendo una
negativa carenza della delega). Proponiamo inoltre in particolare:
a) l’incentivazione di produzioni che utilizzano materie prime
seconde, sviluppando la filiera del riciclo; l’Italia, paese povero
di materie prime, può divenire uno dei leader mondiali nell’uso
efficiente delle risorse e del riciclo, sostenendo con il sostegno
della leva fiscale il mercato dei prodotti riciclati; b) una riforma della fiscalità urbanistica capace di rovesciare la
logica perversa che oggi induce molti Comuni, anche a causa delle
ristrettezze finanziarie, ad incrementare il consumo di suolo,
premiando al contrario la riqualificazione delle città e del
patrimonio edilizio esistente; c) l’utilizzo della carbon tax, possibilmente in maniera coordinata
sul piano europeo, per favorire la costruzione di una economia “low
carbon”.
3. MADE IN ITALY, AGRICOLTURA, TURISMO, PARCHI: LA SFIDA DELLA
QUALITA’. Lo sviluppo dell’economia verde può avere in Italia una
declinazione originale e con grandi potenzialità. Se è vero che la
sfida della qualità è decisiva per la competitività delle imprese e
dei sistemi territoriali, la carta vincente per l’Italia – come già
dimostrano esperienze di successo cresciute in questi anni - sta
nella capacità di incrociare la modernizzazione ecologica del
sistema manifatturiero con la valorizzazione delle vocazioni e dei
tradizionali punti di forza del nostro paese, con quel saper fare
“le cose belle che piacciono al mondo” che costituisce un tratto
distintivo della nostra stessa identità nazionale. Servono perciò politiche per tutelare il patrimonio ambientale,
storico, paesistico; promuovere nel mondo il made in Italy,
difendendolo da imitazioni e contraffazioni; sviluppare il turismo
di qualità; sviluppare le produzioni agroalimentari legate al
territorio e le produzioni biologiche; valorizzare il sistema dei
parchi e tutelare la biodiversità.
4. CLIMA ED ENERGIA: L’ITALIA PROTAGONISTA. Dopo gli anni dei
governi di centrodestra, che hanno visto l’Italia schierata su
posizioni di retroguardia, ora, dopo la Conferenza di Durban, il
nostro paese deve tornare ad essere in prima linea nella costruzione
di un nuovo accordo globale per il clima entro il 2015 e nella
attuazione del c.d. “Kyoto 2”, a cominciare dalla assunzione
dell’obiettivo su scala europea di una riduzione del 30% delle
emissioni entro il 2020. L’Italia deve giocare un ruolo di protagonista anche nella
rivoluzione energetica, che può rappresentare per il nostro paese un
volano per l’occupazione e la green economy, ed al tempo stesso una
garanzia di indipendenza e di sicurezza. Solo con un nuovo modello
energetico potremo rendere il nostro sistema sicuro, competitivo,
sostenibile. Dopo il referendum che ha sancito il definitivo abbandono del
nucleare è più che mai urgente dotare il nostro paese di una nuova
strategia energetica. Gli scenari di lungo periodo dipendono anche
da decisioni che devono essere assunte nei prossimi mesi. L’Italia,
come dimostrano i risultati raggiunti nel giro di pochi anni nello
sviluppo delle rinnovabili - ad esempio nel fotovoltaico - può
ancora collocarsi tra i leader mondiali delle energie rinnovabili:
occorre però muoversi in fretta. Per questo va convocata una
Conferenza nazionale sull’energia. L’Italia, in sintonia con gli obiettivi comunitari al 2020 e con la
Roadmap 2050 della Commissione Europea, deve puntare su una
strategia di efficienza energetica e sullo sviluppo delle
rinnovabili, per arrivare a produrre entro il 2030 almeno il 50%
dell’elettricità da fonti rinnovabili ed a ridurre dell’80% le
emissioni di gas serra entro il 2050. A tal fine bisogna garantire
un sistema certo e adeguato di incentivi fino al raggiungimento
della grid parity, adeguare la rete elettrica (smart grid e sistemi
di accumulo), rafforzare gli incentivi per l’energia termica da
rinnovabili e per l’efficienza energetica. Una nuova strategia energetica deve prevedere inoltre una riduzione
progressiva dei consumi di petrolio e il rafforzamento al ruolo
essenziale del gas, completando i processi di liberalizzazione e
realizzando le infrastrutture necessarie (rigassificatori, gasdotti,
stoccaggi); deve escludere un incremento dell’uso del carbone,
sviluppando al contempo la sperimentazione delle tecniche di cattura
della CO2. Proponiamo di: a) emanare rapidamente i decreti attuativi ancora mancanti per le
rinnovabili (energia elettrica e termica) in modo da garantire un
quadro certo di incentivazioni; b) responsabilizzare le Regioni per il raggiungimento degli
obiettivi territoriali (“burden sharing”) per le rinnovabili; c) avviare un programma per l’efficienza ed il risparmio di energia
in tutti i settori (industria, servizi, edilizia, trasporti) in
grado di ridurre i costi delle bollette e le emissioni di gas serra,
di migliorare la competitività delle imprese e creare nuovi posti di
lavoro; d) rendere permanenti le detrazioni fiscali (55%) per la
riqualificazione energetica degli edifici privati, ridefinendo se
necessario le tipologie degli interventi ma mantenendo in ogni caso
un livello di incentivazione più vantaggioso rispetto alla semplice
ristrutturazione edilizia (36%); e) avviare piani straordinari – nazionali e locali – per la
riqualificazione energetica degli edifici pubblici (scuole,
ospedali, uffici) e per il patrimonio di edilizia residenziale
pubblica, nonchè per la messa in sicurezza antisismica, con
l’istituzione di un Fondo di rotazione per l’efficienza energetica. f) anticipare negli strumenti urbanistici dei Comuni l’attuazione
degli obiettivi previsti dalla nuova direttiva europea sugli
standard energetici delle nuove costruzioni (verso edifici a consumo
“zero o quasi zero”) g) semplificare le modalità autorizzative per gli impianti di
energia rinnovabile, garantendo tempi certi per la loro
realizzazione ed un corretto inserimento nel territorio.
5. OPERE PUBBLICHE: PRIORITA’ LA DIFESA DEL SUOLO. Nell’Italia delle
frane e delle alluvioni, con oltre 5 milioni di persone in pericolo,
la più grande opera pubblica oggi necessaria non può che essere
l’insieme di interventi che riguarda la difesa del suolo, la
prevenzione del dissesto idrogeologico, la manutenzione del
territorio. Proponiamo in particolare di: a) ripristinare quanto più possibile, dopo i drammatici tagli degli
ultimi anni, i finanziamenti per la difesa del suolo, destinando
comunque a tale obiettivo almeno 1/3 dei fondi Cipe, nonché di
rinunciare all’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 utilizzando una
parte di queste risorse per la sicurezza del territorio; b) consentire agli enti locali la deroga al patto di stabilità per
gli investimenti in questo settore; c) adottare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici,
considerando che a fronte di eventi meteorologici sempre più intensi
occorre anche un aggiornamento della mappa della vulnerabilità del
territorio; d) potenziare il ruolo dell’agricoltura nelle funzioni di tutela del
territorio; e)semplificare e riordinare le competenze istituzionali, oggi
farraginose e confuse; f) intensificare la lotta all’abusivismo edilizio, frenare il
consumo di suolo, delocalizzare gli insediamenti a maggior rischio. Più in generale, se vogliamo che gli investimenti sulle opere
pubbliche producano benefici rapidi per l’economia bisogna
concentrarsi anzitutto su migliaia di piccole e medie opere, aprendo
subito i cantieri per la manutenzione di scuole, ferrovie e strade,
per la riqualificazione delle città, per completare i sistemi di
depurazione delle acque e di trattamento dei rifiuti. Per quanto riguarda le grandi infrastrutture di trasporto, dopo la
stagione dei roboanti annunci sulle grandi opere ed il fallimento
della legge obiettivo, a maggior ragione in una stagione di risorse
pubbliche scarse, bisogna cancellare definitivamente dalla
programmazione opere sbagliate come il Ponte sullo Stretto, rivedere
le priorità puntando anzitutto sul trasporto su ferro e via mare,
ricondurre ogni scelta infrastrutturale dentro una coerente politica
di modernizzazione ecologica del sistema dei trasporti e di
riequilibrio modale.
6. SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Il sistema dei servizi pubblici locali
rappresenta un settore fondamentale per la green economy,
considerando le attività già in essere – dall’energia ai rifiuti,
dai trasporti all’acqua – e quelle che potranno essere intraprese.
Sono servizi che richiedono al tempo stesso salvaguardia
dell’interesse pubblico e efficiente gestione industriale. Devono
essere accompagnati – questo è un aspetto particolarmente importante
in funzione del rilancio dell’economia – da investimenti per la
realizzazione di impianti ed infrastrutture (dalle reti per il gas e
l’elettricità agli impianti per il trattamento dei rifiuti, dagli
acquedotti ai depuratori), anche con modalità innovative di
finanziamento.
Il servizio idrico ha una sua specificità. L’acqua è un bene comune
essenziale: questo principio, a maggior ragione dopo il referendum,
non può essere messo in discussione. Al tentativo del precedente
governo di imporre privatizzazioni forzate abbiamo contrapposto la
necessità di una più forte capacità pubblica di programmazione,
regolazione e controllo, in modo che la gestione del servizio
garantisca il diritto all’acqua, la tutela delle risorse idriche, la
realizzazione degli investimenti necessari per realizzare
depuratori, fognature, acquedotti.
Ma anche per gli altri servizi pubblici locali, interessati da
processi di liberalizzazione, è necessario - senza scordare mai
peraltro la sostanziale differenza tra liberalizzazioni e
privatizzazioni - garantire che la concorrenza per l’affidamento del
servizio avvenga sempre in un quadro di efficace regolazione
pubblica e di promozione della qualità ambientale del servizio.
Per i rifiuti, in particolare, non c’è da andare alla ricerca di
bacchette magiche, o perdersi in discussioni ideologiche, c’è solo
da fare, in ogni parte d’Italia, una buona ed efficace politica, la
stessa indicata dalle direttive europee. Primo: ridurli, con misure
di prevenzione. Secondo: riutilizzarli e riciclarli, per anticipare
quanto più possibile il raggiungimento dell’obiettivo europeo di
avvio al riciclo di almeno il 50% dei rifiuti urbani. Terzo: il
recupero di energia. Infine, ma solo per la minima parte residua, lo
smaltimento in discarica.
7. MOBILITA’ SOSTENIBILE, CITTA’ ECOLOGICHE ED INTELLIGENTI. Nel
campo della mobilità c’è moltissimo da fare, e ritardi enormi da
recuperare. I provvedimenti del governo Berlusconi avevano
addirittura quasi azzerato i finanziamenti per il trasporto pubblico
locale, abbattendoli da 1800 a 400 milioni. Il recente accordo tra il governo Monti e le Regioni ha consentito
di recuperare almeno una parte delle risorse tagliate, in
particolare per il servizio ferroviario locale. Questo è già un
primo risultato, che può e deve essere ancora migliorato. La
situazione rimane tuttavia in ogni caso drammaticamente al di sotto
delle necessità. Investire nella realizzazione di sistemi di mobilità sostenibile -
ferrovie locali, tramvie e metropolitane, treni per i pendolari,
autobus a basso impatto ambientale, sostegno alla ricerca ed alla
innovazione dell’industria automobilistica, passaggio delle merci
dalla gomma alla ferrovia ed al cabotaggio, trasporto fluviale - è
una priorità per la modernizzazione del paese. Può costituire, al
tempo stesso, una scelta importante per il rilancio dell’economia.
Più in generale, la sfida dell’economia verde e della sostenibilità
ambientale si gioca in modo particolare nelle città, grandi e
piccole. Dall’efficienza energetica alla mobilità sostenibile, dalle
smart grid alle azioni per il clima, gran parte delle azioni da
sviluppare per la sostenibilità ambientale hanno il loro epicentro
nelle realtà urbane e nelle comunità locali. Lo sviluppo stesso della green economy dipende non solo dalle
politiche nazionali, ma anche dalla capacità dei sistemi economici
locali di sostenere la ricerca, l’innovazione, gli investimenti. Ciò
assegna agli Enti Locali ed alle Regioni un ruolo essenziale. E’ necessaria dunque una nuova stagione del riformismo urbano, che
metta al centro la qualità ambientale e l’economia verde.
8. AMBIENTE E GREEN ECONOMY PER LO SVILUPPO DEL SUD. Economia verde,
ambiente, turismo, agricoltura di qualità costituiscono importanti
opportunità per lo sviluppo del Mezzogiorno. Le regioni meridionali sono una naturale piattaforma tra Europa e
Mediterraneo con grandi potenzialità di sviluppo collegate alle
energie rinnovabili, alla valorizzazione delle risorse ambientali,
all’industria agroalimentare di qualità. Su questo obiettivo devono
convergere politiche pubbliche e investimenti privati, in uno sforzo
di rinascita del Sud. A tal fine occorre sviluppare la filiera produttiva delle energie
rinnovabili, utilizzando al meglio anche le risorse finanziarie dei
POR FESR (1,3 miliardi di euro); riconvertire e innovare il tessuto
manifatturiero con politiche industriali finalizzate allo sviluppo
della green economy; valorizzare l’industria agroalimentare e le
funzioni dell’agricoltura connesse alla difesa del suolo, alla
tutela del paesaggio, alle agroenergie; sviluppare il turismo
facendo leva sulla tutela del patrimonio ambientale, storico e
culturale, sui parchi, sui 16 siti Unesco; investire per la
manutenzione del territorio, la prevenzione del dissesto
idrogeologico, il contrasto alla erosione delle coste; modernizzare
le reti infrastrutturali (energia, acquedotti, impianti per il
trattamento e per il riciclo dei rifiuti, banda larga, autostrade
del mare e reti ferroviarie).
9. PIU’ LEGALITA’, LOTTA ALLE ECOMAFIE, MENO BUROCRAZIA. Affermare
la legalità è una condizione indispensabile per la ricostruzione
dell’Italia. Lotta all’abusivismo edilizio ed alle ecomafie,
contrasto al lavoro nero ed all’evasione fiscale, trasparenza e
onestà nella pubblica amministrazione, introduzione dei reati
ambientali nel codice penale, sono al tempo stesso condizioni
essenziali anche per la tutela dell’ambiente e per lo sviluppo
dell’economia verde. Altrettanto importante è procedere ad una riforma del sistema dei
controlli ambientali (ISPRA ed Agenzie regionali), garantendone
autorevolezza e indipendenza e promuovendo la collaborazione con le
imprese per migliorare le loro performance ambientali. Un sistema di
controlli adeguati è condizione essenziale per sostenere le imprese
di qualità. Occorre inoltre avviare una azione di forte semplificazione delle
norme e delle procedure. Non è vero che più sono complicate le
regole e meglio si tutela l’ambiente: è vero esattamente il
contrario. Così come è necessario snellire il sistema di procedure
autorizzative, che oggi troppo spesso rallenta o paralizza la
realizzazione di un impianto di produzione di energia rinnovabile o
l’avvio di una nuova attività imprenditoriale nella green economy.
10. LAVORO VERDE. Creare nuova occupazione – lavoro non precario e
qualificato – è una priorità fondamentale, in un paese che ha più di
2 milioni di disoccupati e nel quale 1 giovane su 3 è senza lavoro.
Già oggi i dati dimostrano che una parte significativa dei posti di
lavoro creati in questi ultimi anni è nei “green jobs”. Riteniamo
che puntando sullo sviluppo della green economy sia possibile creare
in Italia nei prossimi anni – considerando sia le nuove attività che
la riconversione di attività esistenti – almeno un milione di nuovi
posti di lavoro.
Per vincere la sfida bisogna però investire di più e meglio sul
capitale umano, sulla formazione e sulla ricerca. L’offerta
formativa deve corrispondere meglio alle esigenze del mondo
produttivo ed agli obiettivi di sviluppo dell’economia verde.
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12.01.2012
Arresto di
Cosentino, la Lega si spacca Sfiorata la rissa alla riunione prima del voto Maroni: «Non ho condiviso l'idea di lasciare libertà di voto»
Bossi: «L'ex ministro scontento? Non piangeremo»
MILANO - La Lega esce spaccata dal voto sull'arresto di Nicola
Cosentino, respinto con 309 no alla Camera. Il leader del Carroccio
Umberto Bossi non partecipa al voto, mentre l'ex ministro degli
Interni Roberto Maroni ribadisce il suo sì all'arresto del deputato
Pdl e si dice contrario alla linea della libertà di coscienza
sostenuta dal Senatùr. Dopo ore di tensione, nel pomeriggio Bossi
interviene secco: «Maroni è scontento? Non piangeremo. La Lega non è
mai stata forcaiola».
MARONI - In precedenza, subito dopo il voto, l'ex ministro
dell'Interno era intervenuto uscendo da Montecitorio. «Non ho
condiviso la posizione di lasciare libertà di voto. Io ero
favorevole all'arresto» la posizione espressa da Maroni, pur
assicurando: «Non c'è nessun disaccordo con Bossi». Pochi istanti
però ed è lui stesso ad ammettere le incertezze e i cambi di rotta
della Lega proprio sul caso Cosentino. «Ho ricevuto molti messaggi
negativi e molti altri, invece, di apprezzamento per la mia
chiarezza dell'altro giorno quando ho espresso la posizione della
Lega che era quella di dire sì all'arresto» dice.
RISSA SFIORATA - Al di là delle rassicurazioni formali, alla
riunione mattutina del Carroccio prima del voto su Cosentino, si
sono vissuti attimi di alta tensione. Ad un certo punto - raccontano
alcune fonti - Luca Paolini ha citato Enzo Carra e il caso delle
«manette spettacolo». Un riferimento storico (il portavoce di
Arnaldo Forlani fu arrestato per falsa testimonianza e quelle
immagini delle manette fecero il giro del mondo) per avvalorare la
tesi della necessità di respingere gli «arresti facili» che ha
provocato la reazione di un gruppo di leghisti. «Ma è vero che ti ha
chiamato Berlusconi?», è stata la risposta di alcuni deputati. È
così che si è sfiorata la rissa, con alcuni esponenti del partito,
come Davide Caparini, intervenuti per dividere i «duellanti».
PROTESTE SUL WEB - Stando alla Rete, la base leghista sembra mal
digerire il no all'arresto di Cosentino. Dopo il voto, sul web la
protesta è stata durissima soprattutto verso il cosiddetto «cerchio
magico» di Umberto Bossi e Luca Rodolfo Paolini, che aveva di fatto
preannunciato il suo voto contrario. Molti i commenti sulla pagina
Facebook di Roberto Maroni. «Roberto, salva la Padania dai Paolini»,
esorta tra gli altri Lucio. «Non voglio essere assimilato a quei
deputati leghisti che hanno salvato Cosentino!! Vergogna ai chi si è
svenduto al Pdl», scandisce Alex. «Io dico che bisogna convocare il
congresso federale e dare una bella svolta!» suggerisce ancora
Francesco.

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12.01.2012
COMUNICATO
STAMPA
UNO SCHIAFFO ALLA GIUNTA FORMIGONI
ll Consiglio di Stato discuterà della composizione della giunta
regionale lombarda, che vede tra i suoi componenti soltanto una
donna. La quinta sezione, interrogata dalle associazioni femminili
Laboratorio 51, Usciamo dal Silenzio e Donne in Quota che, in primo
grado, si erano viste dare torto dal Tar della Lombardia, ha oggi
deciso che la questione è meritevole di essere trattata perché
sussiste il “fumus boni iuris” in relazione al principio di
eguaglianza sostanziale sollevato dalle associazioni.
Il Consiglio di Stato, nel motivare la decisione, ha fatto esplicito
riferimento anche al precedente che ha riguardato la giunta romana
guidata da Gianni Alemanno. L'udienza di trattazione è stata fissata
per il 17 aprile.
Le Democratiche Lombarde, nel ringraziare le nostre giuriste ed in
particolar modo Marilisa D'Amico, esprimono viva soddisfazione per
questo primo importante risultato, nel convincimento che la
democrazia paritaria sia un obiettivo fondamentale da perseguire, in
quanto principio che sta alla base del nostro agire politico ed
annoverato tra i principi costitutivi del PD.
Ilaria Cova
Coordinatrice Regionale Donne PD Lombardia
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11.01.2012
La nota del
mattino
1. LA BATTAGLIA DELL’EURO. MONTI: L’ITALIA HA FATTO IL SUO DOVERE,
ORA TOCCA ALL’EUROPA. ACCOLTA LA MODIFICA DEGLI ACCORDI SUL RIENTRO
DAL DEBITO PROPOSTA DALL’ITALIA. MONTI VEDE NEL FINE SETTIMANA I
SEGRETARI DEI PARTITI. IL PD PREPARA UNA MOZIONE IN PARLAMENTO PER
SOSTENERE L’ITALIA IN EUROPA. DOMANI ASTA DEI BTP. LE AGENZIE
MINACCIANO L’ABBASSAMENTO DEL RATING.
Il presidente del consiglio, Mario Monti, incontra oggi a Berlino il
cancelliere tedesco, Angela Merkel. In vista di questo confronto
Monti ha rilasciato al quotidiano Die Welt una lunga intervista. Il
messaggio è chiaro: noi italiani abbiamo fatto (e faremo ancora con
liberalizzazioni e rilancio della crescita, riforma del mercato del
lavoro) uno sforzo pesantissimo. Adesso dobbiamo vedere l’impegno
dell’Europa. E anche la Germania deve fare la sua parte per
affrontare una crisi che non dipende dall’Europa, ma nasce negli
Usa. Se questo non accadrà, in Italia potrebbero riprendere forza le
schiere del populismo e dell’antieuropeismo.
Una prima ma parziale risposta l’Italia l’ha già avuta. Il trattato
europeo che con grande rapidità si sta scrivendo verrà modificato
secondo le proposte degli italiani sul tema del debito pubblico e
delle procedure per ridurlo.
L’incontro di oggi è un passaggio decisivo della battaglia europea
che l’Italia ha deciso di sostenere. Nel fine settimana Monti si
incontrerà con i segretari dei partiti che lo sostengono per parlare
di questo tema. Il Pd, secondo quanto ha annunciato il segretario,
Pier Luigi Bersani, ha preso l’iniziativa perché il Parlamento si
pronunci e dimostri che il governo italiano non è solo nel sostenere
il cambiamento della linea politica europea. Il Pd presenterà una
mozione alla Camera e al Senato in cui indicherà le iniziative da
sostenere in Europa, secondo la piattaforma che il Pd ha concordato
con gli altri partiti progressisti europei, e che è largamente
condivisa da molte forze politiche nel Parlamento italiano.
I mercati finanziari intanto festeggiano l’annuncio delle agenzie di
rating che per il 2012 non vi sarà declassamento della Francia. Ma
c’è poco da brindare per l’Italia. Le stesse agenzie hanno
annunciato la possibilità di un ulteriore declassamento dei paesi
con i debiti più pesanti, Italia compresa. E domani vi sarà
un’importante asta dei Btp. Da tenere presente: nei primi tre mesi
del 2012 scadono 112,9 miliardi di Btp, Bot, Ctz (440 miliardi
nell’intero anno).
Da Il Messaggero. Articolo di Marco Conti. “Angela Merkel ha
disposto che Mario Monti oggi venga accolto alla Cancelleria dagli
onori militari. Un segnale, piccolo, di un`Italia che arriva nella
capitale del paese più forte d`Europa non essendo più «un
peso» per la zona curo, ma parte rilevante della soluzione dei
problemi che assediano e mettono a rischio la moneta unica. Come
accaduto già in occasione della sua visita a Parigi, Monti si fa
precedere a Berlino da un`intervista concessa al quotidiano tedesco
conservatore Die Welt, nella quale mette in guardia la Germania e
l`Europa dal rischio «populismo». In Italia e nel resto della Ue.
Spiega infatti Monti al Die Welt che «il mio governo, non dovrei
dirlo, ma è sorretto, come qui in Germania, da una grande
colazione», con «una maggioranza che non ha eguali dal dopoguerra».
Grazie a ciò sostiene Monti - abbiamo varato una manovra in tempi
che nemmeno in Germania sono possibili». Gli italiani - continua
Monti - hanno sopportato misure «pesanti», per fronteggiare una
crisi «che non è nata in Europa ma negli Usa». Ma ora, sostiene il
premier, i problemi per me e il mio governo possono venire proprio
dall`Europa. Il perché Monti lo spiega subito dopo sostenendo che
«gli italiani hanno mostrato maturità politica che molti non
ritenevano possibile», varando misure talmente pesanti, come la
riforma delle pensioni, che hanno sorpreso persino il presidente
francese Sarkozy. Misure, comprese le liberalizzazioni delle
professioni e del mercato del lavoro, che gli italiani, «come
mostrano i sondaggi, hanno accettato». «Il problema - insiste Monti
- è che non si vede il corrispettivo nell`abbassamento del tasso
d`interesse». «Se gli italiani, in un tempo prevedibile, non
vedranno segnali che aiutino la loro disponibilità alle riforme,
sorgerà una protesta contro l`Europa, contro la Germania e contro la
Bce». Il rischio di manifestazioni dì «intolleranza europea»,
preoccupa Monti al punto da mandare un secco messaggio proprio al
blocco conservatore che sostiene la Merkel con la quale «non parlerò
oggi di eurobond», anche se l`argomento tornerà presto in agenda
perché «serviranno», senza «scardinare la disciplina di bilancio».
Il via vai di leader e personalità politiche ed economiche europee
che in questi giorni c`è stato a Berlino, dà il senso non solo della
preoccupazione esistente, ma della voglia di stringere i tedeschi
nell`unica strada che permetta all`euro di Sopravvivere e all`Europa
di non tornare indietro di trent`anni. Proprio sulla partita del
rientro dal debito giocherà oggi la partita il presidente del
Consiglio, nell`incontro con la cancelliera. L`accelerazione nella
scrittura e nella firma del trattato intergovernativo, decisa ieri
l`altro a Berlino durante l`incontro della Merkel con Sarkozy,
spinge l`Italia a mettere in sicurezza la stesura dell`articolo 4
del trattato nella versione prevista nell`articolo 2 del regolamento
del patto di stabilità e crescita. In quest`ultima norma è infatti
previsto che nel valutare gli sforzi di un paese di rientro dal
debito, debbono essere presi in considerazione tutti i «fattori
rilevanti». A cominciare dal livello di ricchezza e di indebitamento
delle famiglie, sino alle riforme strutturali come quella sulle
pensioni appena varata. Per avere ancora più forza in Europa, Mario
Monti al suo ritorno da Berlino incontrerà i segretari dei partiti
che lo sostengono per fare il punto sui suoi recenti incontri
internazionali e spingere affinché il Parlamentò voti all`unanimità,
o quasi, una mozione sull`Europa in vista della stesura del nuovo
trattato intergovernativo.
La mozione, messa a punto dal Pd, è stata già depositata, ma il
testo definitivo verrà messo a punto in questi giorni e la sua
approvazione avverrà prima vertice a tre di Roma e del consiglio
europeo di fine mese”.
Da Il Messaggero. Dall’articolo di Oscar Giannino. “L’incontro
odierno del presidente del Consiglio italiano con la cancelliera
tedesca è un grande momento di verità. Non bisogna credere che sarà
davvero possibile averne un veritiero rendiconto nella conferenza
stampa successiva. Perché i tempi sono di ferro, l`euro resta più
che mai a rischio. Solo ieri, altri ammonimenti si sonò levati in
proposito. Senza un supporto esterno, per l`Italia potrebbe arrivare
il peggio, ha detto Willem Buiter, capo economista di Citigroup,
spiegando che Roma e Madrid sono «illiquide ma solventi»; Per Fitch,
che ha minacciato un nuovo abbassamento del giudizio sulla
solvibilità sovrana italiana, la nostra bassa crescita e lo spread
elevato sono una miscela «esplosiva». Goldman Sachs ha aggiunto che
il colpo di grazia per l`Italia rischia di arrivare nei prossimi tre
mesi, quando dovrà rifinanziare 112,9 miliardi di euro tra Bot, Btp
e Ctz, dei 440 attesi nell`anno. E nemmeno la Germania è immune:
Deutsche Bank proprio ieri ne ha certificato l`entrata in
recessione.
«Il progresso dell`enorme debito pubblico che al presente ci
opprime, e che probabilmente porterà alla rovina tutte le grandi
nazioni europee, è stato purtroppo assolutamente uniforme nel tempo
e condiviso». Sembra una frase pronunciata oggi. Invece è di Adam
Smith. il filosofo scozzese fondatore dell`economia di mercato ed è
stata scritta nel 1776. Questo per dire che il problema di cui
parleranno oggi Monti e la Merkel purtroppo non è nuovo. Coincide
con la storia degli Stati sovrani. Perché, come disse Adolph Wagner
alla fine dell`Ottocento in quella che si chiama appunto la “legge
di Wagner”, purtroppo la politica tende illimitatamente a estendere
le attività e il debito che intermedia, e a respingere tutto ciò che
le limita. Ma nella storia, fin dal fallimento dei Bardi a Firenze
nel XIV secolo e fin dall`istituzione nel 1262 da parte del Maggior
Consiglio della Serenissima Repubblica di Venezia di una tassa
straordinaria del 5% sugli acquisti dedicata a finanziare gli oneri
del debito pubblico, con tanto di costituzione di un fondo di
ammortamento che oggi potrebbe servire da esempio per l`Europa, la
storia dei debiti sovrani è ricchissima di esempi di ciò che non si
deve fare perché porta al fallimento, e di ciò che invece va fatto
perché non saltino Stati e monete. A quattr`occhi, Monti e la Merkel
possono e devono oggi andare al nocciolo del problema. Il governo
tecnico italiano ha riacquistato la piena credibilità europea con
Berlino e Parigi, credibilità che Berlusconi aveva perduto. La
manovra varata dai professori ci ha rimesso all`onor del mondo, ed
entro il Consiglio Europeo straordinario del 23 gennaio arriveranno
le liberalizzazioni, dal mercato del lavoro, all`energia, alle
professioni. Ma è inutile mentire. L`Italia non è più «il» problema.
2. LA BATTAGLIA PER LA LEGGE ELETTORALE. OGGI DECIDE LA CONSULTA SUL
REFERENDUM. IL PDL SI PREPARA A DIFENDERE IL NOCCIOLO DURO DELLA
“PORCATA”. BERSANI: IN OGNI CASO VA CAMBIATA PER RIDARE LA PAROLA
AGLI ELETTORI.
La Corte Costituzionale si pronuncia oggi sull’ammissibilità dei
quesiti referendari sulla legge elettorale, il porcellum voluto
fortissimamente da Berlusconi e scritto dal leghista Calderoli per
far vincere la destra.
Ieri sera in una lunga riunione del Pdl, il partito di Berlusconi ed
Alfano ha deciso di presentare una sua proposta. Dagli obiettivi
enunciati, si intuisce la decisione di difendere, qualunque sia la
decisione della Consulta, alcune parti del porcellum, a cominciare
dal premio di maggioranza.
Il Pd ha presentato da tempo la sua riforma sotto forma di proposta
di legge. Ma in ogni caso punta a modificare la legge esistente per
ridare agli elettori la parola e la libertà di scelta. Bersani:
"Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti
altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un
diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da
dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione
non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile,
predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà
effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il
punto principale".
3. LA BATTAGLIA PER L’ETICA. MONTI COSTRINGE MALINCONICO ALLE
DIMISSIONI. LA GIUNTA DELLA CAMERA VOTA PER L’ARRESTO DI COSENTINO.
BERLUSCONI ATTERRITO DALLA POSSIBILITA’ CHE DOMANI VOTI SI’ ANCHE
L’AULA DI MONTECITORIO.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ottenuto ieri che il
sottosegretario Carlo Malinconico si dimettesse subito. E’ un
evidente cambio di passo rispetto al governo precedente.
La giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha detto sì
ieri all’arresto del deputato Pdl, ex sottosegretario e ancora
plenipotenziario del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di
essere il referente nazionale del clan dei Casalesi. Ieri sera,
nella riunione del Pdl, Berlusconi si è mostrato preoccupato per
l’eventualità che domani anche l’aula di Montecitorio voti sì e
furibondo. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è arrivato
a prevedere-mincacciare in caso di arresto di Cosentino
“ripercussioni politiche”. Sono fatti che non hanno bisogno di
commento.
4. LA BATTAGLIA DELLE LIBERALIZZAZIONI. BERSANI: IL GOVERNO ABBIA
CORAGGIO E NON FACCIA PASSI INDIETRO.
Dopo le indicazioni dell’Antritrust (praticamente le stesse proposte
che Il Pd ha presentato nel Piano nazionale per le riforme un anno
fa, che Tremonti non ha voluto
nemmeno discutere e che i grandi quotidiani, a cominciare da Il
Corriere della Sera, hanno esplicitamente considerato poco
importanti) e dopo gli annunci su un provvedimento in tempi rapidi
nella stessa direzione da parte del sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, Catricalà, ieri sono arrivate notizie di reazioni
forti delle lobby, di freni, di tentennamenti. Il Pdl, dopo la
riunione di ieri sera, ha annunciato proprie proposte su questo
tema: ufficialmente per sostenere le liberalizzazioni,
sostanzialmente per bloccarle.
Dal Pd è arrivato invece una spinta a Monti a non indietreggiare.
Pier Luigi Bersani: “Ci vuole determinazione, coraggio e
razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del
governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle
liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa
punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e
crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo
che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo
ma le nostre proposte possono essere utili”.
5. LA BATTAGLIA PER LE PRESIDENZIALI USA. ROMNEY IN VANTAGGIO. SARA’
LUI A SFIDARE OBAMA A NOVEMBRE?
Nelle primarie tra i repubblicani si profila la vittoria di Mitt
Romney. Sarà lui lo sfidante di Obama? Per ora i repubblicani sono
apparsi divisi e deboli. Ma non è detto che restino così. La
campagna per le primarie potrebbe ricompattare la destra Usa, oggi
indebolita dall’estremismo rozzo dei Tea party. Una vittoria della
destra in Usa sarebbe un disastro in una fase così delicata. Basta
pensare alla spinta che la vittoria di Bush ha impresso all’intero
mondo, Italia compresa, verso le divisioni, le guerre, lo
sfaldamento delle solidarietà, l’egoismo, la chiusura culturale.
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05.01.2012
L'agenda di
Bersani per le riforme
Abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale
forse la pena di "progettarlo" un po', togliendo di mezzo un eccesso
di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea.
1. La scena si apre sull'Europa. Fino ad ora le decisioni
sono state deboli. L'agenda da qui a marzo di per sé non rassicura.
Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell'ideologia
difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato,
ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto
o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte.
Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la
difesa dell'Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e
condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche
macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l'Italia
è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è
troppo grande anche per stare zitta.
È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il
Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei
progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui
in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una
posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in
Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del
Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e
vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza.
Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere
così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo
ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità. Ma
non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che
cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci
come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi
parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.
2. Torniamo qui ai nostri compiti. Salvare l'Italia
significa, al concreto, contrastare la recessione, produrre crescita
e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione. Salvare
l'Italia è possibile solo se cambiamento e coesione si danno la
mano. Se coesione e cambiamento diventassero un ossimoro, non ci
sarebbe speranza.
L'azione di governo deve dunque possedere un metodo fondamentale e
un fondamentale messaggio. Quanto al metodo, emergenza e transizione
pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da
sollecitare partecipazione e corresponsabilità, salvaguardando
comunque la decisione tempestiva. Si può fare e, a parer mio, si
deve fare.
Ma voglio sottolineare in particolare il metodo politico. Il Governo
troverà la sua forza in un rapporto stabile, permanente e ordinato
con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase
ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di
liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica
amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi,
esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non
necessariamente divisive.
Dica il Governo il suo piano di lavoro, raccolga dal Parlamento
orientamenti e idee e avanzi quindi le sue decisioni e le sue
proposte. Noi non pretendiamo il cento per cento di quel che
faremmo, e così sarà per gli altri. Ma la trasparenza e la chiarezza
servono a tutti. Quanto al messaggio fondamentale, se nell'emergenza
è in gioco il comune destino del Paese, si deve innanzitutto
promuovere un'idea di comunità degli italiani. Ci si ricordi allora
che la solidarietà è la materia prima di una comunità, è ciò che la
distingue da una accozzaglia anarchica di interessi.
Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque
puntati su chi è più in difficoltà. Bisogna predisporre l'aiuto a
chi sta vivendo e vivrà le condizioni più difficili, come l'assenza
di lavoro, l'insufficienza di reddito o una disabilità abbandonata.
Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di più, cominciando col
cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure già adottate
che suscitano un giusto risentimento.
3. La grande parte delle forze politiche e parlamentari si
dichiarano interessate e disponibili ad una iniziativa di riforma
delle Istituzioni e della politica. Il Presidente della Repubblica
la sollecita autorevolmente. È evidente che un simile percorso
significherebbe stabilità per il Governo e maggiore credibilità
della politica e delle Istituzioni nella prospettiva della nuova
legislatura.
Sto parlando della già avviata adozione di parametri europei nei
costi della politica, di riduzione del numero dei Parlamentari, di
riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti
parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di
riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono
possibili convergenze significative.
Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole
ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei
partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al
Governo, ma a partire da loro. C'è poco tempo ed è quindi ora di
prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti.
I tre punti che ho segnalato dovrebbero essere, a parer mio,
l'agenda di gennaio. Infine una parola per chi, nel gioco ormai
stucchevole fra tecnica e politica, si predispone a promuovere,
chissà in quali forme nuove, l'edizione 2012 dell'antipolitica.
L'Italia ha già dato.
Per quello che ci riguarda il Partito Democratico ha compiuto un
gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere
questa transizione e si predispone ad offrire agli elettori, quando
sarà il momento, una proposta riformista e democratica di
ricostruzione, alternativa al decennio populista.
Siamo pronti a riconoscere in termini nuovi i codici e i limiti
della politica. Anche in questo difficile passaggio, tuttavia, siamo
convinti di poterne rafforzare la dignità e l'indispensabile ruolo.
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01.12.2011
Concentrare in poche righe osservazioni e spunti di riflessione
sull’anno appena trascorso non è per nulla semplice. Il mondo,
l’Europa e l’Italia in modo particolare e drammatico, si trovano ad
affrontare una crisi complessa, che fa sentire i suoi effetti sui
cittadini. Sono colpite le fasce più deboli della popolazione, ma
anche il ceto medio, le famiglie, i pensionati vedono eroso il loro
potere di acquisto e i risparmi di una vita. Siamo ad un punto di
svolta epocale, la politica deve riprendere con intelligenza e
serietà il suo compito di guida e traghettarci in una società più
giusta e sostenibile per tutti, ogni partito deve fare la sua parte
e rimettersi in discussione. L’anno 2011 appena trascorso è stato
segnato da immobilismo politico e cecità, un capo del Governo che ad
un G20 di fronte al mondo e sotto l’attacco dei mercati è in grado
di commentare che in Italia tutto sommato i ristoranti e i posti di
villeggiatura sono pieni. Guardiamoci attorno, lasciamo ad ognuno di
voi il commento. Per cambiare le cose, la politica oggi deve
rispondere a tre semplici principi guida: GIUSTIZIA SOCIALE,
SERIETA’, RICOSTRUZIONE. L’Italia non ha più bisogno di venditori di
fumo e parolai, ma di fatti. Il PD fagnanese cerca di fare la sua
parte con onestà e impegno grazie a tanti volontari, attraverso i
nostri consiglieri comunali e le iniziative organizzate sul
territorio: gazebo ogni prima domenica del mese, la festa di fine
agosto, interrogazioni e mozioni ad ogni consiglio comunale, un
giornalino, dibattiti pubblici che hanno sempre avuto successo di
pubblico perché siamo riusciti ad incontrare il desiderio dei
cittadini di approfondimento su tematiche concrete come la Sanità, i
rifiuti e l’ambiente, i referendum e da ultimo il lavoro con il Sen.
Ichino e le infiltrazioni mafiose al Nord con Nando dalla Chiesa.
Abbiamo tanto altro in programma per il nuovo anno, consulta il
nostro sito www.pdfagnanoolona.it. Contattaci scrivendo
all’indirizzo e-mail: info@pdfagnanoolona.it. Ti terremo aggiornato
sulle nostre iniziative e terremo conto dei tuoi suggerimenti,
perché è giusto che un partito serio ascolti i cittadini e si metta
sempre in discussione.
Il PD di Fagnano Olona augura a Voi e ai vostri cari sinceri auguri
di Buon Natale e un sereno Anno Nuovo!
***
Al termine di ogni anno si è soliti fare il bilancio dell’attività
svolta; come gruppo consiliare di opposizione crediamo di aver
svolto il nostro compito con responsabilità e rigore, incalzando la
maggioranza su tutte le questioni che sono state sottoposte
all’approvazione del consiglio a cominciare dal bilancio di
previsione 2011 e dal conto consuntivo 2010.
Ci siamo opposti fermamente tante volte; abbiamo votato a favore in
qualche altro caso dimostrando che la nostra opposizione è nel
merito delle cose e nell’interesse del paese e che non è urlata come
per la lega nord che forse vuol farsi perdonare il grave errore di
aver portato questa maggioranza all’amministrazione del paese.
Fare, invece, un bilancio dell’operato dell’amministrazione è
èstremamente semplice:
siamo all’ordinaria amministrazione, al tirare a campare,
all’immobilismo assoluto. Qualcuno riesce a ricordare qualcosa di
significativo, a parte l’asfaltatura di alcune strade arrivata dopo
più di due anni dall’inizio del mandato?
E che dire del fatto che in qualche caso, provvedimenti importanti
siano passati in consiglio grazie al nostro senso di responsabilità
perché la maggioranza non è stata in grado di garantire il numero
legale?
Noi non crediamo che questa agonia amministrativa possa essere utile
al paese; prendano esempio dal governo nazionale e compiano
finalmente un atto di responsabilità presentando le dimissioni di
sindaco e giunta nel più breve tempo possibile.
Solo una nuova amministrazione può dare nuovo slancio all’attività
amministrativa del nostro paese e non è possibile aspettare, in
queste condizioni, la primavera del 2014.
Il gruppo consiliare
“Progresso e Solidarietà”
Rivolgiamo a tutti i cittadini un augurio di Buon Natale e di un
sereno Anno Nuovo.
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20.08.2011


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22.07.2011
Costi della politica: ecco le proposte del PD
Di fronte all’emergenza economica il Pd ritiene che la politica
debba dare un contributo concreto di sobrietà e di responsabilità,
lottando invece contro le concezioni demagogiche che rischiano di
confondere tutto e non risolvere nulla.
Il Pd ha da tempo messo a punto precise proposte e dato vita a
concrete iniziative parlamentari sul tema dei costi della politica e
delle riforme istituzionali. Al Senato ha anche presentato
emendamenti alla manovra del governo insieme a Idv e Udc, misure che
il governo e la maggioranza hanno respinto, impedendone
l’approvazione, ma che restano validi punti di riferimento per gli
interventi da realizzare.
- Riduzione numero dei parlamentari: Camera con 400 deputati e
Senato Federale con 200 senatori. E’ possibile calendarizzare già
dal prossimo settembre il provvedimento volto alla riduzione dei
parlamentari.
- Retribuzioni dei parlamentari: modificare la legge del 1965 che
lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei
magistrati italiani, per allineare l’Italia alla media delle
retribuzioni dei parlamentari degli altri paesi europei.
- Vitalizi: Con una decisione interna alla Camera e al Senato (gli
organi costituzionali hanno un’autonomia decisionale sul proprio
bilancio) il Pd propone di rivedere entro la legislatura i vitalizi
dei parlamentari riportandoli al sistema previdenziale in vigore per
tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps.
- Risparmi e trasparenza su affitti e servizi. Il Pd propone di
lavorare concretamente all’interno dei bilanci di Camera e Senato
per ridurre la spesa collegata agli immobili (affitti), per dare
trasparenza e risparmiare sui servizi offerti.
- Gli emendamenti al Senato. Con gli emendamenti alla manovra
proposti anche insieme a Idv e a Udc il Pd punta inoltre ad alcune
riforme capaci di dare un contributo importante al contenimento
della spesa pubblica.
Tra queste proposte vi sono:
1. L’accentramento dei comuni più piccoli.
2. L’accorpamento delle province sotto i 500.000 abitanti (di fatto
si arriverebbe ad un dimezzamento delle attuali province).
3. L’accorpamento delle società che fanno capo ai comuni
4. La totale incompatibilità dell’incarico dei parlamentari con
qualsiasi altro incarico (sindaco, consigliere, presidente di
provincia…).
5. Taglio delle auto blu e dei voli blu, limitandone l’uso a chi ne
ha davvero bisogno.
6. Reintroduzione del tetto alla retribuzione dei manager pubblici
Queste proposte costituiscono un punto fermo del Pd, un patrimonio
di iniziative sulle quali daremo battaglia e che il Pd si impegna a
realizzare.
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contributo su manovra finanziaria 1
contributo su manovra finanziaria 2
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07.07.2011
PROVINCE. LA POSIZIONE DEL PD.
Da L’Unità. Articolo di Davide Zoggia, responsabile enti locali
della segreteria nazionale del PD.
“Non è cancellando una parola che si risolve il problema del costo
della politica. Non lo si fa con le scorciatoie facili e furbe a cui
in queste ore, da tante parti politiche, si vuole fare ricorso.
Aboliamo le province, certamente, frase ad effetto ma che non porta
da nessuna parte se non si indica un percorso preciso su come
superare l’attuale assetto. Il massimalismo verbale o nella sua
variante contemporanea il riformismo pret a porter, si alimenta con
simili forme di pressapochismo ad uso mediatico. Abbiamo un esempio
eclatante sotto gli occhi: il federalismo, nelle sue declinazioni
municipale e fiscale. Poteva essere una riforma straordinaria per
efficacia ed efficienza. Quello voluto dal centrodestra è invece un
guazzabuglio indigeribile che provoca danni e nessun beneficio,
prodotto di un insieme di interventi disorganici che, per tale
motivo ,anziché armonizzarsi in una coerente ristrutturazione
dell’impianto istituzionale, producono continui cortocircuiti. E’
evidente che le province vadano riviste nel numero, nelle funzioni,
nei compiti e quindi nei costi. E’ indispensabile: il paese è
cambiato ma soprattutto il mondo è cambiato. Ma proprio per questo
motivo tale riordino non può avvenire indipendentemente da una nuova
e più snella visione dello stato, per fornire così servizi
efficienti e non duplicazioni burocratiche. Non è sufficiente quindi
dire che si aboliscono le province, lo si deve fare ma in modo da
avere benefici e non danni. Esiste una proposta del Pd per quanto
riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali
e delle regioni. In questa si colloca anche quella specifica
relativa alle province. Una proposta che non entra in conflitto con
l’art.133 della Costituzione offrendo la possibilità di sviluppare
un intervento coerente. Già con la riforma del titolo V il
centrosinistra aveva cercato di ammodernare le istituzioni del
paese, ma il percorso era stato bloccato dal centrodestra. Ora si
presenta nuovamente l’occasione a patto di seguire un riassetto
complessivo ed efficiente. E’ chiaro che nell’ottica di un sistema
realmente federale è necessario giungere al superamento del
bicameralismo perfetto con unica camera e l’istituzione di un senato
federale con una diminuzione del numero dei parlamentari. Ciò
significa quindi rivedere compiti e funzioni dei vari enti. Inoltre
è chiaro che la revisione del ruolo e la diminuzione delle province
deve andare di pari passo con l’istituzione delle città
metropolitane. Sarebbe interessante sapere dalle varie tricoteuses
che, in queste ore, chiedono a voce alta il taglio delle province se
hanno minimamente idea di quali siano le competenze oggi dei
soggetti che vogliono sopprimere. Hanno idea a chi andrebbero
trasferite le competenze, anche in relazione alla dimensione dei
comuni e all’impossibilità delle regioni di svolgere ulteriori
compiti a fronte della legislazione vigente? E’ facile demagogia
tracciare un segno sulla parola province, sarebbe una operazione
identica a quella fatta da Berlusconi con le grandi opere, con i
famosi cartelloni pieni di segni che, da inchiostro, non si sono mai
trasformati in infrastrutture. L’effetto Berlusconi continua ad
affascinare tanti politici, visto che è molto facile strizzare
l’occhio a misure populiste, un po’ più difficile metterne in campo
di coerenti.
La nostra proposta è concreta e riorganizza il settore con veri
tagli e grandi possibilità di risparmio, essa è già depositata in
parlamento ed è visibile sul nostro sito internet (all’indirizzo
http://beta.partitodemocratico.it/leggeprovince).
Se si vuole fare sul serio bisogna dire a chi, una volta abolite,
vanno le funzioni delle province, almeno quelle essenziali e come
verrà dislocato il personale che oggi vi lavora. Altrimenti, parlare
di costi della politica solo per le province diventa un modo per
eludere il problema, per non affrontarlo mai sul serio. E i tempi di
questa nostra riforma saranno brevissimi. Il paese va riformato e
riavvicinato alle esigenze dei cittadini e in questo ci stiamo
impegnando. Non vi è alcun intento dilatorio, noi non vogliamo far
cadere la questione tanto che rilanciamo, fin da ora, la nostra
proposta”.
In pratica, hanno spiegato i dirigenti del Pd, togliere la parole
non serve a ridurre nulla, ma solo a piantare una bandierina di
fronte a Tv e opinione pubblica, perché poi restano tutti i problemi
di dove e come trasferire compiti, dipendenti, poteri, patrimoni. Il
Pd ha presentato una sua proposta organica per la riduzione delle
province, per la creazione di province metropolitane, per la
ridislocazione di funzioni e compiti in modo da ridurre costi e
aumentare l’efficienza della amministrazione pubblica.
Idv e Udc hanno ovviamente giocato su questo tema, che si presta
alla propaganda. Ma resta il dato di fondo: non è togliendo una
parole che si tagliano i costi.
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22.06.2011
Caro Ministro Brunetta ,
le volevo scrivere direttamente alla sua casella di posta
elettronica, ma poi mi sono detto che persone della sua levatura
morale non hanno voglia di parlare e/o di confrontarsi con gente
come me che appartiene a quella parte di Italia peggiore, fatta di
gente che lavora a singhiozzo, che ogni mese deve calibrare le
proprie spese con la mira di un cecchino per non sfasare con il
budget, e mi sono detto che l'unico modo di rendere visibile e
deprecabile un errore come il suo, era quello di sottoporlo
all'attenzione di tutti; quell'attenzione e quella sensibilità che
nelle ultime occasioni di voto hanno espresso in maniera chiara e
inequivocabile che questo Paese è stanco di Voi, e del finto spirito
goliardico che vi muove.
In tutta onestà, Ministro, io non solo non mi sento peggiore, anzi,
a volte faccio a botte con il mio ego ingombrante, proprio perchè mi
rendo conto di essere una mente sottile, che da solo è riuscito a
risalire la china, che sempre da solo e senza aiutini parentali è
riuscito a farsi una cultura, ad aprire i propri orizzonti e
soprattutto a guadagnarsi onestamente quel poco che tra le mani
riesco a tenere. Sottolineo "onestamente", perchè non ho mai dovuto
inchinarmi alle logiche di "palazzo" ma soprattutto non mi sono mai
dovuto inchinare... o forse per parlare la lingua del suo Governo,
entrare nei letti altrui... e questo le garantisco mi offre sonno
sereno.
Sono un precario da 11 anni, parlo 4 lingue, ho un titolo accademico
e un master, e sa una cosa, faccio il lavoro più bello del mondo, a
tempo e a contratto ma lo faccio, non mi sento mortificato per
essere un precario, ma mi mortifica e mi umilia l'idea che qualcuno
ha, pensando a me come un numero da usare, o per riempire un buco
occupazionale, o come qualcuno che per un po' serve, e lei il suo
Governo non fanno che ricordarci quanto questa situazione sia caduca
e fallace, ma sono uno di dura cervice e non demordo.. La invito,
Caro Ministro, di ricordare per quel le resta da vivere, dell'enorme
lezione propostola dai precari, UMILTA' ED INTELLIGENZA, quelle due
cose che mancavano, oltre che al suo vocabolario, al videomessaggio
che ha prontamente fatto girare in rete.
Weber, qualcuno che lei sicuramente conoscerà, diceva che un
politico è tale: "perchè politico per professione, quando
professione riecheggia nella terminologia tedesca la chiamata per
vocazione al mestiere della politica, in grado di individuare nella
massa soggetti atti alla gestione del bene comune (Beruf=Professione
da Anrufen=chiamare)" ma non voglio tediarla, sappia solo che ancora
una volta vi siete allontanati dal popolo, il popolo che è stanco
dei vostri capricci e delle vostre "incontinenze goderecce", PORTI
RISPETTO PER CHI HA ANCORA VOGLIA DI LAVORARE E SUDARE ONESTAMENTE,
VISTO CHE CHI CI RAPPRESENTA HA DIMENTICATO DA UN PEZZO TALI VALORI.
UN SUO "NON-ELETTORE" FELICE DI ESSERE PARTE DELL'ITALIA PEGGIORE,
QUELLA CHE LAVORA!!!
Invito a far girare questo mio messaggio, io ci metto la faccia,
perchè sono stanco di questo sistema falso e volgare al quale mi
vogliono far abituare.
Donato, lavoratore precario
***
Mi identifico bene nel ritratto e nella risposta di questa persona e
vi invito a fare girare; non si è precari per scelta.
Ci passiamo tutti dalla precarietà e ci facciamo la nostra gavetta,
nessuno di noi si è trovato il posto pronto e in molti facciamo o
abbiamo fatto diversi lavori con umiltà pur di iniziare ad
affacciarci al "mondo del lavoro", perchè facciamo tutti fatica oggi
a trovare lavoro e senza di questo non si possono realizzare diversi
progetti personali.
Siamo NOI l'Italia migliore, quella onesta che studia, lavora,
fatica, fa volontariato,è presente nella società civile, paga le
tasse e va a letto e si alza ogni mattina con la coscienza a
posto!!!
Conta la dignità e l'onesta intellettuale con cui si porta avanti il
proprio lavoro, a maggior ragione sapendo che è a scadenza.
una lavoratrice precaria
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QUATTRO
SI
PER L'ITALIA
Il
12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani che hanno compiuto i 18
anni di età e dispongono dei diritti politici sono chiamati ad
esprimere il proprio voto su 4 quesiti referendari.
Referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei
servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione
Referendum popolare n. 2 – Determinazione della tariffa del
servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del
capitale investito. Abrogazione parziale di norma
Referendum popolare n. 3 – Nuove centrali per la produzione di
energia nucleare. Abrogazione parziale di norme
Referendum popolare n. 4 – Abrogazione di norme della legge 7 aprile
2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente
del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza
penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011
della Corte Costituzionale.
Il voto “SI”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di
abrogare la normativa richiamata dal quesito referendario.
Il voto “NO”, tracciato sulla scheda, indica la volontà di mantenere
la vigente normativa richiamata dal quesito referendario.
ACQUA
Il PD vota
sì
per l'acqua pubblica e per fermare la privatizzazione voluta dal
governo Berlusconi.
L'acqua deve restare un bene pubblico accessibile a tutti i
cittadini con un servizio della massima qualità a tariffe eque.
Vogliamo assicurare un governo pubblico dell'acqua: programmazione
con le scelte dei sindaci, regolazione e controllo attraverso
l'istituzione di una authority indipendente nazionale e
compartecipata dalle regioni. Vogliamo una tariffa sociale e una più
alta per chi spreca l'acqua.
La priorità agli investimenti e al miglioramento del servizio anche
attraverso un fondo nazionale di riequilibrio tra le diverse zone
del paese.
Tutela di una risorsa scarsa e indispensabile alla vita, gestione
accurata di un servizio complesso, controllo pubblico in ogni fase.
L'acqua è un bene dell'Italia, un patrimonio di tutti.
NUCLEARE
Il PD vota
sì
per fermare il nucleare.
Siamo sempre stati
contrari al piano di ritorno al nucleare voluto dal governo
Berlusconi. Non per motivi ideologici ma perché è una scelta
sbagliata che non conviene all'Italia. Una tecnologia vecchia e
ancora mai applicata con tempi lunghissimi, costi enormi
e incerti, nessun piano di gestione delle scorie
radioattive, neppure di quelle già esistenti. E prima di ogni
cosa il principio di precauzione: la tragedia giapponese ci
dice che un incidente in una centrale nucleare non
è eliminabile. Ambiente, salute, futuro per le nuove
generazioni. Non si torna indietro.
GIUSTIZIA
Il PD
vota
sì.
Perché per la Costituzione tutti i cittadini
sono uguali davanti alla legge.
La legge
sul legittimo impedimento è l'ennesimo trucco
per evitare al Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi di rispondere alla giustizia dei suoi
reati.
Non era
necessario fare una nuova legge, perché il codice
di procedura penale già prevede i casi di rinvio per
tutti i cittadini che non possono presentarsi al
processo, senza distinzioni di ruolo.
Con questa
legge truffa si è voluta creare l'immunità assoluta,
che non esiste in nessun altro paese del mondo.
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24.05.2011 - Pubblichiamo una lettera pervenuta da un cittadino
di Fagnano Olona
Caro Segretario
del PD di Fagnano,
riporto una tua
frase "dobbiamo abituare la gente a riflettere e pesare le
parole e i contenuti."
Visto che
dobbiamo abituare la gente a riflettere sulle parole e i
contenuti, cominciamo a dire che quando si parla di
centrodestra, sarebbe opportuno parlare di "destra" perchè di
centro non vi è più nulla. Inoltre, sentendo l'intervista di
bossi (l'umberto) di domenica scorsa, ti accorgi che i
terroristi sono loro e della peggiore specie se poi, a
intervenire, sono i borghezi vari, diciamo che il fondo si tocca
solo sentendolo alitare...
Non parliamo
della santa anchè (staccato sta meglio). E che diciamo della
mamma di batman? Non parliamo di "lui" che ormai è in delirio.
Aspettiamoci le
peggior cose in questi ultimi giorni... La prepotenza è nel loro
DNA. Sono come un orso ferito e perciò disposti a tutto senza
freni. Oltre alle donne malmenate ai mercati rionali, sentiremo
di bambini mangiati nei parchi cittadini dai comunisti zombi,
risuscitati dalle bandiere rosse, affamati.
A proposito di
moderati... la gente lo sa che il ministro della difesa si
chiama la rissa? Era un picchiatore insieme all'amico alè manno
(anche qui, staccato sta meglio).
Questi sono i
nostri governanti che, invece, cambiano le carte in tavola e
dicono che Pisapia è un terrorista!
Digiamoggelo
alla gente (con la voce rauca e gli occhi storti)
Saluti
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23.05.2011 - IN QUEL DI FAGNANO... NUMERO 2
GIORNALINO REALIZZATO DAL CIRCOLO PD DI FAGNANO OLONA
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Volantino
Informativo Referendum 12/13 Giugno – Perché votare SI
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Le centrali nucleari e la
sicurezza
La questione sulla sicurezza delle centrali nucleari è sempre stata
oggetto di polemiche e ampi dibattiti tra i sostenitori del nucleare
e coloro che sono contrari a questa risorsa energetica. Anche dopo
il disastro di Chernobyl, in Ucraina, avvenuto il 26 aprile del 1986
e prima ancora in Pennsylvania (USA) nel 1979, nella centrale di
Three Mile Island, in alcuni Paesi si continuava a parlare
dell'affidabilità delle centrali, che erano a prova di qualsiasi
evento (errori umani, terremoti, attentati ecc.) e si è continuato a
produrre energia con le centrali. L'incidente di Chernobyl portò
alla distruzione del nocciolo del reattore e di parte dell'edificio
in cui era alloggiato. Nell'ambiente si dispersero una grande
quantità di materiale radioattivo, causando vittime. La nube
radioattiva fu sospinta dai venti, dapprima verso la Scandinavia,
poi verso il sud Europa. L'allarme venne dato in ritardo in quanto
il governo ucraino nascose il disastro, gli svedesi registrarono
un’alta radioattività dell'aria. Anche l'Italia fu investita dalla
nube e si registrarono notevoli aumenti della radioattività nel
suolo, nell'aria, nell'acqua, comprese le sorgenti sulle Alpi (Cesio
137 e 134 , Stronzio e Iodio furono rilevati nelle sorgenti e nel
suolo delle Alpi francesi e italiane...elementi che impiegheranno
come decadimento naturale radioattivo, cioè fino ad arrivare al
piombo, elemento non radioattivo, centinaia di anni: ad esempio il
tempo di decadimento fisico del cesio 137 è calcolato in 30 anni, ma
il tempo affinché la metà del Cesio depositatosi scompaia si situa
tra i 180 e i 320 anni, quello dello iodio è calcolato in 8 giorni,
ma nel frattempo lo abbiamo introdotto nel nostro organismo, quando
abbiamo bevuto acque di sorgenti provenienti da tale luogo, sia in
alimenti facenti parte della catena alimentare: le mucche si nutrono
di erba, noi abbiamo bevuto il loro latte e/o abbiamo mangiato la
loro carne). Le inchieste successive al disastro rivelarono che
l'incidente fu causato da una notevole serie di errori umani e dalla
violazione delle norme operative da parte dei tecnici della
centrale, combinati con le caratteristiche di quel reattore, di
vecchio tipo e poco affidabile (di seconda generazione). Il dopo
Chernobyl ha avuto come effetto la sospensione dei programmi
nucleari in diversi Paesi, tra cui l' Italia, dove il referendum
popolare del 1987 ha detto “no” alla scelta nucleare. Altri Paesi
come la Francia, la Germania il Giappone hanno costruito nuove
centrali, con la motivazione di dipendere sempre meno da altri Paesi
esteri per l'approvvigionamento di petrolio e carbone. Ma dopo
Chernobyl c'è stata maggiore sicurezza?
Nel settembre del 1999, due operai della centrale per la produzione
di uranio a Tokaimura, in Giappone, per errore innescano una
reazione a catena. Muoiono i due operai e centinaia di persone
vengono esposte alle radiazioni.
Nell'agosto del 2004, un incidente nell'impianto nucleare di Mihama
- sempre in Giappone - provoca la morte di quattro operai colpiti da
vapore ad altissima temperatura fuoriuscito da un reattore. In
quell'occasione non ci fu dispersione di radioattività
nell'ambiente.
Ed altri incidenti fino ad arrivare all'ultimo di cui tutti siamo
stati testimoni e di cui i media ci hanno ampiamente parlato: quello
di Fukushima.
Molti dicono che in Francia il 75% dell'energia elettrica è prodotta
dalle centrali nucleari e che l'Italia ha ai suoi confini 13
centrali dislocate sia in Francia che in Svizzera e che se avvenisse
un incidente in qualche centrale noi non ne saremmo certo immuni.
Questo è vero, però Paesi come la Germania, dopo l'ultimo disastro
avvenuto in Giappone, stanno pensando di smantellare le centrali più
vecchie e da anni hanno attivato una serie di politiche ambientali
sulle energie rinnovabili.
E poi, il discorso delle scorie è secondario? Non crediamo proprio!
Enrico Fermi nel 1942 realizzò in un laboratorio a Chicago la prima
reazione di fissione nucleare. La sua scoperta oltre a rivoluzionare
il modo di fare la guerra (vedi Hiroshima e Nagasaki) ebbe
importanti applicazioni nella medicina e fece nascere la speranza di
ricavare energia elettrica a basso prezzo.
Ma quel primo esperimento generò anche delle scorie radioattive che
continueranno ad esistere, in forma pericolosa per la salute umana,
per centinaia e migliaia di anni. Dopo più di 80 anni gli scienziati
non sono ancora riusciti a trovare sistemi sicuri per sbarazzarsi
delle 80.000 tonnellate di combustibile nucleare. La radioattività
delle scorie nucleari si riduce soltanto con il processo naturale di
dimezzamento. Per periodo di dimezzamento si intende il tempo
necessario perché si riduca del 50% la radioattività iniziale. Dopo
10 periodi di dimezzamento è ancora presente 1/1000 della
radioattività iniziale. Il plutonio, un elemento che si ottiene
dall'uranio nelle centrali nucleari, ha un periodo di dimezzamento
di 24.400 anni e continuerà ad essere pericoloso per 250.000 anni!!!
Attualmente le scorie vengono seppellite in depositi scavati nella
roccia a centinaia di metri di profondità (questo quando tutto è
legale!).
I problemi che si presentano sono essenzialmente due: il
comportamento delle acque sotterranee che potrebbero compromettere
l'isolamento dei depositi e l'instabilità dovuta ai movimenti
sismici o ad attività vulcanica.
C'è un altro punto che non viene mai preso in considerazione.
L'uranio non è estraibile all'infinito. Si trova in rocce come la
carnotite e la pechblenda i cui giacimenti più ricchi si trovano in
Australia, negli Stati Uniti, in Canada, in Sudafrica e in Russia
(consideriamo quindi i costi di importazione). La percentuale di
uranio nei suoi minerali è generalmente molto bassa: una tonnellata
di minerale può contenere da 1 kg a 5 kg di uranio. Quindi l'uranio
viene concentrato:
• le rocce provenienti dalle miniere sono frantumate e macinate
finemente
• il prodotto concentrato ha l'aspetto di una pasta gialla, “yellow
cake” e contiene un 75% di ossido di uranio
• l'ossido di uranio viene liberato dalle impurità con un processo
di raffinazione
• la sostanza pura prodotta viene convertita in tetrafluoruro
d'uranio, che sembra una parolaccia ma è costituito da un atomo di
uranio e 4 atomi di fluoro
• questo viene trasformati in un gas: esafluoruro d'uranio, formato
da un atomo di uranio e 6 atomi di fluoro
• in 100 kg di uranio naturale, l'Uranio 235, che è l'elemento
fissile usato nelle centrali, è presente soltanto in una quantità
pari allo 0,7%. L'uranio deve essere arricchito fino ad arrivare a
percentuali tra il 3 e il 5%
• Dopo l'arricchimento la sostanza si presenta sotto forma di una
polvere nera. Questa è compressa e poi cotta in forno per ottenere
dei piccoli cilindri, chiamati “pastiglie”, lunghe circa 2.5 cm.
Ciascuna pastiglia, che pesa soltanto 7 grammi, può liberare
un'energia pari a quella di una tonnellata di carbone
• le pastiglie sono infilate dentro tubi metallici della lunghezza
di 4 metri, in lega di zirconio, le cui estremità sono saldate e che
costituiscono le barrette di combustibile
• le barrette singole sono assemblate insieme in una struttura a
sezione quadrata
• la carica di combustibile di una centrale nucleare da 900 MW è
formata da 11 milioni di pastiglie
• Nei cosiddetti reattori di “ultima generazione” si riesce non solo
a produrre energia, ma anche a creare nuovo combustibile nucleare.
Durante la fissione, si ottiene un materiale fissile non presente in
natura: il Plutonio.
Ma il gioco vale la candela?
Non è meglio investire in un modello di sviluppo sostenibile? In
energie rinnovabili?
Riteniamo importante aprire una pacata discussione sul tema del
nucleare, del suo uso a livello mondiale sia per la produzione di
energia che per la costituzione di armamenti nucleari: si pensi
anche al problema della proliferazione nucleare in paesi del terzo
mondo dominati da regimi militari e da integralisti (pensiamo
all’Iran) e alla gestione delle scorie.
Infine le radiazioni sono incolori e insapori, è innegabile come i
tumori siano aumentati dopo Chernobyl (pensiamo al tumore alla
tiroide, dove si deposita lo iodio radioattivo), non solo a
Chernobyl ma in tutti i Paesi dove la nube radioattiva è passata; le
radiazioni possono inoltre provocare seri danni al DNA* delle
cellule.
Non è ammissibile che l’economia venga prima della salute dei
cittadini! Troviamo altre forme di energia sostenibili!
Quindi NO al nucleare! Vota SI’ al referendum.
*Le radiazioni colpiscono il DNA a tre livelli:
• Nella cellula già differenziata di tipo somatico: quando una
cellula sana si trasforma in una di tipo canceroso provocando
l’effetto oncogenico oppure l’alterazione interessa le generazioni
cellulari successive, determinando il cosiddetto effetto mutagenico.
• Nella cellula embrionale: quando le alterazioni genetiche delle
cellule embrionali, possono provocare malformazioni, aborti, neonati
con gravi deformazioni,
• Nella cellula germinale sessuale: in questo caso i danni possono
provocare sterilità sessuale, malattie ereditarie più o meno gravi,
morte del feto nei primissimi stadi di vita.
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GEASC-REPLICA DEL CAPOGRUPPO DI "PROGRESSO E SOLIDARIETA' " ALLE
AFFERMAZIONI DEGLI ASSESSORI MAURO E NAVARRA
Gli articoli apparsi su "La settimana" del 29 Aprile e sulla
"Prealpina" del 19 Aprile, con le dichiarazioni degli assessori
Mauro e Navarra mi costringono - mio malgrado - ad una replica
considerata la gravità delle stesse.
Innanzitutto alcune precisazioni: io sono stato assessore al
bilancio dal 2003 al 2009 e non per 15 anni come sostengono i due
assessori; inoltre il signor Zanetello non ha mai presieduto il cda
durante la nostra amministrazione ma è diventato presidente del cda
della geasc a partire dal luglio del 2009, nominato dal sindaco
Roncari.
Capisco che le tante nomine fatte dall'attuale amministrazione nel
giro di un anno e mezzo possano averli mandati in confusione ma non
ricordare chi è stato il loro primo presidente della Geasc a meno di
due anni di distanza pare un pò preoccupante.
Una mia semplice richiesta di avere copia del contratto d'affitto
che la geasc aveva stipulato all'inizio del 2008 con il proprietario
dell'immobile di via Roma e l'elenco delle spese effettuate da geasc
per approntare la sede di via Roma deve averli sconvolti.
Chiedere copia di documenti vuol dire fare i candidi?Avrei dovuto
ricordare a memoria qualcosa che risale a più di tre anni fa? Se
parliamo di memoria non credo che il pulpito rappresentato dagli
assessori Mauro e Navarra sia il più raccomandabile. L'assessore
Navarra ad esempio alcuni mesi fa non ricordava il contenuto del
bando approvato poche settimane prima dalla giunta, con lui
presente, sul bonus bebé e chiedeva spiegazione al sottoscritto per
una norma che avevo riportato pari pari dal bando, in una nostra
mozione esponendosi ad una delle tante figuracce che ha collezionato
in due anni di amministrazione.
Ma torniamo a geasc. Si scandalizzano per un contratto d'affitto di
12 mila euro al mese di media in sei anni; stiamo parlando di 1000
euro al mese!!!! Una struttura su 2 piani di circa 200 mq
complessivi ad uso uffici a 1000 euro al mese per 6 anni!!! Provino
a chiedere a chiunque sia del mestiere se un contratto del genere
non sia più che vantaggioso per un affittuario che avrà risparmiato
decine di migliaia di euro in 6 anni!!!!
E che dire delle altre cifre sbandierate come uno scandalo? Non so
se queste affermazioni siano più figlie dell'ignoranza o della
malafede dei due assessori; e allora facciamo un pò di chiarezza
così i cittadini potranno giudicare.
Le spese complessive sulla struttura ammontano a 339.533,78 euro.
Di queste 38.378,62 sono tutti gli arredi (sedie, scrivanie, tende,
bacheche, armadio blindato, accessori vari e accessori per i bagni)
che sono tutte di proprietà geasc.
103.822,00 sono state le spese per la struttura (Progettazioni e
consulenze edili, controsoffitti, pareti in cartongesso, serramenti,
demolizione muri, realizzazioni bagni con fornitura e posa di
piastrelle, verniciatura cancello, porte interne, insegne
pubblicitarie, vano contatore energia elettrica). Queste spese sono
state in buona parte recuperate dal costo dell'affitto che chiunque
abbia un minimo di onestà intellettuale deve riconoscere che è
nettamente inferiore ai prezzi di mercato.
Infine 197.133,16 è stato il costo complessivo degli impianti che in
gran parte rimarranno di proprietà geasc. In particolare la spesa ha
riguardato progettazioni e consulenze impianto di condizionamento e
riscaldamento, consulenza certificazione energetica, impianto di
condizionamento/riscaldamento, consulenza impianto elettrico,
impianto elettrico, impianto idraulico, consulenza sistema
informatico, impianto informatico e centralino telefonico, logo e
sito web aziendale, impianto antifurto.
In particolare tutto il sistema informatico (computer, programmi e
quant'altro) e il centralino telefonico sono costati 28.525 euro e
non 200.000 come hanno "candidamente" dichiarato i due assessori
mentendo spudoratamente!!
Queste sono le spese pazze?
Ricordiamo che la sede della geasc è stata creata dal nulla! Geasc,
grazie agli strumenti di cui si è dotata può avere una potenzialità
di sviluppo notevole, offrendo numerosi altri servizi che possono
anche produrre utili. Solo che per far questo bisogna avere idee,
spirito d'iniziativa, capacità imprenditoriali.
E a chi chiediamo queste caratteristiche, ad una amministrazione che
in due anni non ha prodotto nulla?
Gli assessori Navarra e Mauro si occupino dei loro assessorati,
comincino a produrre qualcosa oltre ai soliti annunci e
raccomandazioni ai cittadini; l'assessore Navarra, più che alla
sicurezza, dovrebbe essere nominato assessore agli annunci perchè in
due anni non ha saputo fare altro.
Lascino stare la geasc; dimostrano di non capire nulla e di fare
figure barbine.
Santi Di Paola
Capogruppo di "Progresso e Solidarietà"
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LA
PROPOSTA DI LEGGE DEL PD PER L'ACQUA PUBBLICA
Il governo Berlusconi
ha imposto la privatizzazione forzata dell'acqua. Ma l'acqua non si
può privatizzare.
L'acqua è pubblica. È di tutti.
È un principio che non può essere messo in discussione. Rispettarlo
significa garantire un diritto fondamentale dei cittadini e pensare
al futuro, alle generazioni che verranno.
Le preoccupazioni dei promotori del referendum sono sempre state
anche le nostre. Già dallo scorso autunno il Gruppo del Partito
Democratico ha depositato alla Camera una proposta di legge
sull'acqua pubblica (n. 3865 primi firmatari Pier Luigi Bersani e
Dario Franceschini).
Scarica il volantino in PDF
Scarica la proposta di legge (n. 3865)
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un po' di
chiarezza sull'immigrazione (Documento di Patrizia Toia)
RELAZIONE DI PIER LUIGI BERSANI ALLA DIREZIONE DEL 28 MARZO
EUROPA-ITALIA UN PROGETTO ALTERNATIVO PER LA CRESCITA (CONTRIBUTO
DEL PD AL PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORME)
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17.03.2011 - celebrazioni
per il 150° anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia
BUON
COMPLEANNO ITALIA! di Gruppo Consiliare “Progresso e
Solidarietà”
INNO DI MAMELI
(http://www.quirinale.it)
Testo integrale della proclamazione del Presidente Obama del “Giorno
dell’unificazione d’Italia” negli USA
“Il 17 marzo l' Italia celebra il 150° anniversario della sua unità
come Stato. In questo giorno ci uniamo a tutti gli italiani in tutto
il mondo per onorare il coraggio e i sacrifici e la visione dei
patrioti che diedero vita alla nazione italiana. Nell' epoca in cui
gli Stati Uniti combattevano per la preservazione della loro Unione,
la campagna di Giuseppe Garibaldi per unificare l' Italia fu di
ispirazione per tante lotte in tutto il mondo, come fu di
ispirazione per il 39° reggimento di fanteria di New York, noto
anche come «la guardia garibaldina». Oggi, l' eredità di Garibaldi e
di tutti quelli che unirono l' Italia vive in milioni di donne e
uomini americani di origine italiana, che hanno reso più forte e
ricca la nostra nazione. L' Italia e gli Stati Uniti sono legati
dall' amicizia e dalla dedizione comune alle libertà civili, ai
principi democratici e ai diritti umani universali, che entrambi i
nostri Paesi rispettano e promuovono. Mentre ricordiamo questa data
cruciale nella storia italiana, rendiamo anche onore agli sforzi
congiunti di americani e italiani per la protezione della libertà,
della democrazia e dei valori che condividiamo, in tutto il mondo.
Perciò proclamo il 17 marzo 2011 come giorno di celebrazioni del
150° anniversario dell' Unità d' Italia. Propongo a tutti gli
americani di studiare la storia dell' unificazione dell' Italia e di
onorare la perdurante amicizia tra i nostri due popoli”.
Barack Obama
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16.03.2011
- breve riflessione su giornalino PDL
Pubblichiamo una lettera pervenuta da una cittadina di Fagnano Olona
"La lista di Roncari sta distribuendo in questi giorni nelle buche
delle lettere un volantino (il "Corriere di Fagnano") creato con
mezzi propri (come viene sottolineato dal sindaco stesso in prima
pagina), senza alcun costo aggiuntivo per il cittadino, per
pubblicizzare il proprio operato alla guida del paese.
Fin qui nulla di strano, propaganda politica che è sempre stata
fatta dai tempi che furono.
Da cittadina mi ha indispettito il fatto che sono stati riportati
dati inerenti all'AMMINISTRAZIONE DELLA "COSA PUBBLICA CIVICA",
nella fattispecie informazioni sulla raccolta differenziata, dati
statistici degli abitanti, asfaltature delle strade e celebrazioni
per il 150°, all'interno di un opuscolo di una lista politica, che è
vero che è "al potere", ma che possiede uno strumento più oggettivo
quale il bollettino comunale che arriva a tutti i residenti.
Questa iniziativa ha il sapore di una cosa pretestuosa, fatta per
far vedere che, nonostante avverse vicende politiche locali, ci sono
ancora e sono una giunta del "fare" (parafrasando un linguaggio di
moda a livello di esecutivo).
Non accetto, sempre da cittadina, che la propaganda politica si
mescoli con il dovere di informazione di una Amministrazione: sono
due cose separate e distinte che afferiscono a due settori distinti
che convivono nel governo del territorio: dovere di amministrare e
connotazione politica.
Ammetto che è una polemica sterile e pretestuosa, dato che la lista
che governa il nostro paese si inserisce nella categoria del "non
c'è peggior sordo di chi non vuol sentire", ma ritenevo giusto che
la parte più consistente dell'opposizione del mio paese sapesse cosa
può pensare un comune cittadino.
Vi faccio tanti auguri domani per questi 150 anni di Unità: siamo
una nazione giovane, zoppa, piena di risorse e di persone
volenterose e con una coscienza civica, che non hanno paura di
impegnarsi per costruire un'Italia più unita!!!
Cari saluti!
una cittadina di Fagnano Olona
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16.03.2011 - Pubblichiamo un messaggio ricevuto da un cittadino:
Si, 300 milioni di euro, quindi 5 euro per ogni italiano vivente: è
il costo del mancato accorpamento dei referendum alla data delle
elezioni amministrative. La decisione, chiaramente presa nella
speranza di non far raggiungere il quorum ai referendum, è di per sé
scandalosa, ma lo è ancor di più se rapportata alle polemiche di
questi giorni sul costo che avrebbe avuto la festa una-tantum del 17
marzo: polemiche che hanno avuto effetto, visto che per risparmiare
ci hanno tolto un giorno di ferie.
Quindi, riassumendo: per la festa dell´Unità d´Italia l´Italia non
ha un soldo (lo hanno detto la Lega e la Confindustria) e la festa è
gentilmente finanziata dai lavoratori, invece per evitare l´Election
Day l´Italia è ricca, talmente tanto da poter buttare dalla finestra
300 milioni di euro. In attesa di prese di posizione di Lega e
Confindustria anche su questo argomento (ma, chissà perché, non ci
credo molto...) ci rimane una sola cosa da fare: andare a votare ai
referendum e soprattutto invitare il maggior numero di persone a
farlo, così da raggiungere il quorum e dare il chiaro messaggio a
questi imbroglioni che ci governano che non bastano questi mezzucci
per tacitare il popolo italiano!"
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«Il piano nucleare è sbagliato, altro che reazione emotiva»
Bersani a l'Unità: "PD in campo per il referendum,le vere priorità
rinnovabili ed efficienza energetica"
Il Pd, annuncia in questa intervista Pier Luigi Bersani, sosterrà il
referendum per abrogare la legge sul ritorno al nucleare.
Segretario, cosa risponde al governo, che definisce sbagliate le
reazioni nostrane di fronte alla tragedia di Fukushima? «Certamente
si tratta di un caso estremo ed è vero che ci sono nel mondo
generazioni di centrali più evolute. Tuttavia continuare a
classificare come emotive le reazioni dell`opinione pubblica è
sbagliato».
Il governo non ce l`ha con l`opinione pubblica ma con voi che ne
criticate il piano sul nucleare... «E sbaglia perché c`è una diffusa
percezione, anche a prescindere da questa tragedia, che la
tecnologia del nucleare sia ancora molto giovane e presenti seri
problemi, sia per quanto riguarda lo smaltimento delle scorie che
per le conseguenze di eventuali incidenti».
Non sono frequenti incidenti simili. «Non è la probabilità degli
incidenti che suscita allarme, ma quanto siano tremende le
potenziali conseguenze. A preoccuparci è il modo in cui il governo
sta affrontando la questione. Già prima di quanto accaduto noi
avevamo ottime ragioni, e le abbiamo ancora, per essere contrari al
piano nucleare. Anzi, a questo fantapiano, che non ha nessuna
fattibilità, che è economicamente svantaggioso e che preve- dendo
l`impiego di tecnologie non nostre ci renderebbe totalmente
dipendenti da altri».
Non sarà fattibile ma intanto il governo va avanti e si sta
discutendo il decreto sulla localizzazione dei siti delle nuove
centrali. «Stanno solo deviando l`attenzione dalle priorità, cioè
efficienza energetica, rinnovabili, un`operazione di investimenti
nella ricerca anche delle tecnologie nucleari. Il governo deve
capire che se si vogliono fare le cose difficili, prima bisogna
saper fare le facili».
Fuor di metafora? «Non stanno lavorando all`Agenzia di sicurezza,
non hanno risolto il problema delle scorie già esistenti, non hanno
smantellato le vecchie centrali, che sarebbe il vero allenamento per
i nostri tecnici e le nostre capacità industriali. Non si stanno
impegnando nei luoghi della ricerca per un nucleare che abbia
strutturali condizioni di sicurezza e sostenibilità economica».
Tra pochi mesi ci sarà un referendum sul piano del governo: cosa
farà il Pd? «Lavoreremo perché dalle urne esca una risposta chiara
contro questo piano. Abbiamo chiesto che i referendum vengano
accorpati con il voto delle amministrative perché vogliamo che si
raggiunga il quorum».
Richiesta respinta. Non c`è il rischio che senza il raggiungimento
dei 50% dei votanti sia un boomerang? «Sappiamo che la strategia
referendaria presenta questo problema, perché è da 24 consultazioni
che il quorum non viene raggiunto e spesso si strumentalizza il
risultato. Noi ci impegneremo comunque per fermare questo piano che
poggia sulla sabbia ed è totalmente sbagliato».
La destra vi dirà che importiamo a caro prezzo energia e che voi non
proponete alternative. «Non è vero. Anzi, proprio nel settore
energetico il governo sta facendo perdere la faccia all`Italia quasi
al pari del bunga bunga, mentre noi sosteniamo che si debba
insistere sull`energia da fonti rinnovabili, un settore in grande
crescita, con miliardi di finanziamenti provenienti da ogni parte
del mondo, ma che ora il governo vuole distruggere con un decreto.
Bloccato l`attuale sistema di incentivi, che comunque andrebbe
risagomato, ci saranno banche che definanzieranno gli investimenti
sugli impianti per le energie rinnovabili, con evidenti conseguenze
sul piano occupazionale e della crescita economica. Che sono poi le
vere priorità di questo paese».
A giudicare dal dibattito politico, al di là della discussione sul
nucleare innescata da Fukushima, la priorità al momento è la riforma
della giustizia. «Ma perché abbiamo un governo del dopolavoro, che
non sa e non vuole affrontare i veri problemi, che sono appunto la
produzione industriale, l`occupazione, gli ammortizzatori in deroga,
l`inflazione».
È perché non si discute di questo ma di giustizia che andate
sull`Aventino? «Ma quale Aventino, non scherziamo. Siamo gli unici
che stanno in Parlamento, anche se il governo l`ha ridotto uno
straccio, costretto com`è a lavorare soltanto un giorno e mezzo alla
settimana, perché dall`esecutivo non arriva più niente».
È Casini che vi ha invitato a non andare sull`Aventino... «Noi siamo
pronti a discutere in Parlamento, nessun Aventino. Ma non si parli
di un fumoso dialogo. Ci sono Camera e Senato, ci si confronti lì».
E voi che cosa direte? «Che è sbagliato affrontare la questione con
legge costituzionale e poi rinviare le decisioni alla politica, cioè
alla maggioranza e al governo. Non si possono dare in mano alla
maggioranza di turno le leve per il controllo della magistratura, o
la decisione sulle priorità per un`azione penale, che giustamente
oggi è obbligatoria». Però ci sono urgenze da affrontare nel settore
giustiza, o no? «Sì, ma sono affrontabili con legge ordinaria. E noi
siamo pronti a discuterne partendo dalle proposte che abbiamo già
depositato in Parlamento».
Anche sulla responsabilità dei magistrati in caso di colpa? «Anche.
Noi non siamo il partito dei giudici, io sono pronto a disturbare la
magistratura. Ma lo voglio fare per l`efficienza per i cittadini,
non per esigenze di Berlusconi. Tra poco il Parlamento può essere
chiamato a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione per i suoi
processi. E questo sulla base del presupposto che Berlusconi abbia
svolto azioni di distensione internazionale salvando la nipote di
Mubarak. Vorrei ricordarlo anche a Casini, a cosa è costretto il
Parlamento».
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8 MARZO 2011

Un
caro augurio per l'8 marzo con le parole di
Oscar Wilde: Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare
tutto.
Denis Diderot: Quando si scrive delle donne bisogna intingere la
penna nell'arcobaleno e asciugare la pagina con la polvere delle ali
delle farfalle.
William Shakespeare: Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina:
essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le
arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.
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Se non ora, quando?
Mobilitiamoci anche a
Varese per ridare dignità all’Italia 13.02.2011
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Liberalizzazioni: dal PD 41 norme ad effetto immediato
Ecco la risposta Pd alla propaganda berlusconiana: 34 proposte
subito in rete, per discuterle con gli italiani. Non per modificare
l'art.41 ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i
prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.
Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di
propaganda. Questa è la risposta del Pd alla nuova mossa di
Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per
dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna
scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme
astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di
concreto”.
L'azione del Pd è la prima risposta alla nuova campagna mediatica
con cui, questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato via
libera al disegno di legge costituzionale recante modifiche agli
articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Carta sulla libertà di
impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi.
Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari
all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha
continuato il leader del Pd – e vado ad Arcore a piedi. Con le
manovre proposte non smuovono neanche l'0,15% del Pil”. C'è un
profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda,
la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione
economica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del
sistema impresa.
“La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura
di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner. Questo
articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di
liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio
realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 34/35 e
chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete
per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”.
“Gli incentivi? Sono norme ornamentali ovvero concetto che non
provocano nulla e non aggiungono nulla alla legge Bassanini o alle
liberalizzazioni introdotte dalla legge Bersani. Anche qui nessun
rilievo pratico così come gli incentivi per il Sud: un calendario,
un timing”.
“Quella di Berlusconi è solo un'operazione di distrazione fallita
dove resta inevaso il tema delle politiche economiche. Senza
processi di crescita si rinvia il problema della stabilità. Ha
protratto propaganda oltre un segno minimo di credibilità”.
consulta tutte le proposte del Pd
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La risposta a Berlusconi:
proposta che arriva fuori tempo massimo
Lettera al Corriere della Sera di Bersani: "Il motore della crescita
è la riduzione delle disuguaglianze"
Caro Direttore,
il mio partito sta lavorando ormai da un anno ad un progetto per
l'Italia. Alla nostra Assemblea nazionale di venerdì e sabato se ne
discuterà la prima sintesi. Benché tanti dei nostri documenti
approvati siano pubblici, si è trattato di un'operazione svolta,
nostro malgrado, in clandestinità, essendo l'agenda
politico-mediatica sempre occupata da ben altri temi e contingenze.
Noi ci siamo fatti un'idea piuttosto precisa della situazione
italiana e dei possibili e difficili rimedi. Stiamo ragionando come
un partito di governo temporaneamente all'opposizione. Con questa
stessa attitudine, considero la proposta che il Presidente
Berlusconi mi rivolge dalle pagine del «Corriere». Non nascondo la
mia prima impressione: se la proposta è un astuto diversivo per
parlare d'altro, mostra di essere davvero tempestiva; se è sincera,
suona singolarmente estemporanea! D'altra parte negli anni trascorsi
abbiamo imparato a nostre spese che Berlusconi ama gettare ponti
quando è in difficoltà per abbatterli un minuto dopo. Ma non amo
divagare o scherzare quando finalmente si può parlare di Italia.
Nemmeno voglio dilungarmi in recriminazioni a proposito della
sprezzante indifferenza con cui sono state ignorate dalla
maggioranza in questi due anni le proposte pragmatiche
dell'opposizione. Non posso tacere, tuttavia, dell'umorismo un po'
macabro di cui Berlusconi fa sfoggio concedendomi «sensibilità» in
materia di liberalizzazioni. Se chi ha fatto la liberalizzazione del
commercio, dell'elettricità, delle ferrovie e di un certo numero di
mestieri e di attività economiche è una persona «sensibile al tema»,
come definiremmo chi ha testardamente osteggiato tutto questo, chi
ha affidato formalmente la riforma delle professioni agli ordini
professionali, chi detiene personalmente posizioni dominanti in
gangli vitali della vita civile? Ma passiamo oltre, e parliamo di
cose serie. Negli ultimi dieci anni i nostri problemi antichi si
sono drasticamente aggravati. Il Sud si allontana dal Nord, il Nord
si allontana dall'Europa. Non c'è indicatore che non lo certifichi.
La crisi ha accelerato il divario rispetto ai Paesi con cui siamo
stati per molti anni in compagnia. Ci giochiamo il nostro ruolo
nella divisione internazionale del lavoro; ci giochiamo la tenuta di
un sistema di welfare e, in particolare, le prospettive di
occupazione e di reddito della nuova generazione. Il fatto di
essere, in Europa, il grande Paese a più bassa crescita e a debito
più alto ci espone inevitabilmente a possibili tempeste. La
positività e l'ottimismo tanto cari al Presidente del Consiglio
possono venire solo dalla verità e dall'avvio di una riscossa e non
dalla retorica oppiacea dei cieli azzurri che ha colpevolmente
paralizzato le enormi energie potenziali del Paese (nemmeno può
servire allestire astutamente bersagli immaginari: nella nostra
proposta sul fisco discussa e approvata alla Camera si parla di
evasione e di rendite, non di patrimoniali!).
Mi predispongo a proporre, assieme al mio partito, una scossa
riformatrice che riguardi assieme democrazia ed economia. Una
riforma della Repubblica che investa il funzionamento delle
Istituzioni, la legge elettorale, un federalismo credibile, la
giustizia e la legalità, la concorrenza e i conflitti di interessi,
l'immigrazione, i costi della politica, i diritti, la dignità e il
ruolo delle donne. Un nuovo patto per la stabilità, la crescita e
l'occupazione, fatto di riforma fiscale, di liberalizzazioni, di
norme sul lavoro, di riforma della pubblica amministrazione, di
politiche industriali e dell'economia verde, di ricerca e
tecnologia. Staremo al concreto e ci rivolgeremo con il nostro
progetto alle forze sociali, all'arco ampio dei partiti di
opposizione e a chiunque voglia discutere con noi.
Ma eccoci al punto. Quel che serve, in modo ineludibile, è uno
sforzo collettivo in cui chi ha di più deve dare di più; in cui la
riduzione delle diseguaglianze sia un motore della crescita; in cui
tutti accettino di disturbarsi leggendo il futuro con gli occhi
della nuova generazione. Uno sforzo paragonabile a quelli più ardui
che abbiamo pur superato nella nostra storia repubblicana. Chi
chiamerà a questo sforzo? Con quale credibilità? Con quale coerenza,
con quale sincerità? Con quale capacità di unire un Paese diviso? Lo
si lasci dire a un cosiddetto pragmatico: pensare di fare riforme
difficili senza metterci la spinta di quei valori sarebbe come
pretendere di tenere in piedi un sacco vuoto.
Per rivolgersi oggi credibilmente all'opposizione bisognerebbe che
il Presidente Berlusconi fosse in grado di rivolgersi credibilmente
al Paese. Non è così. Il Presidente del Consiglio non è in
condizione di aprire una fase nuova: ne è anzi l'impedimento.
Nessuna partita si può giocare a tempo scaduto. Ormai il Paese non
chiede al Presidente Berlusconi un programma: gli chiede un gesto.
Mentre l'Italia perde drammaticamente la sua voce nel mondo ed è
paralizzata davanti ai suoi problemi, se ci fosse da parte del
Presidente del Consiglio la disponibilità a fare un passo indietro,
tutti dovrebbero garantire, e ciascuno nel suo ruolo, senso di
responsabilità ed impegno. Se questa non sarà l'intenzione, il nuovo
progetto per l'Italia dovrà essere presentato agli elettori. Noi ci
accosteremmo a quella scadenza chiedendo a tutte le forze di
opposizione di impegnarsi generosamente non «contro» ma «oltre»; in
una operazione comune, cioè, di ricostruzione delle regole del gioco
e del patto sociale, capace di suscitare, in un Paese sconfortato,
un'idea di futuro.
Pier Luigi Bersani - segretario del Pd
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"10.000.000 di firme -
Mandiamo Berlusconi a casa"
Nel mese di Febbraio anche il PD Fagnanese ha aderito alla campagna
lanciata dal segretario Pierluigi Bersani: sarà possibile aderire e
firmare presentandosi ai nostri gazebo e agli incontri indicati
nella sezione del sito "Appuntamenti", oppure segnalando
direttamente la Vs disponibilità all'indirizzo e-mail
info@pdfagnanoolona.it.

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Simonelli:
«Grazie a me quel terreno vale 900 mila euro»
L'ex-primo cittadino, chiamato in causa dal sindaco Roncari che lo
accusa di "danno erariale" per la vicenda Cereda, annuncia una
querela: «Il danno erariale lo sta creando lui, non sa come funziona
un Comune»
Federico Simonelli, ex-sindaco di Fagnano Olona con la lista
Progresso e Solidarietà, replica alle accuse rivolte dal sindaco
Marco Roncari riguardo ad un presunto danno erariale che avrebbe
provocato affittando alla cifra di 2000 euro all'anno per 6 anni
l'area a lato della piattaforma ecologica alla ditta Cereda: «Sto
pensando di querelare il sindaco Roncari per le sue affermazioni e
come gruppo di centrosinistra non è da escludere che ricorreremo
alla Corte dei Conti - precisa l'ex-sindaco - qua l'unico a creare
un danno erariale è proprio il sindaco che ha cercato di vendere
un'area del valore di 900 mila euro ad una cifra di gran lunga
inferiore e in barba ad ogni elermentare regola che prevedeva una
perizia, la presentazione della proposta di alienazione al consiglio
comunale e un bando di vendita. Il sindaco non ha fatto nulla di
tutto questo ma ha pensato di valutare autonomamente il terreno e i
beni immobili presenti e ha mandato una lettera, firmata solo da
lui, alla ditta Cereda facendo una proposta di vendita alla cifra di
779 mila euro. Dimostra che l'attuale primo cittadino non conosce
assolutamente il funzionamento della macchina comunale».
Simonelli ripercorre anche l'iter che ha portato alla decisione di
concedere il terreno in affitto all'impresa: «Si può tranquillamente
dire che se oggi quell'area vale 900 mila euro è grazie a quel
contratto d'affitto per il quale Roncari mi accusa di "danno
erariale" nel quale - spiega Simonelli - abbiamo concesso l'affitto
di 2000 euro all'anno ma abbiamo anche imposto lavori di adeguamento
dell'area e la restituzione, a fine contratto, del terreno compreso
del capannone per il ricovero mezzi costruito dalla stessa impresa.
Prima quel terreno era la discarica della fonderia Tovalieri che ci
scaricava terre inquinate, poi è stata bonificata. Il valore del
terreno, quando è stata ceduta al Comune dalla fonderia Tovalieri,
era di poche migliaia di euro mentre oggi una perizia ci dice che ne
vale 900 mila». Simonelli, dunque, respinge al mittente le accuse a
lui rivolte e sottolinea come il centrosinistra non abbia alcuna
repsonsabilità nella situazione odierna: «L'ultimo sindaco di
centrosinistra Tino Rossi ha lasciato al suo successore tutte le
carte riguardanti l'area Cereda - conclude Simonelli - compresi i
documenti che attestano le proposte di acquisto fatte dalla Cereda
di 350 mila euro e 450 mila, entrambe rifiutate perchè
sottodimensionate rispetto al valore dell'area. La Cereda fece anche
ricorso contro lo sfratto del Comune, giunto al termine naturale del
contratto stipulato dalla mia giunta, ma perse la causa».
15/01/2011
FONTE: www.varesenews.it
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Opposizioni unite contro Roncari: «Quante bugie sull'affaire Cereda»
I capigruppo annunciano la convocazione di un consiglio comunale per
discutere della compravendita del terreno e del capannone con la
ditta Cereda e per richiedere, nuovamente, le dimissioni del sindaco
Opposizioni riunite in un fronte comune contro la giunta Roncari. La
vicenda della compravendita del terreno e del capannone nel quale
opera la ditta Cereda sta mettendo seriamente in difficoltà, ancora
una volta, la maggioranza che già aveva visto la cacciata della Lega
Nord a fine 2010. Questa mattina, sabato, Fausto Bossi (capogrupppo
Lega Nord), Federico Simonelli e Maria Chiara Gadda (Progresso e
Solidarietà) e Vincenzo Manfredi (capogruppo Felci) si sono riuniti
proprio nella sede locale del Carroccio per rispondere alle parole
dette ieri dal sindaco Marco Roncari e dall'assessore
all'urbanistica Broggini.
Ma andiamo con ordine. La Lega Nord esce con un comunicato nel quale
accusa il sindaco di svendere il terreno comunale sul quale sorge il
capannone dove opera l'impresa Cereda e annuncia la citazione in
tribunale dello stesso sindaco. Roncari, infatti, aveva scritto nel
novembre 2009 una lettera nella quale chiedeva all'impresa se fosse
interessata all'acquisto dell'area alla cifra di 779 mila euro.
L'impresa ha accettato ed era pronta a versare come anticipo 450
mila euro, ottemperando alla richiesta del sindaco. A quel punto
Roncari, su spinta dell'assessore ai lavori pubblici e
dell'assessore al bilancio, chiede di calendarizzare all'ordine del
giorno del consiglio comunale del 21 dicembre 2009 l'alienazione del
terreno e del capannone ma, su pressione della Lega Nord che aveva
fatto notare la mancanza di tutta una serie di passaggi necessari,
non ci riesce.
La fretta era dovuta all'approvazione del bilancio: quei 450 mila
euro di anticipo, richiesti nella lettera alla ditta dal sindaco,
sarebbero serviti a evitare lo sforamento del patto di stabilità,
cosa che comunque non è avvenuta in quanto il 22 dicembre
l'assessore al bilancio era riuscito a trovare i soldi necessari
nelle pieghe del bilancio. Venuta meno l'urgenza il sindaco cambia
idea e decide di seguire l'iter necessario all'alienazione facendo
effettuare una perizia che stabilisce il valore di terrenno e
capannone in 900 mila euro. Nel frattempo viene fuori che l'impresa
non aveva mai accatastato il capannone e non aveva mai pagato Ici e
tassa sullo smaltimento dei rifiuti. A questo punto servirebbe anche
un bando di vendita pubblico ma non c'è tempo perchè la Cereda si
rivolge al tribunale per vedersi riconosciuta la mancata volontà da
parte del comune di accettare il pagamento dei 779 mila euro e, per
dimostrare che quella è l'unica cifra che conta, cita in tribunale
il sindaco Roncari (udienza prevista per il 1° febbraio) che aveva
firmato di suo pugno le lettere nelle quali azienda e Comune si
accordavano sulla compravendita.
Arriviamo alla conferenza stampa convocata questa mattina dai
capigruppo dell'opposizione. Lega Nord, Progresso e Solidarietà e
Felci annunciano che verrà convocato un consiglio comunale che abbia
come unici punti all'ordine del giorno "l'affaire Cereda" e la
richiesta di dimissioni del sindaco: «Hanno accusato l'ex-assessore
leghista all'urbanistica, Giovanni Russo, di aver avallato questa
proposta di acquisto - ha detto Fausto Bossi - l'ex vicesindaco
Romano Chierichetti e l'ex-assessore Russo hanno chiesto di
stralciare il punto dell'alienazione prima del consiglio comunale di
dicembre e nello stesso consiglio risulta a verbale la presa di
distanza dello stesso Russo che blinda il provvedimento fino
all'aprile successivo». Per l'ex-sindaco Simonelli il primo
cittadino avrebbe condotto «una vera e propria compravendita privata
con un bene del Comune ad una cifra nettamente inferiore al valore
stabilito dalla perizia che la stessa amministrazione ha fatto
fare». Vincenzo Manfredi è sulla stessa lunghezza d'onda: «Appare
chiara la responsabilità del sindaco in questa vicenda che, in barba
alla procedura per le alienazioni degli immobili del Comune, ha
bypassato completamente il consiglio comunale e gli uffici
comunali». L'opposizione unita intende chiedere le dimissioni di
Marco Roncari sottolineando che «l'attuale primo cittadino, insieme
alla sua giunta, non è adeguato all'incarico che ricopre».
15/01/2011
FONTE: www.varesenews.it |